Colors: Purple Color

“Parlare di rincari fiscali in questo momento di crisi è cosa poco opportuna. Farlo con riguardo al settore della sigaretta elettronica è addirittura folle”.
Arcangelo Bove, imprenditore padre del marchio “Svapoweb” e Presidente Unas, interviene in merito alla ipotesi di rincari fiscali che andrebbero a toccare il settore delle sigarette elettroniche.
Argomento che, in queste ore, è al vaglio della Commissione Bilancio della Camera dei Deputati.
Un plus che, con riferimento a liquidi con nicotina e senza nicotina, passerebbe dagli attuali 10 e 5 percentuale a – rispettivamente – 15 e 10 con decorrenza 1 Gennaio 2021; con un incremento annuale di ulterio 5 punti fino al 2023.
“All'improvviso, nella serata di ieri – spiega ancora Bove - si è appreso di come il Governo avesse lavorato ad un emendamento finalizzato ad aggravare la fiscalità di settore.
Usciamo dall'anno più terribile, dal dopoguerra ad oggi, per la nostra economia.
Si parla di far ripartire i consumi, di incentivi, di anno bianco.
E, poi, una parte del Governo punta a prevedere rincari in capo ad un settore già schiacciato da adempimenti e burocrazia.
Rincari che non farebbero altro che porre a serio rischio chiusura attività che hanno una conduzione a regime di famiglia, riconducibili alla piccola e media impresa. Siamo al cospetto di provvedimenti scellerati che getterebbero una miriade di attività nella crisi più profonda costringendole alla chiusura.
Sono azioni scellerate, illogiche.
E le considereremo tali anche se si fosse trattato di altre tipologie di attività.

Si tratta di disegni che indicano come chi proponga tali soluzioni sia lontano anni miglia dalle difficoltà del reale, dalla vita del quotidiano.
Soprattutto, chi ipotizza tali strette fiscali non ha alcuna nozione del settore vaping che, piuttosto, andrebbe incentivato quale strumento di smoking cessation.
Restiamo allibiti al cospetto di un blitz maturato in gran segreto e costruito nell'arco di poche ore.
Soprattutto, rifiutiamo che grandi giochi di potere debbano ricadere su piccole realtà che sono il principale tessuto della nostra realtà economica.
A chi ci rappresenta nelle Istituzioni – chiude Bove - chiediamo di perseguire il bene dei cittadini e delle imprese nostrane. E non di assecondare più o meno occulte strategie”

Riccardo Polosa, fondatore del Coehar e principale teorico italiano in tema di riduzione del danno; Giovanni Li Volti e Renee O’Leary, rispettivamente Direttore dello stesso Coehar (nonchè Project Coordinator di “Replica”) e Project Leader del sodalizio catanese ed esperta di Systematic Review.
Quindi Massimo Caruso, docente dell’Università di Catania e Project Coordinator di “Replica” e, per concludere, Pasquale Caponnetto, anch’egli docente presso la UniCatania e Coordinatore del Centro Prevenzione e Cura al Tabagismo del Policlinico “Vittorio Emanuele di Catania”.

Sono questi i relatori che, coordinati da Chitra Subramaniam Duella, Project Leader di Catania Conversation (oltre 30 anni di esperienza nel settore dei media, Public Policy e Public Health), animeranno “Vaping and Covid: Quali sono gli insegnamenti scientifici per la salute pubblica e lo svapo utili per il 2021? Cosa possiamo fare di meglio per i pazienti?”.
Evento, quest'ultimo, che, promosso dal Coehar, si svilupperà nel pomeriggio di oggi in modalità da remoto. 
Il momento si incastona nel contesto del più ampio programma di “Catania conversation”, piattaforma online che, come evidenziano dalle sedi organizzative, mira a creare un tavolo condiviso ed in costante aggiornamento al fine di crearsi un interscambio di informazioni tra esperti di riduzione del danno.

La scaletta del pomeriggio prevede discussione su il “rapporto” tra il fumo ed una eventuale infezione da Covid ma anche i benefici del vaping a pro di coloro i quali sono affetti da Broncopneumatia cronica ostruttiva.

“Scopo del meeting – ricordano dall'organizzazione – è quello di aprire un dibattito informativo tra i ricercatori, i pazienti e le associazioni di settore sull’efficacia degli strumenti a rischio ridotto nella lotta al tabagismo. L’idea – è ancora ricordato – è quella di trasportare le conoscenze scientifiche apprese durante il lockdown, in un dibattito con chi, in primis, può beneficiare di tali alternative”.

