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La sanzione è più pesante per il controllore che non per il controllato.
Succede in provincia di Latina e, nello specifico, presso il Comune di Monte San Biagio, 6.206 anime note per la notevole tradizione culinaria.
E, da ora, anche per la tosta vinia anti-fumo parata (giustamente, diciamo) dal Primo Cittadino Federico Carnevale.
La fascia tricolore, come precisa la testata locale latinaoggi, ha promosso, infatti, la ratifica di un apposito Regolamento anti-fumo – non è chiarito se la approvazione si sia registrata già in sede di Consiglio comunale o se solo in quella di Esecutivo.
Tali norme locali, in particolare, dispongono come nelle aree interne della Casa comunale – ovvero in uffici, corridoi, sede della Polizia municipale – non si potrà in alcun modo fare uso di sigarette.
Ebbene, dove vivrebbe la novità?
In effetti non ve ne è alcuna, nella grossa sostanza, giacché, come abbondantemente risaputo, la legge Sirchia, da oltre quindici anni, ormai, ha acceso il disco rosso per i fumatori in ambienti pubblici al chiuso.
Se, però, la impossibilità a fumare non rappresenta affatto una “news”, lo è una sfumatura insita nel Regolamento stesso.
Ebbene si, dal momento che quest'ultimo prevede la consueta sanzione amministrativa in capo al trasgressore che venga sorpreso con tanto di sigaretta (accesa) alla mano ma – udite udite – in misura ancora più tosta, la sanzione per chi, investito del ruolo di vigilare sulla osservanza di tale divieto, non assolve con pienezza al proprio compito di supervisore.

MULTE PESANTISSIME PER IL CONTROLLORE…CHE NON CONTROLLA

E questo si deduce dai contenuti del regolamento.
Se, infatti, il fumatore-trasgressore del divieto , qualora colto in flagranza di fumo, dovrà cacciare una somma tra 55 e 275 euro – con la cifra che potrà salire fino a 550 nel momento in cui la violazione fosse poste in essere in presenza di donne in chiaro stato di gravidanza o di bambini fino a 12 anni – ben più significativa sarebbe la sanzione per colui il quale, incaricato al controllo, non eserciti di fatto la sua funzione. Per lui la multa potrà arrivare fino a 2.000 euro.
La logica del regolamento voluto dal sindaco laziale è certamente condivisibile: ogni norma, ogni regola, infatti, hanno senso unicamente se vengono fatte rispettare, se sono accompagnate da controllo e, eventualmente, da sanzione.
Per questo, nel caso specifico, affinché non si voglia che le legge antifumo resti mera teoria, bisogna rivolgere l’attenzione sul destinatario finale della norma.
Ma, ancor di più, su coloro i quali dell’ossequio di quella prescrizione devono esserne i garanti.

Non solo l'apparato cardiorespiratorio.
Transitare alla sigaretta elettronica darebbe indiscusso beneficio anche al sistema gastroenterico.
Importanti le differenze che, nell'ambito di una ricerca posta in essere dall’Università di Newcastle, sono emerse tra fumatori e svapatori rispetto, in particolare, alla salute della flora intestinale.
Lo studio si è basato sul prelievo di campioni di tessuto al fine di capire lo stato del macrobiota intestinale delle varie categorie.
Nello specifico, è stato costatato come gli utilizzatori di sigaretta elettronica avessero un sistema “batterico” praticamente uguale a quello dei non fumatori e dei non svapatori.
Tra i fumatori, invece, si è rinvenuta in modo netto – mediamente – la presenza della cosiddetta Prevotella, batterio che viene posto in correlazione alla insorgenza di stati infiammatori del colon e di patologie cancerose.
Allo stesso tempo, nell’intestino dei fumatori si è preso atto di una consistente penuria di batteri che sono utili alla causa intestinale quali i Bacteroides, cosiddetti batteri buoni.
Quelli che, cioè, sono funzionali all’equilibrio della flora.
FUMO CORRELATO INVECE AL MORBO DI CROHN
Ed anche tale elemento non è certo positivo dal momento che la carenza di tale batterio potrebbe essere legata alla insorgenza del morbo di Crohn, affezione seria ed estremamente invalidante che colpisce, appunto, l’apparato intestinale.
Tutto questo, in definitiva, per dire come il fumo di sigaretta sia causa di un danno globale per il corpo umano non limitandosi a produrre effetti negativi solo sul sistema principe cardiopolmonare.
Le tossine delle sigarette, infatti, trasportate attraverso il circolo sanguigno, giungono di fatti in tutti i siti ed in tutti gli apparati del corpo umano, anche in quelli più distali.
Muscoli, scheletro e, a maggior ragione, apparato digerente ad essere fortemente compromessi dal fumo, in una misura tanto maggiore quanto maggiori saranno il periodo di vita legato al “vizio” ed il numero delle bionde quotidiane.
Laddove, invece, come si è potuto cogliere dall’attività di ricerca posta in essere, la e-cig ha un impatto praticamente nullo sul particolare aspetto della salute intestinale.
Smettere di fumare, per chiudere, è un beneficio a 360 gradi

