Un'indagine dell'associazione dei genitori (MOIGE) rivela come, nella maggior parte dei casi, nessuno controlli i documenti dei più giovani quando cercando di acquistare prodotti riservati ai maggiorenni.

A lanciare l'allarme è il Moige, movimento italiano genitori, che ha presentato, presso la sede del Senato di Palazzo Giustiniani, il rapporto dal titolo "Venduti ai minori" (in foto). Obiettivo dell'indagine è stato conoscere se e quanto gli adulti si interessino nel vendere ai minori prodotti vietati dalla legge (quali alcool, sigarette, cannabis light, pornografia, sigarette elettroniche, giochi d'azzardo e videogiochi vietati ai minori di 18 anni) per la loro età coinvolgendo più di 1300 ragazzi tra gli 11 e i 17 anni.

Tralasciando i settori non di nostra competenza il rapporto evidenzia, come accennato, la relazione tra la vendita ai minori di sigarette elettroniche (o liquidi di ricarica) da parte degli adulti correlato alla vera e propria possibilità "legale" di poter acquistare da parte del minore, in relazione anche dell'accesso al fumo da parte degli stessi senza avere la maggiore età.

Secondo le statistiche del rapporto i minorenni acquistano principalmente nelle tabaccherie (51%), oppure, come dichiara il 40% del campione, le prendono da amici. Il 5 % le ha acquistate presso un distributore automatico e il 4% nei bar.

E anche se qualche "furbone" ha aggirato il problema utilizzando una tessera sanitaria da un conoscente, familiare o maggiorenne ben il 15% ha dichiarato di non avere trovato controlli presso gli apparecchi automatici per la verifica dell'età richiesta per l'acquisto.

Nell'ambito delle sigarette elettroniche il 63% ha dichiarato di non aver ricevuto nessun controllo da parte del venditore anche se il 34% dichiara che il controllo è stato sporadico. 

Il rapporto prende anche in considerazione la "cannabis light" evidenziando infine che 7 negozi su 10, presi in esame , non indicavano indicazioni sull'uso del prodotto da collezione non adatto alla combustione ed il 68% dei rivenditori di cannabis ha tranquillamente venduto tali prodotti consapevoli che ad acquistarlo era un minorenne.

In 7 negozi su 10 che vendono la cosiddetta “cannabis light” non erano presenti indicazioni sull’uso del prodotto da collezione non adatto alla combustione e il 68 per cento dei rivenditori dei cannabis shop ha venduto il prodotto nonostante sapesse che ad acquistarlo era un minorenne.

Infine Antonio Affinita, direttore generale del Moige, spiega come questi dati, nel complessivo, siano molto gravi e preoccupanti facendo emergere un grande pericolo per la tutela dei ragazzi. Occorre ripensare e ridefinire il sistema di sanzioni, controlli e formazione in quanto l'impegno per la protezione dei minori non può essere affidato solo al nucleo familiare ma riguarda tutti coloro che vengono in contatto con i minori stessi.

Segui il disclaimer dei contenuti presenti sul blog.