In presenza di un vuoto normativo che deve necessariamente essere colmato la legge è chiara "saranno gli organi preposti al controllo e decidere l'applicabilità della sanzione, se presente irregolarità".

Scandalo e stupore si sono susseguiti in queste ultime ore per quanto riguarda il termine "immissione sul mercato" dei prodotti relativi alla nicotina in acqua. Tanti sono stati gli allarmismi e tanti si sono "vivacemente preoccupati". 

Tale prodotto (venduto precedentemente al decreto fiscale appena pubblicato in gazzetta che specifica le norme di attuazione per tale liquido) conteneva una quantità elevata di nicotina disciolta in acqua che una volta miscelata con la base poteva dare la gradazione di nicotina richiesta dall'utente. Il Decreto Fiscale appena approvato contiene la nuova normativa per la quale tale nicotina disciolta in acqua non può essere "immessa sul mercato" se non rispecchi le normative Tpd del 2016; flaconi da 10ml con gradazioni di nicotina variabile fino a non superare i 20mg/ml. Lo stesso decreto legislativo però non parla di negozianti ma solo di fabbricanti e importatori.

Il problema è sorto proprio per questa "immissione sul mercato" dove una sentenza ci potrebbe venire in aiuto ribadendo la decisione, dell'organo legislativo, della Corte di Cassazione con sentenza 14 aprile 2015, n. 15235 riporta che "Un prodotto deve considerarsi immesso sul mercato comunitario quando viene reso disponibile per la prima volta: ciò avviene quando un prodotto fuoriesce dalla fase di fabbricazione al fine di essere distribuito/utilizzato sul mercato comunitario." 

Ebbene anche se la sentenza si riferisce ad una sentenza specifica, può essere applicata a tutti i casi generici come anche il nostro, proprio per il principio di "Ratio legis" data dalla voluntas legislatoris ove si passa ad una differente voluntas legis determinabile non più in relazione al tempo ed all’occasione che hanno dato vita al testo legislativo quanto, piuttosto, alla sua polisemica formulazione ed alla sua concreta portata attuale". Ma continuando le discussioni sono anche altre.

In effetti il problema sorge anche sull'interpretazione individuale del glossario ufficiale (visibile quì) redatto dal Ministero dello Sviluppo Economico che recita: per "Immissione sul mercato" si intende l'offerta o la messa a disposizione di terzi, contro pagamento o gratuita. L'importazione è considerata un'immissione sul mercato.

Ma allora tra allarmismi, telefonate, caos generale e negozianti che impacchettano furiosamente le scorte rimanenti, cosa bisogna fare? Il produttore, fabbricante o importatore deve necessariamente interrompere la produzione del prodotto, questo è certo, ma il negoziante rientra tra quelli che "immettono nel mercato il prodotto"?

E nel frattempo che AAMS decida il da farsi con - "se ne sta discutendo o emetteremo una Circolare in merito" - prendiamo atto di qualcosa che qualsiasi persona poteva benissimo ricavare informandosi o ricercando quelli che vengono chiamati "vuoti legislativi", con il quale in giurisprudenza e in diritto, si indica l'assenza di una normativa legislativa che regolamenti una determinata materia giuridica.

Bene possiamo allora dire che il decreto fiscale, entrato il vigore il 29 Dicembre 2018, vieta l'immissione sul mercato da parte del fabbricante o importatore della nicotina in acqua e pertanto non si potrà più produrre, di questo ne siamo più che sicuri, ma essenzialmente in assenza di una norma e in attesa di una circolare adeguata che possa porre fine alla diatriba è consueto dire "che gli organi preposti al controllo decideranno il da farsi, "forse" caso per caso".

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