“Una vittoria importante per la tutela della salute dai danni da fumo passivo anche outdoor. È il coronamento di anni di nostre ricerche scientifiche sul campo, di attività educational mirate specialmente ai più giovani e alle categorie più deboli e a rischio, d’impegno continuo con istituzioni e media”.
Sono le parole di Roberto Boffi, pneumologo nonché Responsabile del Centro antifumo presso l’Istituto nazionale dei tumori di Milano e membro del Comitato scientifico per la lotta al fumo della Fondazione Veronesi.
Come già anticipato dalla nostra testata, la città di Milano, a partire dal primo giorno dell’anno 2021, sarà una città smoke free.
Sarà, cioè, vietato fumare in determinati spazi pubblici all’aperto quali parchi giochi, aree verdi e fermate del bus.
Ma, come detto, la nuova prescrizione – che modifica il Regolamento sulla qualità dell’aria e che è stata già oggetto di doppia approvazione in sede di Giunta e di Consiglio – riguarderà anche cimiteri e stadi.
Con San Siro – la “Scala del calcio” – che diventerà, di fatto, il primo stadio di Italia libero dal fumo.

LO SVAPO ESCLUSO DALLE RESTRIZIONI

Ma non, si badi, dallo svapo dal momento che le previsioni varate dall’Esecutivo a guida Sala riguarderanno solo il fumo di sigaretta e non anche le e-cig.
Detto questo, dalla Fondazione Veronesi si saluta con soddisfazione ed entusiasmo la novità milanese.

Proprio il sindaco Sala, del resto, era stato fra i Primi Cittadini “avvicinati” dalla Fondazione Umberto Veronesi nel 2016 in occasione della campagna “Città libere dal fumo”.
Ai vari sindaci era stato richiesto, in quell’occasione, di ampliare le aree cosiddette smoke-free presenti nelle rispettive città.
Ora il provvedimento attuale che si inquadra in un’ottica più ampia di limitare la presenza in atmosfera di particelle pm10 nonchè di proteggere chi non è un aficionados delle sigarette dal fumo altrui.
Entro il 2030, ancora, il percorso meneghino si dovrebbe completare con la “liberazione” totale degli spazi aperti pubblici dal fumo, quali vie e piazze.
Ed il Capoluogo lombardo, in quest’ultima “versione”, diverrebbe un unicum in ambito europeo.