L'Associazione italiana ricerca sul cancro 

In tempi di Coronavirus non poteva non spuntare fuori, puntuale come un orologio svizzero, la fake riguardante la sigaretta elettronica.
I detrattori dello svapo, infatti, non hanno perso l'occasione per fare consapevole terrorismo.
Ed ecco che, da un giorno all'altro, spunta fuori come la nube dello svapo sia una sorta di untore capace di seminare Covid a metri di distanza.
Tutto fortunatamente smentito, poi, da successive analisi che, invece, hanno appurato come nella nuvoletta emessa dagli svapatori non vi siano importanti quantità di saliva e, quindi, di possibili virus (sempre che lo svapatore, a monte, sia positivo). Ma non siamo al cospetto, come detto, di novità.

Non mancano, serialmente, infatti, “accuse” alle e-cig tese ad attribuire alle stesse la predisposizione a problematiche a carico della salute.
Più o meno nella stessa misura delle sigarette classiche.
E qui si spazia da accidenti cardiologici ad infertilità passando, addirittura, per il cancro: tutto e di più ad essere attribuito allo svapo, quasi sempre ad esito di ricerche non indipendenti, sfornate col solo scopo di “alleggerire” la posizione delle bionde.
Una sorta di mal comune mezzo gaudio, un modo per fare – napoletanamente parlando - “ammuina”.

Ricerche semi-pilotate, scientificamente poco chiare che producono solo il risultato di confondere l'opinione pubblica, specie al tempo della tuttologia da social.
Quale è la soluzione? Attenersi alla fonti ufficiali, quelle maggiormente attendibili per il loro calibro istituzionale.
Ad esempio: cosa si dice a proposito delle sigarette elettroniche sul sito dell'Airc – Associazione italiana ricerca sul cancro?

Ebbene, ecco cosa si dice “Nonostante la necessità di ulteriori studi, è oggi ampio il consenso sul fatto che in confronto al consumo tradizionale di prodotti del tabacco le sigarette elettroniche assicurano una riduzione del danno significativa per il fumatore e per chi gli vive accanto (non sembrano esserci effetti analoghi a quelli del fumo passivo)”.

Ed ancora “Uno studio pubblicato nel febbraio del 2017 sulla rivista Annals of Internal Medicine (finanziato da Cancer Research UK) ha per la prima volta confermato che l'abbandono della sigaretta tradizionale a beneficio di quella elettronica comporta a distanza di soli sei mesi una riduzione significativa delle sostanze cancerogene presenti nell'organismo”.
Pur specificandosi come, in via generale, “rimangano aperti alcuni punti interrogativi che richiedono ulteriori ricerche”, si evidenzia come la sigaretta elettronica possa rappresentare, per chi è già fumatore, “un'efficace misura per la riduzione del danno”.

E chi non è fumatore? Altrettanto giustamente l'Airc invita costoro “a guardare alle sigarette elettroniche, con o senza nicotina, come a una potenziale fonte di problemi di salute”.

Del resto, questo è quanto sostengono anche gli stessi operatori della sigaretta elettronica. Ovvero tali dispositivi vanno guardati fondamentalmente come soluzione per quanti si vogliano sottrarre al vizio del fumo premendosi affinchè, sul modello inglese, ad esempio, si istituzionalizzi questa via, questa possibilità in ottica di una ragione di minor danno.