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“Una vittoria importante per la tutela della salute dai danni da fumo passivo anche outdoor. È il coronamento di anni di nostre ricerche scientifiche sul campo, di attività educational mirate specialmente ai più giovani e alle categorie più deboli e a rischio, d’impegno continuo con istituzioni e media”.
Sono le parole di Roberto Boffi, pneumologo nonché Responsabile del Centro antifumo presso l’Istituto nazionale dei tumori di Milano e membro del Comitato scientifico per la lotta al fumo della Fondazione Veronesi.
Come già anticipato dalla nostra testata, la città di Milano, a partire dal primo giorno dell’anno 2021, sarà una città smoke free.
Sarà, cioè, vietato fumare in determinati spazi pubblici all’aperto quali parchi giochi, aree verdi e fermate del bus.
Ma, come detto, la nuova prescrizione – che modifica il Regolamento sulla qualità dell’aria e che è stata già oggetto di doppia approvazione in sede di Giunta e di Consiglio – riguarderà anche cimiteri e stadi.
Con San Siro – la “Scala del calcio” – che diventerà, di fatto, il primo stadio di Italia libero dal fumo.

LO SVAPO ESCLUSO DALLE RESTRIZIONI

Ma non, si badi, dallo svapo dal momento che le previsioni varate dall’Esecutivo a guida Sala riguarderanno solo il fumo di sigaretta e non anche le e-cig.
Detto questo, dalla Fondazione Veronesi si saluta con soddisfazione ed entusiasmo la novità milanese.

Proprio il sindaco Sala, del resto, era stato fra i Primi Cittadini “avvicinati” dalla Fondazione Umberto Veronesi nel 2016 in occasione della campagna “Città libere dal fumo”.
Ai vari sindaci era stato richiesto, in quell’occasione, di ampliare le aree cosiddette smoke-free presenti nelle rispettive città.
Ora il provvedimento attuale che si inquadra in un’ottica più ampia di limitare la presenza in atmosfera di particelle pm10 nonchè di proteggere chi non è un aficionados delle sigarette dal fumo altrui.
Entro il 2030, ancora, il percorso meneghino si dovrebbe completare con la “liberazione” totale degli spazi aperti pubblici dal fumo, quali vie e piazze.
Ed il Capoluogo lombardo, in quest’ultima “versione”, diverrebbe un unicum in ambito europeo.

“Il fumo potrebbe accentuare il pericolo di contagio. Penso al divieto di suonare il flauto a scuola”.
Sono le parole dell'assessore alla “Sicurezza” entro l'Esecutivo di Padova, avvocato Diego Bonavina, rilasciate ai taccuini di “quotidiano.net”.
L'esponente della Giunta, nello specifico, ha commentato ultima ordinanza con la quale si è provveduto ad impartire il divieto di fumare all'aperto.
Spazi pubblici o privati che siano, poco rileva.
Tuttavia, come sottolinea il rappresentante della Giunta capitanata dal sindaco Giordani, la misura anti-fumo insita nell'ordinanza non rappresenta il "target" reale del provvedimento ma discende ed è connessa a quella che è la "vera" "ratio" del medesimo.
Ovvero l'obbligo di fare uso della mascherina all'aperto.
Una esigenza che rende, di fatto, incompatibile qualsiasi attività che pretenda, per sua natura, un uso non consono del dispositivo di protezione facciale.
Che, si ricorda, deve coprire allo stesso momento bocca e naso e che non deve essere impiegato in usi alternativi che possono spaziare dal cappello alla collana o, peggio ancora, al bracciale...
Nisba sigarette tradizionali, si diceva, e, come sottolinea l'assessore, “niente sigarette elettroniche”.
Non si fuma e non si svapa, quindi, per un atto che, in realtà, trova innumerevoli precedenti, recenti, in città e paesi sparsi in lungo e largo sul territorio nazionale.
In quel di Padova, tuttavia, vi è un elemento aggiuntivo.
Se in altri contesti, infatti, la motivazione dell'iniziativa era ristretta alla valutazione di come l'atto di svapare possa essere non compatibile – come prima richiamato – con la mascherina correttamente indossata, nella cittadina veneta l'assessore Bonavina ha fornito un valore aggiunto.
Che, agli occhi di un profano, manco sarebbe balzato all'attenzione,  ma non a noi che facciamo le pulci a qualsiasi cosa attenga sigarette ed e-cig.
Ebbene, nelle menzionate dichiarazioni affidate alla testata locale, l'esponente della Giunta padovana fa riferimento anche alla peculiarità del fumo di “accentuare il pericolo di contagio”.
La nube della “classica”, quindi, quale potenziale vettore del contagio e, quindi, quale fattore di rischio da prevenire.
Rispetto al fumo di sigaretta, in effetti, l'ipotesi potrebbe anche stare in piedi dal momento che nella nuvola che si emette con l'espirazione da sigaretta vive una significativa percentuale di saliva.
Ed è proprio nella saliva che, ovviamente, ha il suo habitat il temibile virus cinese.
Ma uguale discorso, però, non può essere esteso anche allo svapo – che, a dir il vero, Bonavina non menziona.
L'atto dello svapare, infatti, non è da ritenersi quale possibile fattore di rischio di contagio.
Questo perchè, contrariamente a quanto avviene per la “tradizionale”, nel vapore emesso dallo svapo non si rinviene saliva in percentuali apprezzabili.
La voluminosa nube emessa – molto scenica, in effetti – è totalmente composta dai liquidi contenuti nel “tank”.
Il Coronavirus, per dirla breve, non si muove sulle ali della sigaretta elettronica.
In ogni caso, sia chiaro, decisione e provvedimento assolutamente da condividere quello adottato in terra veneta.
Mascherina sempre e comunque e poco rileva il sacrificio di dover fare a meno di sigarette (bionde o e-cig che siano).
La salute in primis.
Senza trascurare la tasca...perchè se ti beccano con la mascherina abbassata, in quel di Padova, si rischia di buscarsi una sanzione da 400 euro.

