E' stato approvato ieri al Senato nella seduta n. 64 l'emendamento al decreto fiscale 9.10000 che contiene il 25-quater che cambierà, se approvato alla Camera, le sorti del vaping inserendo importanti modifiche al settore delle sigarette elettroniche.

Riduzione al 5% del debito pregresso delle aziende al 31 Dicembre 2018 riguardante l'imposta di consumo sui liquidi da inalazione da versare; riduzione drastica della tassazione sui liquidi con nicotina (si passa un accisa pari a 0,08 centesimi al millilitro) e quelli senza nicotina  (si passa un accisa pari a 0,04 centesimi al millilitro); ritorno delle basi neutre (miscelate vg+pg) sempre con accisa; aromi, glicole propilenico e glicerina vegetale senza accisa; creazione di un codice ATECO adeguato al settore e ritorno dei liquidi da inalazione con nicotina on-line oltre che l'eliminazione delle quantità di nicotina in acqua che dovrà essere venduta con accisa sotto regolamentazione TPD.

Sono queste alcune delle novità inserite nel decreto fiscale, collegato alla legge di Bilancio, approvato dal Senato con 147 sì, 104 no e 6 astenuti. Il provvedimento, criticato dai senatori di Pd, Fi e LeU all’opposizione, passa ora alla Camera. Contrari anche Fratelli d’Italia, che però hanno collaborato con la maggioranza su alcune norme discusse in commissione Finanze. Non poche le diatribe sui banchi del Senato a partire dal "Condono" dichiarato dal Senatore Matteo Renzi che ha accusato il settore di aver dato somme a favore dell'emendamento sulle sigarette elettroniche alla Lega, al relatore di minoranza D’Alfonso (Pd) che ha ribadito e ricordato la sentenza della Corte Costituzionale del 2017 che indicava giusta la tassazione. Infine, d'altro canto come voleva dimostrare, tutto è andato per il verso giusto e il decreto è passato.

A Palazzo Madama - secondo il quotidiano JobNews - circola voce che il Dl Fisco potrebbe confluire con un maxi-emendamento all’interno della manovra, in modo che il pacchetto fiscale possa essere ulteriormente modificato. La mossa viene indicata come possibile da fonti parlamentari leghiste e pentastellate. Ma all’interno delle stesse forze politiche di maggioranza non tutti sembrano d’accordo. Un maxi-emendamento fiscale sarebbe necessario per evitare che il decreto, licenziato dal Senato, venga cambiato alla Camera e debba poi tornare nuovamente a Palazzo Madama per una terza lettura. Inserendo le norme direttamente in legge di Bilancio (al momento all’esame della commissione Bilancio di Montecitorio), verrebbe garantito un unico passaggio dalla Camera al Senato. Dal decreto Fisco si potrebbero così togliere alcune norme e inserirne di nuove. L’ipotesi è però smentita dal vicepremier leghista Matteo Salvini: “Non mi risulta”, ha detto ai cronisti. Il presidente della Commissione Bilancio alla Camera, Claudio Borghi, anche lui del Carroccio, ha aggiunto di non sapere “neanche come si farebbe tecnicamente”, e che “al momento non è arrivato nulla”. E un altro leghista, Massimo Garavaglia, sottosegretario al Mef, ha spiegato che “tecnicamente si può fare tutto: mi sembra un po’ una forzatura, ma facciano come vogliano”.

Ora la parola passa alla Camera per l’approvazione definitiva, salvo ulteriori sorprese. Il lungo processo di approvazione che sarà concluso il 31 Dicembre 2018 vedrà l'entrata in vigore della Legge di bilancio il 1° gennaio 2019.

 

Segui il disclamer dei contenuti presenti sul blog.