Il Ministero della Salute italiano si conferma troppo distante e poco aperto rispetto alla tematica del minor danno”.
Così Arcangelo Bove, Presidente Unasweb nonché fondatore di Svapoweb.
Le parole dell’imprenditore sannita all’indomani della lettera firmata da Giovanni Rezza e da Rosanna Ugenti, rispettivamente Direttore generale della Prevenzione e Direttore generale delle Professioni sanitarie e Risorse umane presso il Dicastero guidato dal Ministro Speranza.
I due, in una lettera pubblicata da Quotidiano Sanità e ripresa da Svapo Magazine, hanno, nell’ambito di un discorso più ampio, fatto riferimento anche alle sigarette elettroniche definite come strumenti che “possono determinare dipendenza da nicotina come i prodotti tradizionali“.
Ancora, le stesse venivano indicate come “prodotti che non costituiscono in alcun modo un’alternativa valida e sicura al consumo tradizionale di tabacco stante la presenza, oltre alla nicotina di agenti cancerogeni e sostanze tossiche nocive”.
Queste conclusioni poste in essere da due altissimi funzionari ministeriali prendono in considerazione, con tutta evidenza, solo una parte estremamente ristretta della letteratura e della ricerca in essere in materia ignorando, sicuramente in modo non volontario, un’ampia fetta di scienza e di ricerca che, invece, attesta come le sigarette elettroniche non determinino dipendenza e siano sicuramente estremamente meno nocive rispetto alle sigarette tradizionali. Noi stessi – ancora Bove – affermiamo come la soluzione ottimale sia quella di non iniziare a svapare da parte di quanti non sono fumatori”.

REZZA E UGENTI PARLANO DI EVALI?

Ma non si può ignorare il fatto – incalza Bove – che le sigarette elettroniche aiutino a smettere di fumare e, quindi, in un ottica di minor danno, sono assolutamente da prendere in considerazione.
Tuttavia, i dottori Rezza e Ugenti, anche su questo aspetto, dimostrano una veduta diametralmente opposta affermando come siano disponibili “approcci terapeutici anche farmacologici di provata efficacia”.
Oltre a questi aspetti trattati nella menzionata lettera, suscita particolare impressione il riferimento a “eventi letali per patologie polmonari conseguenti all’uso di sigarette elettroniche ad oggi segnalati negli Stati Uniti e in Gran Bretagna”.
Con tutta evidenza, i due esponenti si riferiscono al fenomeno “Evali” che nulla ha a che fare, come è stato ammesso dalla Food and Drug Administration americana, con l’uso corretto delle sigarette elettroniche. Ad avere determinato quegli incidenti era stato, infatti, l’uso di sostanze, come la Vitamina e acetato, che non sono prodotti rinvenibili nei liquidi leciti e riconosciuti presenti nel mercato ufficiale.
Bensì quegli incidenti erano da ricondurre unicamente al traffico del clandestino, del contrabbando laddove la sigaretta elettronica era solo lo strumento innocente, al pari di una siringa che viene utilizzata da un tossicodipendente per fare uso di stupefacenti.
È chiaro, come in tale ultimo esempio, non possa essere imputata la siringa ma la sostanza che ci si inietta.
Siamo certi, come Unasweb, che quella dei Dirigenti ministeriali sia stata esclusivamente una svista, sebbene non trascurabile. Invitiamo a rimediare
 – si avvia a concludere il vertice Unasweb – pensando al danno gravissimo che, in termini di salute, si fa a quelle persone che, attualmente fumatori, potrebbero trovare una importante soluzione nelle e-cig ma vengono spaventate da informazioni che, come in questo caso, arrivano da altissime fonti istituzionali che dovrebbero guidare le scelte dei cittadini”