Il battesimo di “Univapers Ets”.
Questo il nome di nuova associazione che si prefigge quale proprio scopo quello di rappresentare e dare tutela alla categoria dei “consumatori italiani di vaporizzatori personali e strumenti di riduzione da danni da fumo”.
A dare vita al nuovo riferimento, che ha stabilito sede a Benevento, un poker di nomi formato da Angelica Porcaro (Presidente), Gioele Paradiso (Vicepresidente), Roberto La Pietra (Segretario) e Alessandro Muollo (consigliere). Con loro, nel Direttivo, anche i probi viri Armando Cerrito, Giovanni Piccolo e Fabrizio Piscitelli
Un nuovo soggetto, pertanto, quale interfaccia immediato dell’utente finale, del consumatore entro un settore che vive ancora una fase di forte divenire.
Finalità a 360 gradi quelle che si prefigge “Univapers Ets”. 
Si va, infatti, come da carta costitutiva, dalla “diffusione di notizie medico-scientifiche e di esperienze dirette sulla validità dell’utilizzo dei vaporizzatori come mezzi per la riduzione del danno da fumo combusto” al “supporto ai fumatori, sul territorio italiano ed a livello internazionale, nel percorso di cessazione e/o disassuefazione della dipendenza da nicotina tramite l’utilizzo dei vaporizzatori personali”.
In una realtà nazionale estremamente “distratta”, nelle relative Istituzioni, rispetto al mondo delle sigarette elettroniche, “Univapers Ets”punta, altresì, ad impegnarsi nella “difesa dei diritti e degli interessi degli svapatori” e nella “promozione di iniziative volte a favorire la conoscenza dei mezzi di riduzione del danno” nonchè a rimarcare ulteriormente come “l’opinione pubblica non può e non deve rimanere all’oscuro della reale efficacia di tali dispositivi nella lotta al tabagismo”.

