Il divieto di fumo e di svapo che si pensa di varare in Spagna, anche in luoghi all’aria aperta, non trova la condivisione di Riccardo Polosa, tra i principali teorici su scala internazionale in tema di smoking cessation e di minor danno.
In particolare, lo studioso, intervistato da “La Sicilia”, si è detto perplesso rispetto a “questa proliferazione di divieti generici non basati su evidenze scientifiche”.
“Fumo e svapo non sono la stessa cosa – ha osservato lo stesso – Si tratta di strumenti e condizioni di utilizzo diversi, così come di principi opposti.
I fumatori sono soggetti che vanno aiutati a smettere, non pazienti da tenere relegati con divieti e bandi”.
Polosa, inoltre, ha voluto fare menzione di uno tra gli ultimi approfondimenti Coehar sulle sigarette elettroniche
Considerando la brevità della “svapata”, il tempo di esposizione e i dati statistici su carica virale e tasso di infezione, “svapare” comporterebbe un aumento di solo l’1% del rischio di contagio rispetto alla normale respirazione a riposo.

SVAPARE COMPORTA AUMENTO RISCHIO DI APPENA L’1%
In secondo luogo – ha ancora rimarcato Polosa alla stessa testata siciliana – uno studio che ha valutato l’effetto del fumo di sigarette sull’espressione della proteina che regola l’ingresso del virus nel corpo ha suggerito un possibile fattore protettivo della nicotina nei confronti dell’infezione”.
Polosa, altresì, allo scopo di far capire lo scarso significato di una norma anti-svapo all’aperto, ha recato un pratico esempio.
“Basta pensare – così l'accademico siciliano – che due minuti di tosse nell’arco di un’ora corrispondono a un aumento del rischio del 260% e parlare per sei minuti comporta un aumento del rischio del 44%”.
Polosa non approfondisce la sostanza del divieto sul fumo ma si limita ad osservare la inopportunità di un disco rosso ad una svapata open air, soprattutto considerando come le due "tematiche" – sigarette elettroniche e sigarette classiche – debbano essere valutate nonchè approcciate sempre e comunque su piani differenti.