Il fumo di sigaretta causa problematiche non solo a carico dell’apparato cardiocircolatorio e polmonare ma anche di quello osteomuscolare.
Così esito approfondimento condotto dall’Istituto Ixè per conto della Siot – Società italiana di Ortopedia e Traumatologia.
Secondo l’indagine “Combattere il fumo fino all’osso” e posta in essere su 350 medici specialisti ortopedici, le più significative conseguenze a carico del complesso muscolo scheletrico legate al fumo vivrebbero nel progressivo deteriorarsi delle cartilagini, nel maggior rischio di infezioni in fase post operatoria ma anche in più dilatati tempi di recupero a seguito di fratture ossee e lesioni ai tendini.
Nel corso dell’indagine – ha evidenziatoto a “Quotidiano Sanità” Margherita Sartorio Mengotti, Ad dell’Istituto Ixé – abbiamo riscontrato che la maggior parte dei cittadini maggiorenni è consapevole di come il fumo possa provocare danni anche al sistema muscolo-scheletrico.
Uno dei veicoli importanti dell’informazione in merito – ha sottolineato ancora la stessa – è rappresentato proprio dai medici ortopedici.
Il segmento di popolazione che ha avuto a che fare con questa categoria di specialisti è tendenzialmente più informato della media anche se resta ampia la fascia di popolazione che ignora i rischi derivati dal consumo di sigarette anche in caso di patologie al sistema muscolo-scheletrico”.

SDOGANARE I VETI
La Società italiana di Ortopedia e Traumatologia – e qui si viene all'aspetto centrale – ha quindi redatto, ad esito dell’indagine, un decalogo relativo ai potenziali rischi del fumo a carico del sistema muscolo scheletrico ed alle possibili strategie del contenimento dei danni da fumo.
Ebbene, tra le "vie" che la Siot invita ad indicare vi è, unitamente alle alternative al fumo già note, anche quella data dalla sigaretta elettronica.
Facendosi proprio, del resto, quanto auspica la scienza pro-svapo: ovvero inserire la e-cig nella rosa delle possibilità che le Istituzioni devono considerare in ottica di smoking cessation, sdoganando la stessa da assurdi veti.
Ma non è tutto: l’indagine Siot rivela come, in realtà, già una larga fetta dei medici ortopedici, interpellati al riguardo, proponga la sigaretta elettronica quale opzione al paziente fumatore.
Addirittura, la sigaretta elettronica sarebbe la oozione maggiormente suggerita (in circa il 17% dei casi), più di cerotti e gomme.
Auspicando che dalle alte sfere ci si smuova in tale direzione, dal “basso”, dalla quotidianità del contatto con il paziente, inizia ad aversi un movimento di sensibilizzazione.