LA SEDE A BENEVENTO

Altra "mission" fatta propria dalla neonata entità sannita quella di sensibilizzare circa il “contrasto alla promozione ed alla vendita illecita di liquidi e prodotti da inalazione, con e senza nicotina” con relativo invito al “consumatore a rivolgersi ai soli canali di vendita autorizzati che commercializzano prodotti di qualità certificata e conformi alla normativa” nonché alla esigenza di osservare “le norme nazionali ed europee che regolano il settore del fumo elettronico” e di promuovere dialogo virtuoso e costruttivo con le Istituzioni, nazionali e internazionali, le Amministrazioni e le Autorità coinvolte nelle attività normative e regolamentari.
Ma anche pianificazione di seminari di studio, ricerche, convegni su temi di interesse generale nonché su tematiche legate alla tutela della salute e al fumo elettronico in generale senza tralasciare ulteriori questioni che attengono il mercato, la scienza, la dialettica con i principali stakeholders.
Un nuovo punto di riferimento per consolidare la base di un edificio in espansione ma che pretende e merita ancora certezze.
L’associazione, in ultimo, chiederà l’ammissione al circuito sovranazionale Ethra.

L’obiettivo di Unas Web, all’atto della sua costituzione, era quello di creare un riferimento che fosse in grado di tutelare il settore dello svapo nella sua interezza.
Tutelare gli operatori corretti, quelli che perseguono la norma, quelli che si barcamenano in un oceano quotidiano fatto di adempimenti e di scadenze varie.
Osservando, denunciando.
Sensibilizzando le Istituzioni rispetto alle principali criticità o, ancora, rispetto alla validità del vaping quale perno del minor danno.
Tenendo vivo il dibattito sulla necessità di una sburocratizzazione, vigilando sul delicato discorso fiscale.
Ebbene, tra i molteplici aspetti cui si è prestato attenzione, negli ultimi giorni, quello connesso alle condotte illecite di qualche operatore che, piazzandosi un piedino al di la del confine, commercia, tramite web e corrieri, con il consumatore finale italiano.
Giocando (sporco) di concorrenza sleale e ponendo a serio repentaglio la salute degli acquirenti.
Ebbene, Unas, realtà ideata e guidata dall’imprenditore Arcangelo Bove, ottiene primi riscontri.
La doppia attività di sensibilizzazione posta in essere presso l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, infatti, ha prodotto l’immediata attivazione di Aams.

L’IMMEDIATO RISCONTRO DEL DIRIGENTE IANNELLI

Il Dirigente Vincenza Iannelli – vertice della Direzione Tabacchi, Ufficio circolazione Tabacchi e prodotti da inalazione – ha, infatti, immediatamente replicato a nota con la quale Unas Web aveva segnalato la attività di siti web – appunto – che, riconducibili a società aventi sede ad estero, vendono in Italia configurando, così, una serie di estese violazioni della legislazione nazionale.
Ebbene, da parte di Aams si è comunicato di avere provveduto “ad inibire la visibilità” di uno specifico e ben noto sito garantendosi un puntuale accertamento di future, analoghe violazioni.
Ed anche in merito al discorso pubblicitario, altro e diverso punto pure evidenziato, la medesima Dirigente ha dato immediato riscontro al sodalizio a guida Bove.
La Iannelli, infatti, nel ribadire come sia vietata la pubblicità di prodotti quali sigarette elettroniche e liquidi, rivolta a consumatori, sia a mezzo stampa, social o web, ha accolto la segnalazione di Unas - sodalizio proprietario della testata giornalistica di settore Svapo Magazine.
Garantendo l’attivazione di azioni consequenziali in risposta alle condotte che violano i principi basilari del marketing d’area.
Unas, in definitiva, come realtà che mira in modo fattivo e concreto, e non proclamistico, a difendere le ragioni della categoria.
Con un occhio che, ora, si rivolge anche verso l’ambito statale: si annuncia battaglia forte rispetto ad ogni ipotesi di rincaro fiscale in capo al settore.

