Stefano Sutti, dell'omonimo studio legale, commenta la notizia della presunta morte dell'individuo dovuta all'inalazione di sostanze illegali presenti nel liquido della sigaretta elettronica usata.

 

Ho atteso a commentare la notizia clickbait del "primo morto per sigaretta elettronica" per vedere se la notizia sarebbe stata meglio precisata e giustificata. In larga parte così non è stato. E non essendo né un chimico né un medico, mi limito a commentare sulla scorrettezza giornalistica della notizia *in linea di principio*, del tutto a prescindere dai fatti.

A) Lasciando anche perdere il tradizionale rilievo "correlazione non significa causazione", il titolo è simile a quello che dichiarasse "Le iniezioni uccidono". La cosa, se ci si pensa, è assolutamente ovvia, nel caso l'iniezione venga effettuata con un ago infetto, sia volta ad una esecuzione capitale o ad un'eutanasia, oppure introduca in vena bolle d'aria che provocano una embolia al paziente. Questo indica qualcosa sulla nocività delle iniezioni? No. Alla stessa stregua, i pazienti americani di cui parla la stampa svapavano a quanto pare nicotina, e/o cannabinoidi, le cui conseguenze sulla biochimica dell'assuntore non possono essere ovviamente eliminate dalla modalità dell'assunzione, che al massimo può ridurre - come in effetti fa la sigaretta elettronica - i "danni collaterali" legati ai prodotti della combustione. Se uno per esempio svapasse cianuro per suicidarsi, sarebbe difficile dare la "colpa" della morte al metodo di somministrazione, giusto? Sarebbe stato molto meno tendenzioso perciò dire "un ennesimo paziente probabilmente vittima di nicotina o cannabinoidi", anche perché NULLA negli articoli suggerisce che siano state rilevate potenziali conseguenze negative anche per chi si limiti a svapare aromi.

B) Sotto un altro aspetto, il tenore della notizia invece è simile a "Bere acqua uccide" (ci sono infiniti annegati la cui fine sta a testimoniarlo). Che *qualsiasi* attività preveda un livello di rischio, e un livello oggettivo di danno in certe condizioni e quantità, è vero, ma è banale, e NON pretendiamo di applicare uno standard di dannosità potenziale pari a zero a prodotti alimentari, uso della bicicletta, produzione di energia, terapie, o salatura e speziatura dei cibi. Applichiamo viceversa da un lato un giudizio di comparazione - per esempio, rispetto ad altre attività come aspirare i prodotti della combustione, o semplicemente sgranocchiare tutto il giorno -, dall'altro un criterio di ragionevolezza, che si estende anche a cose che non sono strettamente indispensabili per la nostra sopravvivenza, ma che vengono comunque apprezzate da molti per i motivi più vari.

C) Quali conclusioni tirare? Che queste "campagne" quando pure non siano direttamente incoraggiate da interessi di vario genere si ispirano ad un allarmismo che si presenta come "responsabile" ma in realtà è tutto il contrario...

(DISCLAIMER: come molti ricorderanno lo Studio Legale Sutti, di cui faccio parte, è professionalmente impegnato nel sostegno alle ragioni del mondo dello svapo e agli interessi di vari operatori del settore)

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