“Vi è uno stato di cose alquanto inverosimile che ci viene segnalato da svariate aziende e da diversi operatori del settore dello svapo.
Pochi giorni or sono, infatti, più di uno di essi ha visto recapitarsi un messaggio da “PayPal” con il quale si faceva comunicazione, <<a seguito di una revisione approfondita del conto>>, della chiusura del conto medesimo”.
Così esordisce comunicato di Unas Web – Unione nazionale Affiliati Svapoweb – realtà associativa guidata dall’imprenditore Arcangelo Bove, con riguardo al particolare disagio determinato dal colosso americano che eroga servizi di transazioni economiche digitali e di trasferimento di moneta per il tramite del canale web.

“E’ un inconveniente importante quello che si sta avendo – annota ancora Bove – Il motivo che viene recato per motivare siffatta chiusura è quello della necessità di <<proteggersi da potenziali perdite finanziarie>>.
Ma, purtroppo, non è tutto.
Ancora, si fa riferimento, nel messaggio ricevuto, ad <<attività che non sono in linea con le condizioni d’uso>>.

BOVE “GRAVISSIMO DOVER ASPETTARE 180 GIORNI PER RIOTTENERE DISPONIBILITA’ SALDO”

La questione davvero più preoccupante – sottolinea Bove – vive nel fatto che, oltre a non potersi più spedire e ricevere denaro, si dovranno attendere 180 giorni, vale a dirsi metà anno, per entrare nella disponibilità dell’eventuale saldo.
Per riottenere il proprio denaro, per ricevere elementi su come riacquisirne la gestione, avete compreso bene, bisognerà pazientare per ben sei mesi.
E si può facilmente intuire come tale situazione possa passare inosservata – o quasi – per attività robuste che dispongano di ulteriori e diversi risorse.
Ma, nel caso di una piccola realtà che aveva appoggiato denaro solo o principalmente su un conto PayPal, tutto questo equivarrà a stroncarne l’attività.
Perchè, intanto, il mondo delle obbligazioni continua a correre non fermandosi certo ad attendere i tempi di PayPal.
Gradiremmo, come Unas – si avvia a chiudere l'imprenditore sannita – capire le motivazioni di siffatti provvedimenti che non sono stati neppure preannunciati e, altresì, se tali iniziative riguardino, in Italia, quanto meno in questo preciso momento, anche realtà produttive che siano differenti da quelle dello svapo

 

L’impegno di un rappresentante delle Istituzioni è quello di ascoltare le varie sfaccettature del sociale: cittadini, associazioni, imprenditori.
In quest’ottica ho visitato, ieri mattina, l’azienda Svapoweb, realtà che è fonte occupazione per tanti giovani delle nostre realtà”
Pasquale Maglione, deputato del Movimento Cinque Stelle, interviene ai nostri taccuini per commentare la visita alla casa madre di “Svapoweb”, azienda fondata dall’imprenditore sannita Arcangelo Bove.
Sannita come Maglione, del resto, che è della vicina Airola e che, nelle vesti di esponente del Parlamento italiano – tra un impegno e l’altro – si muove costantemente lungo un itinerario finalizzato alla ulteriore conoscenza delle varie sfaccettature della realtà locale.
A ricevere Maglione nei padiglioni della Statale Appia, accompagnandolo tra l’area amministrativa e quella di confezionamento/smistamento, sono stati il Ceo Arcangelo Bove ed i tutor responsabili del progetto franchising – rispettivamente Antonio Esposito e Salvatore Caroleo.
La visita è stata utile anche ad approfondire le tematiche che sono di maggiore attualità ed urgenza nel settore.
Bove, in particolare, ha sottolineato la stringente necessità di garantire legalità e sicurezza in un ambito, quello dello svapo, che presenta ancora troppe condotte non conformi alla regola.