A Giugliano, paesone in provincia di Napoli, scatta il divieto di fare uso della sigaretta elettronica nei luoghi all'aperto.
Così testo di ordinanza sindacale posta in essere dal Primo Cittadino Nicola Pirozzi.
La previsione del massimo esponente cittadino, tuttavia, non è da leggere come misura anti-svapo in se stessa bensì, in senso più ampio, come strumento di tutela in chiave anti-Covid.
In particolare, come viene annotato, l'uso della sigaretta elettronica come anche l'uso della sigaretta classica (anche essa vietata) risultano essere incompatibili con il corretto uso delle mascherine.
Che, ovviamente, ai fini di un corretto uso, non possono essere neppure temporaneamente abbassate.
L'obbligo, pertanto, è rigoroso: ricalcandosi le attuali disposizioni ministeriali e regionali, i cittadini dovranno indossare h24 in tutti i luoghi all'aperto del territorio comunale, pubblici o aperti al pubblico, i dispositivi di protezione delle vie aeree.
E non potranno abbassarla neppure per concedersi un colpo di fumo o di svapo.
Di fatto, quindi, a Giugliano, fin quanto persisterà l'emergenza epidemica, sarà vietato (indirettamente) fumare e/o svapare.
Nell'ordinanza del sindaco partenopeo, tuttavia, non si fa allusione alcuna a potenziali e teorici rischi insiti nel fumo o nelle nuvole di vapore quali possibili vettori di diffusione del contagio.
Ma, come detto, ci si limita esclusivamente ad un discorso di compatibilità con le corrette modalità di calzare le mascherine.
Tant'è che, sempre in nome della stessa “ratio”, si fa anche divieto di bere alcolici sempre in contesti “open air” ed al di fuori delle pertinenze dei locali adibiti alla somministrazione di cibi e bevande.
E ben ha fatto il sindaco Pirozzi a specificare, nel corpo dell'atto, il divieto di fumo/svapo e non solo l'obbligo di corretto uso delle mascherine.
Diversi, infatti, sono i ricorsi già presentati da cittadini che, sanzionati perchè sorpresi con la mascherina abbassata “scopo sigaretta”, si stanno appellando invocando il diritto ad una “parentesi” di fumo - per di più nel rispetto del distanziamento.
E, come da primi orientamenti, il testo dell'ordinanza che non fa riferimento letterale al divieto di sigaretta potrebbe rappresentare un appiglio per i ricorrenti.

E’ legittima la presenza di pubblicità connessa al settore vaping sui vari canali di informazione?
E’ questa la sostanza dell’interrogativo che l’associazione U.N.A.S Web, in persona del suo Presidente Arcangelo Bove, ha posto, ai fini di ottenere specifico chiarimento, all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli nonché, per conoscenza, a tutta la serie di soggetti interessati quali Codacons, Ministero della Salute, “Assotabaccai”, “Tabaccai Uniti”, “Unione nazionale Tabaccai” e “Fit Tabaccai”.
La richiesta di chiarimento di Unas deriva dalla constatata presenza di messaggi pubblicitari aventi ad oggetto sigarette elettroniche, vaporizzatori, prodotti da inalazione nonché punti vendita di settore tanto su social network e carta stampata tanto su quotidiani di informazione on line specializzati nel vaping.
Tali pratiche, è il quesito di Unas e del suo Presidente Bove, sono per legge consentite o, in esse, è da rinvenirsi violazione di quanto previsto in seno ai decreti legislativi 300/2004 e 6/2016.
Nella “pec” in questione, ancora, il sodalizio richiama anche l’esposto di Codacons, puntualmente accolto dal Ministero della Salute, laddove si evidenziava come <<…per sigarette elettroniche, Iqos e altri prodotti da fumo di nuova generazione vale il divieto assoluto di pubblicità, in base alle normative vigenti che si applicano anche a tali beni>>.
Nessuna “sentenza” quella espressa da Unas ma, come detto, una semplice esigenza di chiarezza che si chiede di essere soddisfatta dalla “interrogata” Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
Anche perchè, come viene rappresentato nella nota, dalla “risposta” di Aams, Unas potrà consequenzialmente regolare proprie strategie.
La medesima, infatti, è proprietaria della testata giornalistica Svapo Magazine.
E’ possibile, pertanto, prendere in considerazione la possibilità di proporre analoghe pubblicità sulla pagina on line di detta rivista Svapo Magazine? – domanda Unas. E’ legittimo?
Se tale pratica configurasse, invece, un illecito – conclude l’associazione capitanata dall’imprenditore Bove – si esorta ad eseguire un controllo accurato al fine di sanzionare e perseguire le eventuali trasgressioni

"Il nuovo sport nazionale, in Italia, sembra essere diventato quello di prevedere sempre nuovi provvedimenti, oserei dire, punitivi del settore svapo". Così Arcangelo Bove, Presidente Unas nonché fondatore del fortunato marchio di sigarette elettroniche Svapoweb.

