Spiagge, parchi pubblici ma anche adiacenze di scuole e chiese tra i luoghi smoking free

Un nuovo impulso nasce dal basso delle realtà locali e spinge verso un indirizzo sempre più chiaro. E sempre in modo più esteso.
Ovvero quello di vietare il fumo delle sigarette anche all'aria aperta.
C'è un trend crescente, infatti, che negli ultimi mesi e settimane sta fiorendo per volontà e per libera iniziativa dei Comuni.
Spiagge – se ne contano a decine, ormai, in tutto il litorale nazionale (ultime ad aggiungersi quelle di Noto e le sarde Torre delle Stelle, Geremeas e Baccu Mandara) - ma anche parchi urbani, luoghi di possibile “aggregazione” anche all'aria aperta, quali fermate di bus.
E, ancora, adiacenze di scuole (come avvenuto a Cervia) e di chiese (come nella salernitana Tramonti).

Comuni che, con proprie ordinanze, non imposte dall'alto ma frutto di una precisa volontà civico-amministrativa, hanno deliberato di limitare la pratica del fumo della sigaretta anche in contesti open air.
Il trend è crescente ed annovera, quotidianamente, sempre nuovi adepti. Tra gli ultimi Comuni che hanno detto no al fumo “open air” figura, ad esempio, Arzignano, grosso Centro della provincia vicentina.
Un provvedimento che, come spiegano dal paese veneto, nasce “non solo per rispetto degli altri utenti dei parchi non fumatori – si legge nella nota allegata alla diffusione del nuovo capitolo del regolamento – ma anche per evitare l’abbandono di mozziconi di sigaretta, che rappresentano un  elemento di degrado e di mancanza di rispetto dell’ambiente e delle aree comuni”.

Se la legge Sirchia, quindi, era originata a livello parlamentare-governativo, l'impulso verso un divieto ancora più esteso e che, quindi, possa riguardare anche l'open air arriva, invece, dalla sensibilità degli amministratori locali.
Sindaci e Giunte del Centro-Nord-Sud, a vocazione turistica e non, che puntano ad un atteggiamento ancor più radicale rispetto al fumo di sigaretta in ossequio ad un principio di benessere da non poter negare alle nuove generazioni.
Non dimenticandosi come anche Milano, come da espresso riferimento del Primo Cittadino Sala, punti ad una città smoking free entro l'anno 2030.
Il tutto un “piano” che avrebbe dovuto conoscere primi “step” di attuazione già durante lo scorso inverno – la bufera Covid, poi, ebbe a scompaginare, comprensibilmente, i piani.

Da considerare, ancora, come le decine di ordinanze ad oggi emesse dai vari Comuni non facciano riferimento alcuno a “veti” da applicarsi anche alle sigarette elettroniche bensì solo alle classiche.
Si ricorda, ancora, come disegno di legge fosse stato effettivamente presentato, a fine 2019, in Senato con prima firma Auddino.
Il medesimo, fermo da Febbraio, nel relativo iter, a Palazzo Madama, però, oltre a prevedere il divieto di fumo di (sigaretta) all'aperto, contempla anche quello di svapo.
Perchè, ci si potrebbe interrogare, nessuno dei Comuni italiani che hanno applicato divieti al fumo “open air” ha avvertito l'esigenza di estendere tale discorso alle e-cig mentre, invece, nelle sedi parlamentari ci si è mossi in una direzione talmente diversa?