IL PARLAMENTARE “TRACCIABILITA’ IMPORTANTE PER FISCO E SALUTE PUBBLICA”
“Da Bove – evidenzia il giovane onorevole – ho raccolto l’istanza di garantire che i prodotti del vaping siano accompagnati da accorgimenti e soluzioni che ne garantiscano la tracciabilità. In questo senso le “fascette” potrebbero rappresentare una soluzione ideale perchè consentirebbero immediatamente di identificare i prodotti leciti da quelli del mercato “nero”. E ho condiviso, ovviamente, con riferimento a questo come ad altri settori, quanto possa essere dannoso per il Fisco la insistenza sul mercato di percorsi paralleli ed illeciti. Che recano danno allo Stato ma anche a quegli imprenditori che si muovono secondo massima legalità e nel rispetto dei parametri della burocrazia e della contribuzione.
Ma, come mi ha spiegato Bove, il contrabbando nel settore del vaping rappresenta un potenziale, pericoloso rischio anche e soprattutto, direi, per quel che concerne l’aspetto della salute pubblica. Non è ammissibile che nelle case degli italiani continuino ad arrivare liquidi non controllati, non sottoposti a verifiche, che non seguono – come quelli disponibili negli scaffali delle rivendite ufficiali – gli appositi iter.

Ho ascoltato le osservazioni dell’imprenditore – ha proseguito e concluso l’esponente pentastellato – e chiaramente approfondirò per gli interventi normativi del caso”.
Medesime riflessioni, ancora, sono state intavolate anche rispetto alla necessità di fare chiarezza sulla questione della pubblicità dei prodotti attinenti l’ambito della sigaretta elettronica.
Da Svapoweb, in ultimo, sono giunte parole di riconoscenza all’indirizzo del parlamentare grillino “che costantemente si spende nel curare il rapporto con il territorio e nella tutela delle varie istanze che da esso emergono”.

“Una vittoria importante per la tutela della salute dai danni da fumo passivo anche outdoor. È il coronamento di anni di nostre ricerche scientifiche sul campo, di attività educational mirate specialmente ai più giovani e alle categorie più deboli e a rischio, d’impegno continuo con istituzioni e media”.
Sono le parole di Roberto Boffi, pneumologo nonché Responsabile del Centro antifumo presso l’Istituto nazionale dei tumori di Milano e membro del Comitato scientifico per la lotta al fumo della Fondazione Veronesi.
Come già anticipato dalla nostra testata, la città di Milano, a partire dal primo giorno dell’anno 2021, sarà una città smoke free.
Sarà, cioè, vietato fumare in determinati spazi pubblici all’aperto quali parchi giochi, aree verdi e fermate del bus.
Ma, come detto, la nuova prescrizione – che modifica il Regolamento sulla qualità dell’aria e che è stata già oggetto di doppia approvazione in sede di Giunta e di Consiglio – riguarderà anche cimiteri e stadi.
Con San Siro – la “Scala del calcio” – che diventerà, di fatto, il primo stadio di Italia libero dal fumo.

LO SVAPO ESCLUSO DALLE RESTRIZIONI

Ma non, si badi, dallo svapo dal momento che le previsioni varate dall’Esecutivo a guida Sala riguarderanno solo il fumo di sigaretta e non anche le e-cig.
Detto questo, dalla Fondazione Veronesi si saluta con soddisfazione ed entusiasmo la novità milanese.

Proprio il sindaco Sala, del resto, era stato fra i Primi Cittadini “avvicinati” dalla Fondazione Umberto Veronesi nel 2016 in occasione della campagna “Città libere dal fumo”.
Ai vari sindaci era stato richiesto, in quell’occasione, di ampliare le aree cosiddette smoke-free presenti nelle rispettive città.
Ora il provvedimento attuale che si inquadra in un’ottica più ampia di limitare la presenza in atmosfera di particelle pm10 nonchè di proteggere chi non è un aficionados delle sigarette dal fumo altrui.
Entro il 2030, ancora, il percorso meneghino si dovrebbe completare con la “liberazione” totale degli spazi aperti pubblici dal fumo, quali vie e piazze.
Ed il Capoluogo lombardo, in quest’ultima “versione”, diverrebbe un unicum in ambito europeo.