L'imprenditore sannita ha voluto così commentare le indiscrezioni secondo le quali l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli avrebbe depositato un proprio emendamento in Senato, alla nascente legge di Bilancio, avente ad oggetto un significativo rincaro fiscale a carico dei prodotti del settore.

"Il nostro settore – ha esordito Bove - è composto da operatori che principalmente si muovono nel rigoroso rispetto di rigide norme e di rigidi protocolli.
Siamo schiacciati dalla burocrazia, da un mare di adempimenti, da stringenti controlli, dalla scrupolosa attenzione a parametri vari e sempre nuovi.
Tutto questo, in termini di risorse umane ed economiche, grava sul groppone degli imprenditori che, con sede sul territorio nazionale, versano regolarmente le somme al Fisco e sono fonte di importanti possibilità occupazionali.
Allo stesso tempo, gli Organi preposti, però, sembrano non avere medesimo atteggiamento di attenzione, nonostante la vigenza di precise norme, alla condotta di venditori che si sono collocati al di fuori del suolo italiano ma che invadono commercialmente il mercato nazionale con modalità d'azione che sembrano configurare chiaramente il reato di contrabbando.
Condotte che eludono il Fisco, che vengono poste in essere attraverso spedizionieri che agiscono indisturbati.
Che configurano una concorrenza più che sleale, che indeboliscono noi operatori leali, che mettono a rischio posizioni di lavoro.
Attività che mettono a repentaglio la salute dei consumatori dal momento che i prodotti che questi soggetti immettono sul mercato - e che arrivano nelle nostre case attraverso ben noti e più volte segnalati siti web - non seguono gli stretti procedimenti per quel che attiene il rispetto e la sicurezza della salute. Ebbene, non si può tollerare questo gioco dei due pesi e delle due misure. Questo tartassare gli uni e tollerare altri. Ma non è tutto.
È inammissibile che un Organo statale proponga misure che penalizzano l'imprenditoria italiana a favore, di fatto, dei competitor esteri.
Mentre in altri Paesi, infatti, si veda la Francia, lo Stato favorisce il settore dello svapo consentendo allo stesso di affacciarsi anche sul mercato italiano, noi, in un sadico gioco di autolesionismo, non facciamo altro che creare danno all'imprenditore nostrano. Facendo il gioco della concorrenza comunitaria.
E questo, lo ripeto, per mano di quello stesso Stato che ci dovrebbe tutelare.
Un vero e proprio boicottaggio interno, un vero e proprio masochismo. Già feriti - insiste Bove - da tutto questo, ci vediamo insultati - ora - da una proposta che mira ancor di più ad esasperare il gravame fiscale.
Piuttosto che incentivare il consumo di tali prodotti, in quanto scientificamente riconosciuti come meno dannosi rispetto al fumo di sigarette, si vagliano provvedimenti incomprensibili, dalla visione assolutamente cieca.
Vorremmo comprendere la "ratio" che vive alla base di tale evidente accanimento.
Di questo perseguire - conclude Bove - quanti hanno la sola colpa di agire secondo lealtà e trasparenza"

Dopo Torino, la svolta "smoking free" arriva anche a Milano.
Anche il Capoluogo lombardo, infatti, si appresta a deliberare il divieto di fumo in specifici punti della città, di pubblico accesso, all'aperto.
Lunedì 2 Novembre, infatti, in occasione della nuova seduta del Consiglio comunale, si procederà ad esaminare il punto all'ordine del giorno avente ad oggetto "Approvazione Regolamento per la qualità dell'aria del Comune di Milano".

Superato l'ostacolo del Consiglio, quindi, sarà vietato, con decorrenza 1 Gennaio 2021, fumare sigarette in tutti quei punti della città che sono a maggiore tasso di aggregazione. Tra questi le fermate degli autobus: entro un raggio di dieci metri dalle pensiline non sarà concesso...concedersi una bionda.
Niente sigarette, ancora, in parchi pubblici, parchi gioco, aree attrezzate per la pratica dello sport.
Uguale discorso sarà da estendere a spalti di strutture sportive - esempio più eclatante quello dato dallo stadio San Siro, casa del Milan e dell'Inter - ed all'interno dei cimiteri.

