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Le nuove opportunità della tecnologia e le nuove questioni per il diritto. E, perchè no, per la morale.
Il caso è quello di un insegnante che, al pari di tanti colleghi, è alle prese, in questo strambo periodo, con la didattica a distanza.
Lezioni attraverso il pc, il docente di qua, gli alunni di la.
E, quindi, c'è l'insegnante che, mentre sta tranquillamente seduto al pc di casa propria, mentre sta impartendo la spiegazione ai suoi discepoli, si accende una sigaretta.
E la questione diventa un caso.
Perchè qualcuno (molto probabilmente un alunno-talpa) fa arrivare la vocina all'orecchio del Dirigente scolastico che, sollecitamente, invita, con un mezzo formale, l'insegnate a non concedersi più bionde al cospetto degli alunni.
Poco conti se quel “cospetto” sia virtuale.
Questo, quindi, il contenuto di una ammonizione bonaria – in quanto tale, però, suscettibile di creare un precedente, quanto meno in ambito scolastico.
Ebbene, i quesiti sono i seguenti: quel Dirigente scolastico era autorizzato a richiamare all'ordine il docente?
Ne aveva titolo?
Ni.
Meglio dirsi: la Preside non sembra detenere alcun elemento giuridico reale, vero per poter imporre all’insegnante la specifica condotta.
E’ anche vero, però, che l’insegnante medesimo, che prima di tutto è educatore, è stato inopportuno nel suo atteggiamento.
La legge italiana, si ricorda, impone il divieto categorico di fare uso di sigarette e di sigarette elettroniche all’interno di tutti gli ambienti scolastici.
Già la 584/1975 – “Divieto di fumare in determinati locali e su mezzi di trasporto pubblico” – dava prime indicazioni – in quell’anno, ovviamente, contemplando la sola fattispecie del tabacco non essendo ancora stata “inventata” la e-cig; poi la questione fu riproposta con la Sirchia che impose il no alla sigaretta nei luoghi pubblici al chiuso.
Ma solo con la 128/2013 si ebbe una disciplina specifica “tarata” sulla scuola stabilendosi come alcuno potesse fumare (o svapare) all’interno degli ambienti dell’Istruzione, pertinenze incluse – quali scale e cortili.
L’INSEGNANTE ED IL SUO RUOLO DI EDUCATORE
In definitiva, tornando alla questione esaminata: se il professore avesse fatto “dad” collegato dall’ambiente scolastico, sicuramente sarebbe gravato sulla sua persona l’obbligo di non fumare.
Collegato dalla sua abitazione, ovviamente, il medesimo ha visto più evanescente la sua “colpa”.
Anzi, come detto, in termini stretti di legge, l’insegnante era anche legittimato a concedersi la sua sigaretta.
Ma non si può ignorare, però, una norma che scritta non è ma che può avere un peso determinante sulla questione.
Non si può perdere di vista il fatto che un docente, come prima detto, è anzitutto un educatore.
E dallo stesso deve venire esempio per quel che riguarda stili e abitudini.

Condominio, realtà ove si accostano le più diverse modalità di vita. Le più diverse abitudini. Non ultime quelle relative alle sigarette.
Quali doveri è tenuto ad osservare il condòmino fumatore con riferimento alla convivenza nelle aree comuni quali scale, ascensori, pianerottoli?
Senza dimenticare, poi, attenzione attenzione, come vi siano anche aree private, si vedano i balconi di casa, che possono divenire "terra di confine". 
Si potrà sempre e liberamente fumare in queste "location"?
Può, quest’ultima “condotta”, sempre e comunque essere ammessa?
E’ un’interessante questione quella che viene analizzata dal sito di diritto “La legge per tutti”.

Ebbene, venendo al dunque, circa le aree condominiali al chiuso, la tematica si pone come di semplice e immediata analisi.
In luoghi come il vano scale, l’ascensore, vale a dire, non è possibile fumare. Senza deroga alcuna.
E la fonte di tale norma si rintraccia in quanto previsto in seno alla legge Sirchia, entrata in vigore nell’anno 2015 (e in una successiva circolare del Ministero della Salute), che, molto semplicemente, fa divieto di fumare in luoghi pubblici che non siano all’aperto.
E, come appare chiaro, l'area condivisa di un condominio è di accesso pubblico.
Se, quindi, qualche “vicino” si concedesse una "bionda" nella tromba delle scale o, peggio, nella cabina dell’ascensore, si potrebbe – nel momento in cui non fosse stato sufficiente un bonario rimbrotto – allertare il “controllore”, nel siffatto caso l’amministratore, per i necessari provvedimenti.
E per quel che riguarda il balcone di casa?
Ho facoltà di chiedere alla legge che Tizio o Caio non fumi sul balcone del suo appartamento nel momento in cui il (suo) fumo mi andasse a determinare danno o disturbo?
Ebbene, chi si attende una totale impotenza della legge, rispetto a tali fattispecie, è in errore.
In primis, si fa presente, la legge Sirchia non può essere invocata per un contesto privato, quale quello dato dal balcone di una casa.
In più è da farsi presente l’atteggiamento di “garanzia” che viene riservato dalla legge al proprietario privato.
Compito, quindi, che si prospetta inizialmente non semplice quello di impedire, in nome della legge, ad un vicino di spegnere la sigaretta sul proprio balcone.

LA TEMATICA DELLE “IMMISSIONI INTOLLERABILI”

Sempre, però, che la sigaretta e, precisamente, il fumo che da essa si sprigiona non si vada a configurare nella fattispecie delle “immissioni intollerabili”.
Immissioni per le quali si intende, come spiegano da “La legge per tutti”, “flussi di fumo ed esalazioni, ma anche rumori e scuotimenti, che derivano dalla proprietà del vicino”.
Che possono essere considerate come “intollerabili” nel momento in cui le stesse “superino la normale tollerabilità”.
Un estremo, quindi, che andrebbe ad imporre di  riservare tutelare alla parte lesa o, addirittura, di ristorarla.
Caso pratico: una persona, affetta da importante patologia (che sia un cancro o una patologia cardiaca) è impossibilitato, di fatto, ad affacciarsi al proprio balcone giacchè, quando lo fa, si trova ad essere raggiunto dal fumo che viene dalla sigaretta del vicino.
Ebbene, in tale fattispecie, sebbene la cosa non sia in modo immediato dimostrabile, si potrebbe richiedere l’intervento della Legge.
E la sigaretta elettronica? Può anche essa venire risucchiata nel discorso delle “immissioni intollerabili”?
Anche in siffatto caso, molto dipende dalla discrezionalità del giudicante dal momento che le previsioni della Sirchia (che potrebbe fare da paravento alle e-cig) non si estendono anche al settore Svapo.
Al di là del fatto che la “Sirchia” non trova applicazione in contesti privati quali quelli dati dal balcone di un’abitazione.
Materia, anche in questo caso, che si presenta in chiara evoluzione giurisprudenziale