Dai medici pochi solleciti verso la "smoking cessation"

Smettere di fumare? E' una decisione che si matura in autonomia. Con gli operatori sanitari – medici di base, in primo luogo – ancora troppo disattenti rispetto alla necessità di stimolare i pazienti verso un percorso di “smoking cessation”.
E' questa la fotografia che viene fornita dal Ministero della Salute in relazione ad indagine condotta sulla popolazione “campionata” come dati da Sorveglianza “Passi”.

Indagato – ultimo parametro annuale di riferimento – l'anno 2018.
Ebbene, in modo particolare, appena il 51,4 di quanti hanno intrapreso un percorso di “addio al fumo” è stato sollecitato in questa direzione da personale sanitario. Riprova, questa, di come, al di la della propaganda e degli slogan, vi sia ancora non una dovuta attenzione, nella pratica, rispetto alla specifica tematica.
Andando a fare le pulci al fenomeno, ancora, si coglie come i tentativi di smettere di fumare siano leggermente aumentati rispetto all'anno precedente: ovvero, il 37,9% di quanti intervistati vi ha provato nel 2018 “contro” il 35,4 percentuali degli “intervistati” 2017.
Il dato ulteriormente preoccupante, però, viene dalla fruttuosità dei tentativi. Circa l'80% di quanti tentato di smettere di fumare, in Italia, falliscono alla grande il loro tentativo.

Nel quadriennio 2015-2018 – viene esposto nel report del Ministero della Salute - la percentuale di fumatori che tenta di smettere è maggiore tra donne (37,1% rispetto agli uomini 34,1%), diminuisce all’aumentare dell’età mentre aumenta con l’aumentare del titolo di studio per cui la percentuale di chi tenta di smettere tra i laureati (39,2%) è maggiore di quella tra chi ha il diploma di scuola media inferiore (34,4%). Non ci sono invece differenze significative – viene ulteriormente rilevato - in base alla condizione socio-economica”.
Prendendo in esame quanti hanno centrato l'obiettivo di liberarsi dalla sigarette, la maggior parte asserisce di esservi riuscita con il fai-da-te.
Pochissimi hanno colto il risultato servendosi di cerotti o altri strumenti quali, ad esempio, le gomme a base di nicotina.
Ancor di meno lo hanno fatto servendosi di servizi e corsi offerti dalle varie Aziende sanitarie locali.

Il report, ovviamente, non ha indagato se e quanti siano riusciti a smettere per il tramite della sigaretta elettronica. Argomento che, fatte rarissime e virtuose eccezioni, resta assolutamente “tabù” a livello istituzionale nella nostra Penisola. Si attendono tempi migliori.