Il corpo regolamentare approda in Assemblea dopo essere transitato per la Giunta comunale. In realtà, la tematica era già nelle priorità dell'agenda amministrativa ai principi del corrente anno. Con il sindaco Sala che aveva preannunciato per il mese di Marzo 2020 la particolare novità.
Poi il ciclone Covid aveva messo in congelatore ogni attività ordinaria calamitando attenzioni e procedure sulla emergenza epidemica.
Se Milano, pertanto, è arrivata con qualche mese di ritardo rispetto alla programmata tabella di marcia, altre realtà già si erano mosse per tempo in chiave di "smoking free". Sassari è stata la prima in assoluto, poi Torino, appena Lunedi 26 Ottobre, aveva disposto, in sede di Consiglio comunale, il divieto di fumare in parchi ed aree frequentati dai più piccoli.

Senza dimenticare, poi, tutte le realtà cittadine che, da un paio di estati, stanno "proibendo" di fumare nei rispettivi litorali. 
Per quel che riguarda il caso di Milano, la logica di vietare il fumo di sigarette "open air" si inquadra in un discorso più ampio teso ad abbattere l'inquinamento atmosferico ed, in particolare, la componente del "Pm10". Alla cui emanazione contribuiscono, quindi, anche le sigarette. 

Come nel caso di Torino e di Sassari, il divieto non riguarda le sigarette elettroniche

 

La canapa non potrà essere venduta nei negozi di sigaretta elettronica.
E' questo il contenuto di una Determinazione direttoriale – la numero 350874 del 13 ottobre 2020 – dell’Agenzia Dogane e Monopoli.
Atto che ha integrato il previgente provvedimento direttoriale 47885/RU del 16 marzo 2018.
Come viene evidenziato, risulterà essere fondamentale “ai fini del rilascio, del mantenimento e del rinnovo delle autorizzazioni alla vendita dei prodotti liquidi da inalazione, l’ulteriore requisito dell’impegno a non detenere e vendere, all’interno dell’esercizio commerciale, foglie, infiorescenze, oli, resine, o altri prodotti contenenti sostanze derivate dalla canapa sativa”.
La Determinazione, è ulteriormente spiegato, si è resa necessaria, nella relativa emanazione, “per evitare che, negli esercizi autorizzati da Adm alla vendita dei liquidi da inalazione, vengano commercializzati anche tali prodotti, in violazione della normativa in materia di stupefacenti”.

Parametri di riferimento normativo sono, in tal senso, il Decreto Presidente della Repubblica numero 309 del 9 ottobre 1990.
Altresì, la legge 2 dicembre 2016, numero 242 - recante disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa e, in particolare, l’articolo 2 - prevede tassativamente – sottolineano ancora dall'Agenzia statale - i prodotti nei quali può essere utilizzata la canapa coltivata.
Mentre foglie, infiorescenze, oli e resine, da essa derivati, non possono essere commercializzati.
Anche il Consiglio Superiore di Sanità, peraltro, rafforzandosi i menzionati precetti normativi, ha ritenuto, sottolineano ulteriormente dalle “Dogane e Monopoli”, che non si possa escludere la potenzialità pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, “qualunque sia il contenuto percentuale di delta-tetracannabinolo”.

Significativa, inoltre, anche la pronuncia della Corte di Cassazione che, con la sentenza a Sezioni Unite 30475 del 10 luglio 2019, aveva ribadito come “la cessione, la vendita e, in generale, la commercializzazione al pubblico dei derivati della coltivazione dei cannabis sativa L., quali foglie, inflorescenze, olio, resina, sono condotte che integrano il reato di cui all’articolo 73 Dpr 309/1990, anche a fronte di un Thc inferiore ai valori indicati dall’articolo 4, commi 5 e 7, legge 242 del 2016, salvo che tali derivati siano, in concreto, privi di ogni efficacia drogante o psicotropa, secondo il principio di offensività”.

