Nelle ultime ore si è diffusa la notizia di un emendamento presentato dal PD per dare al Monopolio il settore del vaping...

Mancava solo questa al settore del vaping in Italia, non bastava la TPD. Nelle ultime ore si è diffusa la notizia tramite un giornale di settore [Sigmagazine: http://www.sigmagazine.it/2017/11/monopolio-nicotina/ - Novembre 2017] che sia stato presentato un emendamento a firma di un senatore del Partito Democratico che "vorrebbe" consegnare i liquidi con nicotina nelle mani della distribuzione esclusiva del monopolio (Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.) e ad una ipotesi che dovrebbe "limitare i danni" fatta dai i gruppi di pressione.

Tali richieste potrebbero rivoluzionare il settore del vaping e forse stravolgerlo. Il problema sta nel fatto che se tali richieste vengono approvate in fase di bilancio potremmo trovarci di fronte ad un nuovo mondo del tutto diverso da quello attuale in questo settore; dalla consegna della vendita dei prodotti con nicotina in esclusiva ai tabaccai alle  modalità di approvvigionamento dei negozi di sigarette elettroniche che potrebbero essere stabilite “con decreto dell’Agenzia delle dogane da emanarsi entro il 31 marzo 2018“ ed inoltre alla rivoluzione delle vendita online dei prodotti (eliminazione del termine transfrontalieri nelle legge di recepimento della TPD).

Cosa potrebbe allora accadere?

- I negozi specializzati di sigarette elettroniche non potranno più vendere liquidi contenti nicotina ma vendere solo aromi, basi neutre e hardware.

- Vietata la vendita on.line sia nazionale che estera; i negozi dovranno rifornirsi solo ed esclusivamente da un distributore unico per l'Italia che sarà indicato dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli procedendo con l'acquisto tramite un rappresentante di zona. Dall'articolo presentato si evince anche che l'unica società in italia che sarebbe in grado di reggere tale "mole di lavoro" sarebbe la "Logista" che già si occupa di distribuzione di tabacco.

La risposta per limitare i danni all'emendamento in un documento dettagliato:

- Distanze minime tra negosi di vaping : 300 metri

- Tassa annuale non inferiore a 1000 euro che ogni rivenditore dovrà pagare ad AAMS (Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato)

- Rapporto tra numero di abitanti e negozi su strada presneti ( 1 ogni 8000 abitanti)

(questo per i negozi di nuova apertura - sempre che li fanno aprire - per i vecchi (operativi da almeno 6 mesi) si dovrà dimostrare che mensilmente si raggiunge un fatturato di almeno 10.000 euro, non si capisce se lordo o netto, per potersi vedere rinnovata la "LICENZA" (patentino o licenza  - simile a quella che per il momento viene data ai tabaccai) . Se non li raggiunge - sicuramente - chiuderà.

Tutto dovrebbe passare - secondo quanto letto -  dallo Stato: dalla distribuzione, unica, ai prezzi fissi di acquisto e vendita; distanze minime e forniture regolamentate; patentino per le aperture e chiusure inaspettate; produttori che potrebbero immettere sul mercato un quantitativo predisposto da AAMS di liquidi con nicotina - sempre se approvati - e la stessa AAMS potrebbe decidere "arbitrariamente" di puntare su un prodotto  - perchè più venduto - che su un'altro fino a farlo scomparire del tutto.

Ecco quello che ci aspetta. E se la TPD ha cambiato il settore del vaping questa nuova notizia potrebbe del tutto stravolgerlo e renderlo molto simile, se non uguale, a quello del tabacco... sarà mai possibile?