Chi fuma e beve in modo eccessivo ha il 40% di possibilità in più di sviluppare un tumore del cavo orale.
Quindi, il messaggio che deve passare, ovviamente, è che il fumo nuoce alla salute. Ma non basta dirlo attraverso le immagini choc sui pacchetti di sigarette, perché quelle immagini, accompagnate dalla scritta ‘Il fumo uccide’, non sono servite a nulla”.
Così, ad Adnkronos, Francesco Riva, Presidente del Cenacolo Odontostomatologico Centro Italia.
In Italia ogni anno – spiega ancora Riva – 6.000 persone hanno una diagnosi di tumore del cavo orale”.
Anche Riva, per il resto, esprime scetticismo rispetto alle previsioni europee in tema anti-cancro “Anche il piano Ue contro il tabagismo – osserva sempre lo stesso ad Adnkronos – rischia di non produrre gli effetti sperati, perché prevede una stretta sui nuovi prodotti equiparandoli alle sigarette tradizionali.
Ma è un errore poiché, rispetto alle sigarette tradizionali, questi dispositivi non prevedono la combustione.
Sebbene non siano privi di rischio, rappresentano sicuramente delle alternative valide per tutti quei fumatori adulti che continuerebbero a fumare.
Dunque, se si vuole ridurre la percentuale di fumatori, bisogna farlo con gradualità.
Anche gli pneumologi consigliano ai tabagisti di utilizzare e-cig e tabacco riscaldato pur di smettere con le sigarette tradizionali perché con questi dispositivi non viene inalato il catrame”.

FUMO DETERMINA SCARSA SALIVAZIONE E MENO PROTEZIONE PER LE MUCOSE
Ed ancora “Non si può solo dire che il fumo fa male ma occorre avere ben chiaro cosa si vuole fare.
La Commissione Ue ci deve dire quali strategie vuole adottare e quali mezzi metterà in campo per ridurre la percentuale dei tabagisti dal 25% al 5% entro i prossimi 20 anni. Sicuramente, di fronte a malattie e morti certe, serve buonsenso e non posizioni ideologiche. Sappiamo che i tabagisti sono dei tossicodipendenti, quindi dobbiamo offrire loro alternative”.
Il professionista, quindi, spiega il meccanismo in base al quale le bionde potrebbero innescare problematiche di tipo canceroso a carico dell’apparato orale
Chi fuma ha la bocca secca e quando si ha minore salivazione la mucosa è meno protetta – rimarca ad Adnkronos – Da qui il rischio di sviluppare il tumore del cavo orale.
Invece, con le e-cig e il tabacco riscaldato, pazienti e medici, anche quest’ultimi sono spesso fumatori incalliti, mi dicono che non hanno più quella sensazione di ‘bocca secca’ e quindi nessun problema di salivazione.

Dunque bene le campagne di prevenzione, benissimo coinvolgere le scuole, ma serve fare i conti con la realtà, ben sapendo che anche nei Centri antifumo si rivolgono pochissime persone e i risultati finora ottenuti – la chiusura – non sono affatto soddisfacenti”.

Sigaretta elettronica e diabete, vi è connessione?
L'argomento diviene essere di sempre maggiori attualità e rilevanza considerandosi il sempre maggior numero di persone che tentano di smettere di fumare attraverso la e-cig.
Ebbene, quanto alla opportunità o meno che una persona affetta da diabete possa “svapare”, necessita una preliminare riflessione generale.
Ovvero: l’ideale – prima questione – sarebbe quello di non fare uso né di fumo né di vapore, né fumare né svapare.
E questo, sia chiaro, non vale solo per colui il quale è iperglicemico.
Ben venga, tuttavia, la e-cig se essa può fornire supporto nel dire addio alle bionde: ciò perché, anche con riguardo al discorso diabete-glicemia, vale il teorema di base.
Un teorema che afferma come la sigaretta elettronica sia estremamente meno dannosa rispetto a quella “classica”.
Anche per un diabetico.
Ma dicevamo: fumare e svapare come si rapportano, in particolare, con il diabete?
In tal senso validi elementi vengono dal Coehar, team dell’Università di Catania guidato dal docente Riccardo Polosa, coordinatore del progetto Diasmoke 2.0.
In primo luogo, i ricercatori catanesi hanno messo il punto chiaro sulla problematicità insite nella relazione fumo-glicemia.