I legali rappresentanti degli esercizi di vicinato, delle farmacie e delle parafarmacie che fanno vendita al pubblico di prodotti da inalazione senza combustione, costituiti da sostanze liquide, aventi o meno nicotina, sono tenuti a presentare un’autocertificazione contenente anche l’impegno “a non vendere e a non detenere foglie, infiorescenze, oli, resine, o altri prodotti contenenti sostanze derivate dalla canapa sativa”.
I soggetti che, pertanto, presentano l’istanza di autorizzazione o di rinnovo dovranno produrre la dichiarazione, secondo il modello allegato alla Determinazione direttoriale, quale ulteriore requisito necessario al rilascio del provvedimento autorizzatorio.

“Per quanto riguarda i soggetti già autorizzati – ancora da Adm - gli stessi sono tenuti a presentare comunque l’autocertificazione entro trenta giorni dalla data di pubblicazione della Determinazione direttoriale.
In caso di mancata presentazione entro i termini previsti, sarà avviato il procedimento di revoca delle autorizzazioni rilasciate.
In ogni caso, le strutture territoriali dell’Agenzia provvederanno ad effettuare specifici controlli presso gli esercizi richiamati, nonché presso le rivendite generi di monopolio, al fine di verificare che non avvenga la commercializzazione dei prodotti derivati della coltivazione della cannabis sativa”.

Svapoweb non si ferma più.
L'azienda fondata dall'imprenditore sannita Arcangelo Bove mette radici anche fuori Italia.
Il marchio, nato nel 2012 e leader in Italia nel settore della sigaretta elettronica, si affaccia per la prima volta oltre i confini nazionali.
Tra pochi giorni, infatti, sarà tagliato il nastro del nuovo “store” di Alicante, in Spagna. Che, in realtà, è il secondo straniero dal momento che uno già vive a San Marino.
“E' una grande soddisfazione esportare il marchio della nostra azienda anche in Europa – ha commentato Bove – Guardiamo con interesse al territorio europeo come possibile punto di ulteriori crescita ed espansione”.
Base alle porte di Benevento, dove vive il quartier generale di “Svapoweb”, il marchio è presente in modo intenso sul territorio nazionale grazie ad una rete di franchising sviluppata, nel Centro-Nord-Sud, grazie all'opera degli “ambasciatori” Antonio Esposito e Salvatore Caroleo.
Un'opera che ha consentito di avere ben 153 punti Svapoweb nell'intero Stivale, tra nuove aperture e negozi riconvertitisi.
Una catena di attività “fisiche” che si affianca alla imponente struttura che “cura” la vendita on line, anch'essa leader nel suo ambito
Duecentoquarantanove sono le persone che, tra dipendenti diretti di Svapoweb e rete franchising, operano nel cosmo aziendale.

Abbiamo a cuore il benessere della nostra clientela. Siamo attenti alla qualità dei prodotti, siamo attenti alla qualità dell'assistenza. Ma la soddisfazione della clientela deve necessariamente passare per una macchina organizzativa efficiente.
E ciò si potrà avere solo nel momento in cui i lavoratori svolgeranno con amore le loro competenze. Svapoweb presta grande attenzione al benessere della sua squadra, alla sua tutela.
In occasione del lockdown, abbiamo, ad esempio, preferito mantenere chiusi alcuni esercizi che pure avrebbero potuto rimanere aperti, come da decreti, proprio per proteggere i dipendenti”.
Quella di Svapoweb, per il resto, è anche una missione
“Il settore della sigaretta elettronica è in forte crescita, in forte sviluppo. Non siamo ipocriti, il nostro obiettivo è quello del profitto.
Siamo imprenditori, la nostra “mission” è quella di fare utili. Ma lo facciamo con responsabilità. Siamo convinti del beneficio che, in termini di salute pubblica, è legato alla sigaretta elettronica che proponiamo esclusivamente a maggiorenni e persone che siano già fumatrici e che vogliano sottrarsi al vizio del fumo.
La sigaretta elettronica può essere una stampella fondamentale – prosegue Bove – lungo la via dalla “smoking cessation”. Studi scientificamente di spessore affermano come lo svapo sia nella misura del 95 percentuale meno dannoso del fumo.
Un settore che, quindi, meriterebbe una migliore assistenza da parte delle Istituzioni. Ora come ora, invece, siamo pressati da incombenze stringenti e da una pressione fiscale davvero importante”.
Intanto, come detto, ci si gode il taglio del nastro spagnolo.
“Siamo solo all'inizio di un percorso che ci porterà ad essere presenti anche in Europa”