“Il fumo potrebbe accentuare il pericolo di contagio. Penso al divieto di suonare il flauto a scuola”.
Sono le parole dell'assessore alla “Sicurezza” entro l'Esecutivo di Padova, avvocato Diego Bonavina, rilasciate ai taccuini di “quotidiano.net”.
L'esponente della Giunta, nello specifico, ha commentato ultima ordinanza con la quale si è provveduto ad impartire il divieto di fumare all'aperto.
Spazi pubblici o privati che siano, poco rileva.
Tuttavia, come sottolinea il rappresentante della Giunta capitanata dal sindaco Giordani, la misura anti-fumo insita nell'ordinanza non rappresenta il "target" reale del provvedimento ma discende ed è connessa a quella che è la "vera" "ratio" del medesimo.
Ovvero l'obbligo di fare uso della mascherina all'aperto.
Una esigenza che rende, di fatto, incompatibile qualsiasi attività che pretenda, per sua natura, un uso non consono del dispositivo di protezione facciale.
Che, si ricorda, deve coprire allo stesso momento bocca e naso e che non deve essere impiegato in usi alternativi che possono spaziare dal cappello alla collana o, peggio ancora, al bracciale...
Nisba sigarette tradizionali, si diceva, e, come sottolinea l'assessore, “niente sigarette elettroniche”.
Non si fuma e non si svapa, quindi, per un atto che, in realtà, trova innumerevoli precedenti, recenti, in città e paesi sparsi in lungo e largo sul territorio nazionale.
In quel di Padova, tuttavia, vi è un elemento aggiuntivo.
Se in altri contesti, infatti, la motivazione dell'iniziativa era ristretta alla valutazione di come l'atto di svapare possa essere non compatibile – come prima richiamato – con la mascherina correttamente indossata, nella cittadina veneta l'assessore Bonavina ha fornito un valore aggiunto.
Che, agli occhi di un profano, manco sarebbe balzato all'attenzione,  ma non a noi che facciamo le pulci a qualsiasi cosa attenga sigarette ed e-cig.
Ebbene, nelle menzionate dichiarazioni affidate alla testata locale, l'esponente della Giunta padovana fa riferimento anche alla peculiarità del fumo di “accentuare il pericolo di contagio”.
La nube della “classica”, quindi, quale potenziale vettore del contagio e, quindi, quale fattore di rischio da prevenire.
Rispetto al fumo di sigaretta, in effetti, l'ipotesi potrebbe anche stare in piedi dal momento che nella nuvola che si emette con l'espirazione da sigaretta vive una significativa percentuale di saliva.
Ed è proprio nella saliva che, ovviamente, ha il suo habitat il temibile virus cinese.
Ma uguale discorso, però, non può essere esteso anche allo svapo – che, a dir il vero, Bonavina non menziona.
L'atto dello svapare, infatti, non è da ritenersi quale possibile fattore di rischio di contagio.
Questo perchè, contrariamente a quanto avviene per la “tradizionale”, nel vapore emesso dallo svapo non si rinviene saliva in percentuali apprezzabili.
La voluminosa nube emessa – molto scenica, in effetti – è totalmente composta dai liquidi contenuti nel “tank”.
Il Coronavirus, per dirla breve, non si muove sulle ali della sigaretta elettronica.
In ogni caso, sia chiaro, decisione e provvedimento assolutamente da condividere quello adottato in terra veneta.
Mascherina sempre e comunque e poco rileva il sacrificio di dover fare a meno di sigarette (bionde o e-cig che siano).
La salute in primis.
Senza trascurare la tasca...perchè se ti beccano con la mascherina abbassata, in quel di Padova, si rischia di buscarsi una sanzione da 400 euro.

Il battesimo di “Univapers Ets”.
Questo il nome di nuova associazione che si prefigge quale proprio scopo quello di rappresentare e dare tutela alla categoria dei “consumatori italiani di vaporizzatori personali e strumenti di riduzione da danni da fumo”.
A dare vita al nuovo riferimento, che ha stabilito sede a Benevento, un poker di nomi formato da Angelica Porcaro (Presidente), Gioele Paradiso (Vicepresidente), Roberto La Pietra (Segretario) e Alessandro Muollo (consigliere). Con loro, nel Direttivo, anche i probi viri Armando Cerrito, Giovanni Piccolo e Fabrizio Piscitelli
Un nuovo soggetto, pertanto, quale interfaccia immediato dell’utente finale, del consumatore entro un settore che vive ancora una fase di forte divenire.
Finalità a 360 gradi quelle che si prefigge “Univapers Ets”. 
Si va, infatti, come da carta costitutiva, dalla “diffusione di notizie medico-scientifiche e di esperienze dirette sulla validità dell’utilizzo dei vaporizzatori come mezzi per la riduzione del danno da fumo combusto” al “supporto ai fumatori, sul territorio italiano ed a livello internazionale, nel percorso di cessazione e/o disassuefazione della dipendenza da nicotina tramite l’utilizzo dei vaporizzatori personali”.
In una realtà nazionale estremamente “distratta”, nelle relative Istituzioni, rispetto al mondo delle sigarette elettroniche, “Univapers Ets”punta, altresì, ad impegnarsi nella “difesa dei diritti e degli interessi degli svapatori” e nella “promozione di iniziative volte a favorire la conoscenza dei mezzi di riduzione del danno” nonchè a rimarcare ulteriormente come “l’opinione pubblica non può e non deve rimanere all’oscuro della reale efficacia di tali dispositivi nella lotta al tabagismo”.

