La denuncia del Vicepremier "Di Maio" ieri a Porta a Porta, forse, allungherà di non molto il momento della pubblicazione sulla gazzetta ufficiale del Decreto.

"Venerdì torno a Roma e si chiude". Così, da Bruxelles, il premier Giuseppe Conte risponde ai cronisti sul caso del testo del decreto fiscale, che secondo il M5S sarebbe stato modificato. "Abbiamo approvato un testo in Consiglio dei Ministri, quello deve essere", spiega Conte ribadendo che, al suo ritorno dal Consiglio europeo e dal vertice Asem, "visionerà articolo per articolo" il decreto sulla pace fiscale.

Il giallo del decreto fiscale (nella sua ipotetica ultima revisione)è sorto ieri durante la registrazione del programma televisivo Porta a Porta dove il vicepremier Di Maio denunciava, avendo appreso poche ore prima,  la "manipolazione" del decreto stesso rispetto al testo inviato al quirinale. Tale testo non riguarda espressamente l'articolo in riferimento alle sigarette elettroniche (articolo ormai 8 e non 7) ma l'articolo 9 riportante "Disposizioni in materia di dichiarazione integrativa speciale".

Il decreto, approvato dal Consiglio dei Ministri martedì, - commenta di Maio - non è quello che è stato inviato, c'è stata una modifica. Ebbene la modifica alla quale il vicepremier di riferisce è il trafiletto dell'articolo 9 che recita: "delle ritenute e dei contributi previdenziali, dell'imposta sul valore degli immobili all'estero, dell'imposta sul valore delle attività finanziarie all'estero, dell'imposta regionale sulle attività produttive e dell'imposta sul valore aggiunto " ed "è esclusa la punibilità per i delitti di cui agli articoli [2, 3,] 4, 10-bis e 10-ter del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74 -- continuando -- b) è altresì esclusa la punibilità delle condotte previste dagli articoli 648-bis e 648- ter del codice penale, commesse in relazione ai delitti di cui alla lettera a); c) si applica l'articolo 5-septies del decreto-legge 28 giugno 1990, n.167, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 1990, n. 227; d) si applicano le disposizioni in materia di prevenzione del riciclaggio e di finanziamento del terrorismo di cui al decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, ad eccezione di quanto previsto dall'articolo 58, comma 6, del medesimo decreto; e) le condotte previste dall'articolo 648-ter.1 del codice penale non sono punibili se commesse in relazione ai delitti di cui alla lettera a), sino alla data del 30 settembre 2019, entro la quale può essere attivata la procedura..""

Secondo di Maio questo testo non era presente in quello approvato dal CDM pertanto "Domani depositerò una denuncia alla Procura della Repubblica e non lo voteremo in Parlamento se arriva così"-"Questo testo arrivato in Quirinale non è quello licenziato, rivedendo le bozze che circolavano abbiamo constatato che quella inviata al Quirinale non è quella sulla quale abbiamo discusso e successivamente approvata". 

Ma, dopo poco, arriva la smentita del Colle. L'ufficio stampa precisa, infatti, che il testo del decreto legge in materia fiscale per la firma del Presidente della Repubblica non è ancora pervenuto. La controreplica di Di Maio: "Allora basterà lo stralcio". 

Il decreto fiscale, si apprende ancora da una nota di Palazzo Chigi, è stato anticipato al Quirinale in via meramente informale come è consuetudine fare in questi casi.

Prima dell'invio del decreto fiscale al Quirinale il premier Giuseppe Conte, si apprende da Ansa, dice di aver bloccato l'invio del Decreto e annuncia che rivedrà il testo articolo per articolo al suo rientro - "Venerdì 19 torno a Roma e si chiude"- commenta Conte.

“Nessun trucco. Legge di bilancio e decreto fiscale sono passati in Consiglio dei ministri all'unanimità. Nessuno ha votato contro. Anche perché quello che chiamate condono, un condono non è”- commenta a Repubblica il vicepremier Matteo Salvini, dopo l’allarme lanciato da Luigi Di Maio.

"Noi siamo gente seria e non sappiamo niente di decreti truccati, stiamo lavorando giorno e notte sulla riduzione delle tasse, sulla legge Fornero e sulla chiusura delle liti fra cittadini ed Equitalia". Una sconfessione della linea grillina. A questo punto fonti del Movimento fanno sapere che i sospetti si concentrano sui tecnici del Mef (lo stesso capro espiatorio del decreto dignità). Mentre i leghisti difendono il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giorgetti, spesso in polemica con i 5Stelle: "Non era presente al voto finale in consiglio dei ministri lunedì sera". [Repubblica]

Ora tutto torna in discussione. E la tensione tra Lega e M5s è altissima.

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