In merito al problema che si è presentato in questi giorni su questo "emendamento" presentato dal PD sulle sigarette elettroniche...

immagine tratta da: http://vignetteagj.blogspot.it

Continua la diatriba sul caso "emendamento" di cui ci siamo occupati qualche giorno fa con l'articolo "Mancava solo questa! Non bastava la TPD". Dopo la lettera inviata alla redazione del giornale, dove abbiamo appreso la notizia da parte di Opengate (una società di consulenza che lavora nel mondo delle e-cig da più di 4 anni), dove si invitava ad informarsi prima di creare allarmismi (l'allarmismo c'è e ne diamo atto al direttore del giornale che prontamente ha pubblicato la notizia) - e quindi praticamente conferma la notizia senza ombra di dubbio -, leggiamo l'evolversi della situazione rivolgendo sempre lo sguardo all'articolo apparso ieri sul giornale Sigmagazine, riportando quello per cui il settore del vaping risulterebbe in pericolo. Un grosso pericolo?!?

Finalmente si sanno questi fatidici nomi dei senatori firmatari di questo "Emendamento"; Simona Vicari (Alternativa Popolare) e Pasquale Scollo (PD). L'Anafe (Associazione nazionale produttori di fumo elettronico) e UniEcig (Unione italiana esercenti E-cig) per cancellare questo "possibile emendamento"  propongono al vice-ministro dell'economia "Casero" e a questi suddetti senatori l'apertura di un tavolo di concertazione (o meglio accordo) per riformare il settore del vaping in quanto creare delle regole senza aver interpellato i "responsabili" del settore è proprio un fatto anti-democratico.

Ritorniamo all'emendamento in poche parole: Si chiede di "mettere" sotto monopolio tutti i liquidi con nicotina e la chiusura di tutti gli shop online italiani e non". Il rappresentante di "Opengate" fa una rimodulazione da come si evince dall'articolo pubblicato dal giornale che però viola qualsiasi principio di libero mercato e di concorrenza e fa scattare l'allarme presso le due associazioni di settore.

Il settore del vaping non solo è un settore che "salva vite umane" ma impiega persone, crea un mercato e da lavoro; se l'emendamento venisse approvato le parti politiche coinvolte sarebbero responsabili di una chiusura inaspettata di un settore che ha molteplici pro nel mercato italiano (e non). Operatori, distributori, venditori e tante altre "persone" hanno investito, speso tempo e denaro per creare una linea capillare di vendita e di distribuzione. Tutto questo potrebbe davvero portare a pensare che molti operatori (negozi, distributori) che hanno o avevano programmato aperture di negozi, nuove "linee" di azione di vendita e nuovi investimenti potrebbero vedere spese in vano tutti le fatiche ed i progetti creati, per non parlare dei requisiti non ancora definiti che dovrebbero riguardare sia i negozi "fisici" presenti attualmente che quelli di nuova apertura.

Questo quello che riporta il giornale sulle affermazioni dei rappresentanti delle due associazioni :

Massimiliano Mancini (Anafe) esprime totale preoccupazione: “Queste proposte emendative hanno un impatto preoccupate in un settore. La chiusura dei negozi di sigarette elettroniche determinerebbe un impoverimento del nostro sistema Paese e un ritorno all’illegalità. La concentrazione della rivendita di questi prodotti presso le tabaccherie porterebbe a un’ulteriore distorsione del mercato e non tiene conto degli investimenti nei punti di rivendita effettuati negli ultimi anni coerentemente con la normativa esistente. Qualora queste misure restrittive dovessero realizzarsi, con conseguenti effetti negativi non ancora perimetrabili  potrebbero costare allo Stato cospicui indennizzi per la riconversione del business degli attuali esercenti. Lo stop alla vendita nelle farmacie corrisponde, invece, esclusivamente a logiche di profitto a danno della salute dei fumatori. Le farmacie e i negozi che vendono le sigarette elettroniche e i liquidi di ricarica sono luoghi nei quali i fumatori possono avviare un percorso di conversione a prodotti a rischio ridotto. Sono, infatti, a tutti gli effetti centri per la lotta al fumo, che aiutano a smettere di fumare e ad adottare abitudini più sane. La chiusura di questi punti vendita è dannosa e contraria alle politiche di tutela della salute pubblica. Facciamo appello – conclude Mancini – al Governo nelle persone del ministro Padoan, del ministro Lorenzin e del vice ministro Casero perché intervengano tempestivamente scongiurando il sostegno a queste misure ed evitando eventuali riformulazioni dannose per l’industria e per i consumatori”.

Antonella Panuzzo (UniEcig) esprime parole di preoccupazione sul fronte delle attività commerciali. “La rinnovata attenzione del legislatore verso il mondo della sigaretta elettronica desta grande preoccupazione. Si continua, infatti, a perseguire una direzione errata, con provvedimenti – ancora una volta – a detrimento dell’intera filiera ma soprattutto a danno dei negozianti che, con grande fatica, hanno conquistato un piccolo spazio di mercato negli ultimi quattro anni. Ultimamente UniEcig, consapevole di essere stata oggetto di un tentativo di strumentalizzazione per il raggiungimento di obiettivi del tutto contrastanti con la tutela del settore – commenta Antonella Panuzzo – ha inviato una comunicazione ufficiale agli esponenti di Governo interessati alla materia, nonché ai punti di riferimento istituzionale del mondo della sigaretta elettronica, evidenziando come – contrariamente a quanto alcuni hanno voluto far credere – i negozianti siano completamente contrari alle proposte emendative in discussione. Riteniamo, infatti, che l’intero settore e-cig sia meritevole di una più ampia riforma che, passando dal riconoscimento dell’autonomia del settore (che oggi non vede neanche l’esistenza di un codice ATECO) disciplini in maniera organica l’intera materia. Auspichiamo quindi che il Governo e le istituzioni competenti si oppongano, con senso di responsabilità, all’ennesimo tentativo di regolamentare unilateralmente il comparto e che, una volta definite le linee guida fiscali attraverso l’ormai prossimo intervento della Corte Costituzionale, si avvii a tal fine una concertazione che possa coinvolgere tutti gli operatori di settore.