LA SEDE A BENEVENTO

Altra "mission" fatta propria dalla neonata entità sannita quella di sensibilizzare circa il “contrasto alla promozione ed alla vendita illecita di liquidi e prodotti da inalazione, con e senza nicotina” con relativo invito al “consumatore a rivolgersi ai soli canali di vendita autorizzati che commercializzano prodotti di qualità certificata e conformi alla normativa” nonché alla esigenza di osservare “le norme nazionali ed europee che regolano il settore del fumo elettronico” e di promuovere dialogo virtuoso e costruttivo con le Istituzioni, nazionali e internazionali, le Amministrazioni e le Autorità coinvolte nelle attività normative e regolamentari.
Ma anche pianificazione di seminari di studio, ricerche, convegni su temi di interesse generale nonché su tematiche legate alla tutela della salute e al fumo elettronico in generale senza tralasciare ulteriori questioni che attengono il mercato, la scienza, la dialettica con i principali stakeholders.
Un nuovo punto di riferimento per consolidare la base di un edificio in espansione ma che pretende e merita ancora certezze.
L’associazione, in ultimo, chiederà l’ammissione al circuito sovranazionale Ethra.

L’obiettivo di Unas Web, all’atto della sua costituzione, era quello di creare un riferimento che fosse in grado di tutelare il settore dello svapo nella sua interezza.
Tutelare gli operatori corretti, quelli che perseguono la norma, quelli che si barcamenano in un oceano quotidiano fatto di adempimenti e di scadenze varie.
Osservando, denunciando.
Sensibilizzando le Istituzioni rispetto alle principali criticità o, ancora, rispetto alla validità del vaping quale perno del minor danno.
Tenendo vivo il dibattito sulla necessità di una sburocratizzazione, vigilando sul delicato discorso fiscale.
Ebbene, tra i molteplici aspetti cui si è prestato attenzione, negli ultimi giorni, quello connesso alle condotte illecite di qualche operatore che, piazzandosi un piedino al di la del confine, commercia, tramite web e corrieri, con il consumatore finale italiano.
Giocando (sporco) di concorrenza sleale e ponendo a serio repentaglio la salute degli acquirenti.
Ebbene, Unas, realtà ideata e guidata dall’imprenditore Arcangelo Bove, ottiene primi riscontri.
La doppia attività di sensibilizzazione posta in essere presso l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, infatti, ha prodotto l’immediata attivazione di Aams.

L’IMMEDIATO RISCONTRO DEL DIRIGENTE IANNELLI

Il Dirigente Vincenza Iannelli – vertice della Direzione Tabacchi, Ufficio circolazione Tabacchi e prodotti da inalazione – ha, infatti, immediatamente replicato a nota con la quale Unas Web aveva segnalato la attività di siti web – appunto – che, riconducibili a società aventi sede ad estero, vendono in Italia configurando, così, una serie di estese violazioni della legislazione nazionale.
Ebbene, da parte di Aams si è comunicato di avere provveduto “ad inibire la visibilità” di uno specifico e ben noto sito garantendosi un puntuale accertamento di future, analoghe violazioni.
Ed anche in merito al discorso pubblicitario, altro e diverso punto pure evidenziato, la medesima Dirigente ha dato immediato riscontro al sodalizio a guida Bove.
La Iannelli, infatti, nel ribadire come sia vietata la pubblicità di prodotti quali sigarette elettroniche e liquidi, rivolta a consumatori, sia a mezzo stampa, social o web, ha accolto la segnalazione di Unas - sodalizio proprietario della testata giornalistica di settore Svapo Magazine.
Garantendo l’attivazione di azioni consequenziali in risposta alle condotte che violano i principi basilari del marketing d’area.
Unas, in definitiva, come realtà che mira in modo fattivo e concreto, e non proclamistico, a difendere le ragioni della categoria.
Con un occhio che, ora, si rivolge anche verso l’ambito statale: si annuncia battaglia forte rispetto ad ogni ipotesi di rincaro fiscale in capo al settore.

