Il dibattito è aperto e nessuno si spreca nelle spiegazioni e nelle delucidazioni se gli aromi sono o meno tassabili?

I mesi di novembre e dicembre dello scorso anno hanno dato un duro colpo al comparto del Vaping. Dalla Corte Costituzionale prima, dalla legge di Bilancio 2018 poi, abbiamo visto cadere un settore che era stato nettamente fiorente e che fino ad oggi aveva portato quasi un milione di persone a smettere di fumare le sigarette tradizionali.

Ma ripercorriamo un attimo la nuova normativa che vede la tassa incidere, in questo momento, sui liquidi da ricarica che è pari a 0,393 € al millilitro (circa). Il dubbio non sorge più. Tutti i liquidi di ricarica con o senza nicotina devono essere "corredati" - fatemi passare il termine -  da questa tassazione.

In effetti oltre al problema "tassa" si è proclamato un'altro grave dilemma. La Normativa approvata con la legge di Bilancio 2018 introduce anche l'illecito di contrabbando per i prodotti sopra descritti con o senza nicotina come anche glicole propilenico e glicerolo/glicerina vegetale ad eccezione degli aromi - FATTA SALVA L'ETICHETTA CON LA DESTINAZIONE D'USO. Parlando in materia di sanzioni - che possono essere sia amministrative sia penali in funzione alle dinamiche di equivalenza del contrabbando dei prodotti del vaping equiparati a quelli del tabacco - si rischia fino a 5 anni di carcere in materia penale e da 5 mila a 50 mila euro in materia amministrativa. Pertanto prestare la massima attenzione non è mai troppa perchè si rischia davvero molto. 

Avendo allora constatato che la tassazione è attiva sui liquidi passiamo a parlare degli aromi.

Il recente intervento dell'Avv. Iacopo Annese pubblicato su Sigmagazine dal titolo "Sigarette elettroniche, anche gli aromi sotto imposta?" mette il luce in maniera rigorosa e dettagliata tutta una serie di dinamiche legislative legate alle tassazione degli aromi che potrebbe essere "probabile" in seguito proprio a tutta una serie di normative che l'avvocato stesso mette in evidenza. Di contro numerosi dibattiti sono nati tra vapers, produttori e distributori su quanto possa essere reale questa possibilità. 

Stefano Caldarone nel suo blog con un articolo dal titolo "Aromi concentrati: Il dilemma della tassabilità" rispondendo all'Avv. Iacopo Annese mette il risalto come il problema della tassazione è molto ma molto ambiguo o almeno non spiegato dalle normative e pertanto ancora privo - se così si può definire -  di una regolamentazione adeguata.

Vi invitiamo a leggere i due articoli proprio per capire e comprendere i punti di vista spiegati e i punti a seguire di cui condividiamo in parte opinioni dell'Avv. Arnese e in parte opinioni di Caldarone.

Il problema della "destinazione d'uso" si affaccia alla stragrande maggioranza dei prodotti che vengono venduti. L'idea di dover concentrare l'attenzione sulla Corte di Cassazione che esprime il giudizio sulla destinazione d'uso che è legata non solo al produttore ma anche al venditore è nettamente in contrasto con i principi della Corte Costituzionale secondo cui sono tassabili i "prodotti da inalazione costituiti da sostanze liquide, secondo la destinazione d’uso datane dal fabbricante". In effetti ci troviamo d'accordo sull'idea che un liquido da inalazione è costituito da più sostanze come l'aroma, la glicerina/glicerolo vegetale, glicole propilenico e a volte anche acqua che hanno molteplici utilizzi all'interno di altri comparti o ambienti di lavorazione e questa - appunto - tassazione relativa al Vaping (e quindi solo un parte minima dell'utilizzo di queste sostanze nell'ambito generico) è stato il cardine che ha portato la Corte Costituzionale ad esprimersi in merito - dettagliatamente - anche senza specificare in qual caso qualcosa sugli aromi in maniera specifica. Ricordiamo in tal caso che gli aromi usati nel settore sono prettamente aromi alimentari (idrosolubili e non oleosolubili che - di contro - sono espressamente del comparto alimentare legato alla cucina e non svapabili) e quindi utilizzabili anche in altri settori.

