Provvedimento doveva già scattare a Marzo 

Che fine ha fatto il divieto di fumo a Milano? Ovvero, che fine ha fatto il divieto di fumare (sigarette classiche) in specifici contesti “open air” del Capoluogo lombardo?
Ebbene, come comprensibile, il menzionato divieto è stato collocato in freezer, nello specifico iter, causa Covid. Ma, cessata l'emergenza epidemica, la questione dovrebbe essere presto affrontata dalla Amministrazione capitanata dal Primo Cittadino Sala.

Come si ricorda, il massimo esponente meneghino, poco prima che in Italia esplodesse la bomba Covid, annunciò l'ambizioso programma di una Milano smoke free. Un programma che si sarebbe completato, nel 2030, con la totale “liberazione” della città dal fumo in qualsiasi area aperta di essa; ma che avrebbe avuto un primo importante step già a Marzo 2020 allorquando sarebbe dovuta scattare una prima restrizione in termini di no-fumo in particolari punti quali fermate del bus o code per accedere a servizi comunali o musei.
Ovvero in tutti quei “momenti” ed occasioni dove, pur trovandosi “open air”, lo stretto ammassamento interpersonale determinerebbe una ingente sottoposizione al fumo passivo.
Come da informazioni richieste direttamente presso il Municipio milanese, il divieto non è ancora esecutivo in città né parrebbero esservi atti in itinere.
“Colpa”, come prima anticipato, delle urgenze e del rallentamento di ordine burocratico determinato dal contrasto al Coronavirus.
Una emergenza che in Lombardia non è ancora cessata considerando come la regione in questione sia quella a maggiore incidenza.

Tuttavia, come fattoci presente, nel momento in cui si tornerà ad una gestione ordinaria dei lavori, si provvederà a calendarizzare il provvedimento.
Solo rinviato, quindi, nella relativa attuazione ma sempre vivo nelle intenzioni del sindaco Sala.
Da comprendere la forma che l'Amministrazione milanese intenderà adottare per dare validità a tale prescrizione.
Ovvero se tramite un'ordinanza sindacale, atto più snello o immediato.
O, invece, se si vorrà adottare un apposito regolamento.

In tale caso, che appare essere quello più realistico, occorrerebbe un doppio passaggio Giunta-Consiglio, senza contare il lavoro delle Commissioni. Con conseguente allungamento dei tempi.

 

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