A Giugliano, paesone in provincia di Napoli, scatta il divieto di fare uso della sigaretta elettronica nei luoghi all'aperto.
Così testo di ordinanza sindacale posta in essere dal Primo Cittadino Nicola Pirozzi.
La previsione del massimo esponente cittadino, tuttavia, non è da leggere come misura anti-svapo in se stessa bensì, in senso più ampio, come strumento di tutela in chiave anti-Covid.
In particolare, come viene annotato, l'uso della sigaretta elettronica come anche l'uso della sigaretta classica (anche essa vietata) risultano essere incompatibili con il corretto uso delle mascherine.
Che, ovviamente, ai fini di un corretto uso, non possono essere neppure temporaneamente abbassate.
L'obbligo, pertanto, è rigoroso: ricalcandosi le attuali disposizioni ministeriali e regionali, i cittadini dovranno indossare h24 in tutti i luoghi all'aperto del territorio comunale, pubblici o aperti al pubblico, i dispositivi di protezione delle vie aeree.
E non potranno abbassarla neppure per concedersi un colpo di fumo o di svapo.
Di fatto, quindi, a Giugliano, fin quanto persisterà l'emergenza epidemica, sarà vietato (indirettamente) fumare e/o svapare.
Nell'ordinanza del sindaco partenopeo, tuttavia, non si fa allusione alcuna a potenziali e teorici rischi insiti nel fumo o nelle nuvole di vapore quali possibili vettori di diffusione del contagio.
Ma, come detto, ci si limita esclusivamente ad un discorso di compatibilità con le corrette modalità di calzare le mascherine.
Tant'è che, sempre in nome della stessa “ratio”, si fa anche divieto di bere alcolici sempre in contesti “open air” ed al di fuori delle pertinenze dei locali adibiti alla somministrazione di cibi e bevande.
E ben ha fatto il sindaco Pirozzi a specificare, nel corpo dell'atto, il divieto di fumo/svapo e non solo l'obbligo di corretto uso delle mascherine.
Diversi, infatti, sono i ricorsi già presentati da cittadini che, sanzionati perchè sorpresi con la mascherina abbassata “scopo sigaretta”, si stanno appellando invocando il diritto ad una “parentesi” di fumo - per di più nel rispetto del distanziamento.
E, come da primi orientamenti, il testo dell'ordinanza che non fa riferimento letterale al divieto di sigaretta potrebbe rappresentare un appiglio per i ricorrenti.

E’ legittima la presenza di pubblicità connessa al settore vaping sui vari canali di informazione?
E’ questa la sostanza dell’interrogativo che l’associazione U.N.A.S Web, in persona del suo Presidente Arcangelo Bove, ha posto, ai fini di ottenere specifico chiarimento, all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli nonché, per conoscenza, a tutta la serie di soggetti interessati quali Codacons, Ministero della Salute, “Assotabaccai”, “Tabaccai Uniti”, “Unione nazionale Tabaccai” e “Fit Tabaccai”.
La richiesta di chiarimento di Unas deriva dalla constatata presenza di messaggi pubblicitari aventi ad oggetto sigarette elettroniche, vaporizzatori, prodotti da inalazione nonché punti vendita di settore tanto su social network e carta stampata tanto su quotidiani di informazione on line specializzati nel vaping.
Tali pratiche, è il quesito di Unas e del suo Presidente Bove, sono per legge consentite o, in esse, è da rinvenirsi violazione di quanto previsto in seno ai decreti legislativi 300/2004 e 6/2016.
Nella “pec” in questione, ancora, il sodalizio richiama anche l’esposto di Codacons, puntualmente accolto dal Ministero della Salute, laddove si evidenziava come <<…per sigarette elettroniche, Iqos e altri prodotti da fumo di nuova generazione vale il divieto assoluto di pubblicità, in base alle normative vigenti che si applicano anche a tali beni>>.
Nessuna “sentenza” quella espressa da Unas ma, come detto, una semplice esigenza di chiarezza che si chiede di essere soddisfatta dalla “interrogata” Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
Anche perchè, come viene rappresentato nella nota, dalla “risposta” di Aams, Unas potrà consequenzialmente regolare proprie strategie.
La medesima, infatti, è proprietaria della testata giornalistica Svapo Magazine.
E’ possibile, pertanto, prendere in considerazione la possibilità di proporre analoghe pubblicità sulla pagina on line di detta rivista Svapo Magazine? – domanda Unas. E’ legittimo?
Se tale pratica configurasse, invece, un illecito – conclude l’associazione capitanata dall’imprenditore Bove – si esorta ad eseguire un controllo accurato al fine di sanzionare e perseguire le eventuali trasgressioni