Il Prot. 65527 del 23 giugno 2015, AAMS (Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato) risponde allo specifico quesito se le basi neutre e gli aromi concentrati fossero tassabili,  “ha dunque rilievo, nella fattispecie, esclusivamente la caratteristica del prodotto di poter essere inalato così come ceduto ai consumatori, indipendentemente dalla sua composizione. Infatti, non hanno rilievo, in base al tenore della norma, eventuali miscelazioni che potenzialmente possono essere effettuate direttamente dai consumatori, le quali potrebbero ben essere effettuate anche su prodotti già immessi in consumo miscelati per conferire al prodotto un determinato aroma caratterizzante”. 

Si evince che AAMS con questa nota - di risposta - non effettua una spiegabile e/o trasparente regolamentazione in merito agli aromi pur definendo in termini molto specifici "tassabili le basi neutre" e viene - a parere nostro coerente con quello di Calderone - messo in risalto il Timore di AAMS che un liquido possa sfuggire all'imposta essendo scomposto in parti e miscelato successivamente dall'utente finale, l'unico rilevante elemento che si evince dalla nota è la possibilità di un liquido di essere inalato "tal quale", cosa che è possibile per gli aromi ma non fattibile. L'Avv. Arnese, come è giusto comprendere, deduce che gli aromi siano allora tassabili ma Calderone spiega come la nota di AAMS non aiuta nella spiegazione del quesito che lascia ampia interpretazione - come pensiamo anche noi - al lettore il quale dovrà necessariamente fare riferimento alla Corte Costituzionale.

Nella sentenza della Corte Costituzionale l'ultima parte del punto 3.2 svolge un ruolo fondamentale dell'individuazione di tale quesito: "il tratto unificante dell’oggetto dell’imposta sarebbe dato dalla destinazione impressa dal fabbricante – che è il soggetto passivo dell’imposta – al 9 prodotto, ossia la sostanza liquida, funzionale all’aspirazione del vapore generato dalla stessa per mezzo del dispositivo con l’apparenza del fumo di sigaretta tradizionale. La succedaneità dei prodotti da fumo sarebbe individuata razionalmente dal legislatore nella funzione sostitutiva del tabacco, impressa dal produttore al liquido inalabile senza combustione mediante apposito dispositivo."

Ebbene secondo quando evidenziato da Caldarone - in linea con il nostro pensiero - è questo il cardine fondamentale della tassabilità degli aromi concentrati che non possono essere usati prolungatamente come sostituti di un liquido "completo" che possa portare il fumatore a sostituire la sigaretta tradizionale in quanto dopo poche attivazioni - dice Caldarone - la resistenza del vaporizzatore cesserebbe di funzionare a causa delle incrostazioni. In altre parole, ricaricare il proprio vaporizzatore con un aroma concentrato puro danneggerebbe il dispositivo stesso.

Pertanto siamo convinti e CERTI del fatto che "attualmente" gli aromi concentrati non sono soggetti ad imposta (Vogliamo specificare in quanto non svapabili tal quale?) ma è possibile che in un futuro possano essere anch'essi soggetti ad una imposta in funzione alle dinamiche avute alla fine del 2017 dove tutto il comparto del vaping ha visto decadere tutte le certezze e le convinzioni che si erano formate negli anni precedenti - possibilità remota . Rimane la nostra stima per L'Avv. Arnese che ha, dopo un lungo articolo e studio sui fatti, espresso in maniera rigorosa e dettagliata i dubbi che tutti ci siamo posti sulla tassabilità egli aromi e un grazie a Stefano Caldarone per averci dato la possibilità di esprimere le nostre opinioni usando il suo dettagliato studio sugli argomenti trattati. Sperando credo tutti insieme di poter far cambiare le cose attenderemo ulteriori sviluppi da parte delle istituzioni.