Ecco gli scenari possibili. Surreale o incredibile non si sa proprio come definirla la situazione attuale in Italia. E' certo solo che l'eliminazione della tassazione dovrà attendere.

Lista dei Ministri presentata e pronti per essere più che operativi era l'intento dei due leader politici rispettivamente della Lega e del movimento 5 stelle, ma Mattarella ha detto di no. In due giorni si sono susseguite tantissime interviste e tantissime presente radiofoniche e televisive sulla decisione di Mattarella di non dare la possibilità al governo del cambiamento, con a capo il giurista Giuseppe Conte durato appena quattro giorni in carica, di partire approvando la lista dei ministri presentata il 26 Maggio 2018 al Colle e bocciata per la presenza dell'economista Paolo Savona. Questa sembra essere la possibile giustificazione del rifiuto. Subito dopo la rinuncia di Conte, Mattarella convoca Cottarelli per creare un governo definito "neutrale". 

«Ho fatto tutto il possibile per far nascere un governo politico, ma non potevo accettare un ministro dell’Economia che minacciasse l’adesione dell’Italia all’euro, che considero fondamentale per il futuro del Paese e dei nostri giovani. Ho accettato tutti i ministri. Ma se si deve discutere di questo (l’uscita dall’Euro) lo si faccia apertamente, ma non è un tema che si è discusso in campagna elettorale». afferma Mattarella nel video di spiegazioni al Quirinale.

Le forze politiche quindi vanno allo scontro e nel mentre Luigi di Maio  - leader pentastellato - è il più duro nei confronti del Capo dello Stato affermando "La scelta di Mattarella è incomprensibile", "La verità è che non vogliono il M5S al governo, sono molto arrabbiato ma non finisce qui", continuando ad affermare ospite di Fabio Fazio "Chiedo l'impeachment per Mattarella"e ricordanto l'articolo 92 della costituzione:

L’articolo 92 della Costituzione recita: “Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri”.

Matteo Salvini - leader della Lega - tramite un video sulla sua pagina facebook la stessa sera del 26 vuole le elezioni per poter decidere le sorti di un governo che in questo momento è stato rifiutato. Nel video Salvini si dichiarava pronto nel passare dalle parole ai fatti ricordando l'impegno preso nei confronti della tassazione sulle sigarette elettroniche ed avendo solo belle parole per i 5 Stelle e questo fa riflettere, perché in vista di nuove elezioni con questo sistema elettorale, Lega e 5 Stelle potrebbero cambiare strategia e fare un’alleanza vera e propria,:

"Abbiamo pensato a come chiudere i litigi tra italiani ed Equitalia, a come togliere le accise sulla benzina, le inutili tasse sulle sigarette elettroniche. C’erano alcuni problemi, ma io ringrazio il prof. Conte, Savona, Sapelli e gli amici dei 5 Stelle con cui abbiamo lavorato. E oggi ci hanno detto che se non c’è l’ok di Bruxelles e Berlino non si parte… A qualcuno di noi hanno chiesto opinioni su un ministro tedesco, francese, lussemburghese?”

Ci sono stati infatti tre casi in cui il capo dello stato di turno si è impuntato sulla scelta di un ministro, chiedendo alle forze politiche di indicare un nome differente.

  • Per il primo precedente bisogna risalire al 1994, quando Silvio Berlusconi, appena sceso in politica, vinse le elezioni. Berlusconi propose al presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro il nome di Cesare Previti, suo avvocato, come ministro di Grazia e Giustizia. Scalfaro, preoccupato per le esternazioni di Previti sulla magistratura (in campagna elettorale aveva detto: “Vinceremo le elezioni e poi non faremo prigionieri”), oppose il suo rifiuto. Berlusconi prese atto della cosa e indicò come guardasigilli Alfredo Biondi (Previti diventò ministro della Difesa).
  • Il secondo precedente risale al 2001: il capo dello stato Carlo Azeglio Ciampi rifiutò il nome di Roberto Maroni come ministro della Giustizia del secondo governo Berlusconi. Maroni venne dirottato al ministero del Lavoro, mentre alla Giustizia andò un altro esponente della Lega, Roberto Castelli.
  • L’ultimo precedente è più recente ed è del 2014: il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sconsigliò a Matteo Renzi di nominare il procuratore di Reggio Calabria Nicola Gratteri come ministro della Giustizia. La motivazione fu che sarebbe stato inopportuno affidare il ruolo di guardasigilli a un magistrato ancora in carica. Renzi accettò l’obiezione di Napolitano e nominò alla Giustizia Andrea Orlando. [TPINEWS.it - 29 Maggio 2018]

Adesso si aprono tre scenari differenti tra cui Le elezioni anticipate, il possibile governo Cottarelli e l'Impeachment.

Impeachment

L’impeachment, ossia la messa in stato di accusa del presidente della Repubblica per alto tradimento, è regolato dall’articolo 90 della Costituzione italiana, che recita: “Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri“. Proposta dal movimento 5 stelle che in queste ore ha espresso risentimento per la decisione di Mattarella sarà sicuramente difficile - ma non impossibile -  far valere questa ipotesi per due motivi:

Il primo motivo è che, per avere effetto, la messa in stato di accusa deve essere approvata dalla maggioranza assoluta dei membri del parlamento, ed essenso che in questo preciso momento la proposta di Di Maio non ha trovato seguito in altri partiti (fatta eccezione per Fratelli D'Italia) soprattutto da Matteo Salvini che preferisce andare alle elezioni. Dunque non si hanno per prima cosa i numeri necessari.

Il secondo motivo è che il verdetto finale non spetta al parlamento, ma alla Corte costituzionale. Dunque, anche nel caso in cui la maggioranza assoluta di deputati e senatori votasse a favore dell’impeachment, sarebbe necessario un ulteriore vaglio. È altamente improbabile che la Consulta riconosca l’altro tradimento da parte di Mattarella. Ed anche se in queste ore si ragiona sull'articolo 92 della Costituzione che sancisce “il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri” come sostenuto dalla maggioranza dei costituzionalisti, questo significa anche che il Colle può legittimamente opporsi alla nomina di un ministro.

Governo Cottarelli

Archiviata la possibilità di un governo guidato da Giuseppe Conte e sostenuto da M5S e Lega, il presidente Mattarella ha convocato al Quirinale Carlo Cottarelli per conferirgli l’incarico di formare un nuovo esecutivo. Cottarelli, economista che ha lavorato a lungo nel Fondo Monetario Internazionale, è stato nominato dall’allora premier Enrico Letta nel 2013 a ricoprire il ruolo di commissario alla spending review. L’anno seguente ha lasciato l’incarico a causa di divergenze con Matteo Renzi, che nel frattempo era diventato presidente del Consiglio. Il capo dello Stato ha puntato su Cottarelli perché si tratta di una figura apprezzata all’estero e dai mercati, in grado di rassicurare gli operatori finanziari sulla stabilità dei conti italiani.