329 voti favorevoli, 220 contrari e 4 astenuti sono stati i voti nell'aula della Camera che hanno approvato la questione di fiducia posta ieri dal governo sul decreto milleproroghe.

Nell'aula di Montecitorio ieri, il testo licenziato dalle Commissioni Affari Costituzionali e Bilancio, è stato approvato. Il decreto sul quale il Governo aveva posto la questione fiducia ha avuto 329 voti favorevoli e 220 contrari. Tantissime le novità.

Contrari sono stati PD e FI, mentre FdI (Fratelli D'Italia) decide di non partecipare al voto ritenendo un atto illegittimo il ricorso alla fiducia. Si sono susseguiti diversi problemi dopo che il ministro per i Rapporti con il Parlamento "Fraccaro" ha dichiarato che l'autorizzazione a richiedere il voto di fiducia era avvenuta giorno 24 luglio su di un testo che ancora era "inesistente" e che risultava invece promulgato giorno 25 luglio 2018.

Nella giornata di ieri - secondo le testate giornalistiche italiane - i capigruppo del Senato hanno stabilito che il decreto arriverà nell'Aula di Palazzo Madama mercoledì 19 dove l'inizio della discussione è in programma per le 18. Il termine per la presentazione degli emendamenti è stato fissato alle 10.00 dello stesso giorno. Il voto finale avverrà tra giovedì e venerdì ed il testo dovrebbe essere approvato in commissione tra sabato e domenica ma comunque entro il 23 settembre.

Tra le novità introdotte, durante il passaggio del provvedimento a Montecitorio, quella che riguarda il settore delle sigarette elettroniche è semplice e ben chiara: "Congelato (o meglio "Dilazionato")  il pagamento delle imposte di consumo sulle sigarette elettroniche fino al prossimo 18 dicembre".

In pratica la norma inserita nel decreto milleproroghe non sospende nessuna tassa (questo sia ben chiaro) e tale norma riguarda solo i distributori fiscali e non i consumatori o i negozianti. La tassa viene "dilazionata" e per essere ancora più precisi le quindicine ad AAMS devono essere inviate (non pagate) ugualmente. La norma allora prevede solo ed esclusivamente la sospensione del pagamento della tassa ai distributori fiscali che fino al 18 dicembre non sarebbero tenuti a versarla. Se nulla cambierà entro quella data (sperando in una risoluzione e adeguamento dello Stato verso il settore prima o durante la legge di Bilancio - Articolo 81 della Costituzione italiana) dovranno essere versate in un'unica somma le entrate delle imposte derivate dalle vendite che vanno da (fine) settembre al 18 dicembre. 


Ma onde evitare equivoci perché il lettore deve capire - e non solo leggere termini accademici senza nessuna eguale spiegazione - spieghiamo brevemente cos'è il decreto milleproroghe.

Il primo "decreto Milleproroghe" fu approvato nel 2005 durante il secondo il governo Berlusconi con lo scopo principale di rimandare l'entrata in vigore di talune disposizioni e allungare i termini delle scadenze che sarebbero giunte a fine anno. Dal 2005 è diventato perpetuo anche se i governi sono cambiati e ogni anno si ripresenta puntualmente in esame.

L'utilità di tale decreto è quella che in sol colpo si risolvono diversi problemi permettendo di "prorogare" una serie - spropositata -  di termini che altrimenti dovrebbero essere trattati a se. In quanto decreto legge le sua misure entrano in vigore immediatamente non appena viene approvato dal Consiglio dei Ministri. Pertanto si può approvare rapidamente senza il rischio di prolungare (a livello parlamentare) tempi che ne spingerebbero l'approvazione oltre la scadenza dei termini che interessano.

In quanto decreto legge, il “milleproroghe” deve essere approvato da un voto delle camere entro 60 giorni dalla sua approvazione dal Consiglio dei ministri ma un fenomeno molto tipico (dal 2005 ad oggi) è quello che il decreto viene riempito di ulteriori proroghe, micro-norme e disposizioni che interessano a quello o quell'altro.

Il risultato è un testo molto complesso ed eterogeneo che contiene praticamente "di tutto" al punto che nel 2012 la Corte Costituzionale interevenne annullando alcune disposizioni contenute nel testo del 2010 a causa della “estraneità alla materia e alle finalità del medesimo decreto”. 

Sempre nel 2012 Giorgio Napolitano, allora presidente della repubblica, espresse pareri non favorevoli al milleproroghe per ben due volte sia nel 2012 ma anche nell'anno precedente (2011) scrivendo formalmente al Capo del Governo ed al Parlamento (nel primo caso Silvio Berlusconi, nel secondo Mario Monti) chiedendo il non inserimento di norme di ogni tipo: "troppi emendamenti che non c'entrano" - disse Il Presidente.

 

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