IL COEHAR: SIGARETTE DANNOSE ANCHE IN QUADRO DIABETICO

“Partendo da una attenta analisi della letteratura scientifica del settore, abbiamo cercato di approfondire il problema tabagismo e diabete mellito per illustrare come queste due condizioni agiscano sinergicamente nello sviluppo della malattia e nella progressione delle sue complicanze.
La nostra analisi spiega che la disassuefazione dal fumo può ridurre l’incidenza di malattia o rallentare l’evoluzione delle complicanze cardiovascolari – così aveva fatto presente il professore Francesco Purrello, Direttore del Dipartimento di Medicina clinica sperimentale dell’Università degli Studi di Catania e presidente della Società italiana di Diabetologia – Se osserviamo gli effetti del fumo della sigaretta su pazienti affetti da diabete otteniamo un quadro clinico complesso e preoccupante.
Infatti, la combinazione di glicemia elevata con alti livelli di sostanze tossiche presenti nel fumo determinano un aumento esponenziale del rischio cardiovascolare in questi pazienti, con complicanze quali ictus, infarto del miocardio, arteriopatia periferica, e retinopatia diabetica”.

“Questo stato delle cose – così, ancora, Polosa – richiede un cambio di mentalità.
Dato che molti pazienti con diabete continuano a fumare nonostante i noti rischi per la salute, una possibilità è quella di sfruttare le nuove tecnologie per il rilascio di nicotina quali strumenti sostitutivi molto meno dannosi delle sigarette convenzionali.
Per questo Coehar ha lanciato Diasmoke 2.0, un progetto di ricerca altamente innovativo che ha l’obiettivo di monitorare e valutare l’abitudine tabagica di quasi 1000 pazienti affetti da diabete e di valutare l’efficacia e la sicurezza dei nuovi trattamenti per smettere di fumare”.

Una particolare riflessione, poi, Polosa la incentra sui possibili effetti che l’addio alle sigarette potrebbe determinare sul discorso peso corporeo con potenziali conseguenze dannose, in caso di aumento ponderale, per il paziente iperglicemico.
“Sebbene le ricerche siano ancora ad una fase iniziale – ha spiegato il medesimo – è possibile dedurre che, a fronte di una riduzione di peso e del conseguente miglioramento del compenso diabetologico, i pazienti affetti da diabete che utilizzano la sigaretta elettronica possano trarre giovamento.
I primi dati emersi dai lavori preliminari al progetto Diasmoke 2.0 
– ha concluso – dimostrano che oltre ai vantaggi già noti, la sigaretta elettronica consente ai pazienti di smettere di fumare senza andare a registrare un aumento ponderale di peso, a differenza di altri metodi che comportano un aumento di circa sei-otto chilogrammi, a cui consegue una maggior insulino-resistenza”.

LIQUIDI INALATI ED IN MODICA QUANTITA’: IMPATTO POCO SIGNIFICATIVO SU VALORI GLICEMICI

Ma i liquidi per sigaretta elettronica possono determinare conseguenze quanto ai valori glicemici nel sangue?
Si deve preliminarmente tenere presente come, allo scopo, spulciando la letteratura di merito, si rinvengano, anche al riguardo, conclusioni assolutamente opposte.
Ma è noto anche come molte ricerche, passate al vaglio con attenzione, palesino evidenti limiti (statistici, puramente scientifici se non, addirittura, di tipo manipolativo essendo state commissionate da “soggetti” interessati).
Sulla eventuale tossicità dei liquidi a carico del corpo umano, menzioniamo la dottoressa Ilaria Giordani, Specialista in Endocrinologia e malattie del ricambio ed una delle moderatrici del noto portale dedicato “Pagine mediche”.
L’impatto sulla glicemia – ha osservato la medesima – è marginale considerate le quantità e la via di assunzione inalatoria”.
Ovviamente, resta sempre l’obbligo di monitorarsi e di interpretare lo svapo come strumento temporaneo per dire addio alle sigarette.

Nelle donne che sono fumatrici - e, ovviamente, non vaccinate contro il Papilloma virus - la sigaretta rappresenta uno dei principali fattori predisponenti verso lo sviluppo di una lesione pretumorale.
Un elemento di rischio significativo, in particolare, è quello determinato - da una eventuale infezione da Papilloma - per quel che riguarda le patologie cancerose a carico della cervice uterina.
Le sigarette, alla luce di ciò, andrebbero ben presto ridotte/eliminate, a maggior ragione se il vizio riguarda una donna in gravidanza.
A sottolineare il dato è la dottoressa Elisa Caruso, Specialista in Ostetricia e Ginecologia.
“Raggiunta” dalla Lega italiana antifumo, la professionista ha rimarcato quanto sia sconsigliabile per una donna fumare, dal momento che tale pratica potrebbe interferire sia con i meccanismi del concepimento, sia con il regolare evolversi di una eventuale gravidanza.
Le “bionde”, infatti, causando una ridotta ossigenazione dei tessuti, possono – sottolinea la dottoressa Caruso – determinare un più precoce invecchiamento delle ovaie con la nicotina ed il benzopirene, altresì, capaci potenzialmente di compromettere la maturazione dell’ovocita.
Tutto questo con annesso “deficit qualitativo dei follicoli ovarici prodotti nonchè un più rapido esaurimento della riserva ovarica”  e compromissione delle tube di Falloppio.
Alla luce di tutto quanto sopra, quindi, “il tabagismo – come precisa la ginecologa catanese – ritarda in media di due mesi il tempo del concepimento”  oltre a poter predisporre a ridotto peso alla nascita, deficit nell’apprendimento e comportamentale del neonato nonchè sindrome della morte improvvisa del lattante.

Proprio tale ultimo aspetto risulta essere, nella sua drammaticità, di centrale rilievo.
La pratica tabagista in gravidanza sarebbe – come da correnti evidenze – il principale fattore scatenante la Sudden Infant Death Syndrome o Sids.
Una evoluzione che non trova ancora alcuna una precisa genesi presso la letteratura scientifica e che, appunto, si conclama, senza segni premonitori, con il decesso di un bimbo, solitamente nel primo anno di vita, apparentemente sano.
Un evento che resta senza motivazione anche dopo essersi effettuati esami post-mortem.
Un ultimo rilievo, quindi, viene dalla Caruso rispetto al binomio pillola anticoncezionale-sigaretta precisandosi come “il pericolo di trombosi”  sia alto soprattutto nelle donne oltre i 35 anni.
Per quest’ultime, quindi, si deve fortemente sconsigliarne l’assunzione.
Nessun riferimento, per il resto, allo svapo, da parte della professionista. 

Tuttavia, risulta evidente come, al cospetto di una donna fumatrice che miri al concepimento o che, a maggior ragione, stia vivendo i nove mesi, la sigaretta elettronica possa essere proposta nel momento in cui non vi sia la capacità di "smettere" in autonomia ovvero senza supporti "esterni".

Nuovo riconoscimento per il Coehar, Centro di ricerca riferimento in tema di riduzione del danno.
La realtà facente capo alla Università di Catania, infatti, è stata selezionata per partecipare alla edizione numero uno del meeting promosso dalla Srnt – “Society for Research on Nicotine & Tobacco” – in tema di nicotina e tabacco.
“Srnt” che, come risaputo, è associazione che mira a fare rete tra quanti muovono nell’ambito della ricerca su tabacco e nicotina con l'obiettivo di promuovere cooperazione e divulgazione rispetto alle varie esperienze.
Alla platea internazionale, il Coehar presenterà due studi condotti dal proprio team. Ovvero “Role of smoke on ACE-2 membrane protein expression in bronchial epithelial cells” e “Medium-Long time storage condition of cambridge filter pads CFPS for nicotine dosimetry”.
Il primo approfondimento, come rendono noto dal Centro d’eccellenza facente capo allo scienziato Riccardo Polosa, “ha valutato gli effetti del fumo e della nicotina sul recettore Ace2, responsabile dell’ingresso del virus Covid nel nostro organismo”.
Ciò essendosi constatato il ridotto numero di fumatori ospedalizzati causa Coronavirus, circostanza che ha spinto ad indagare su “possibili interazioni tra la nicotina e la molecola , qualAce2”. Ritenendosi, quale ipotesi prioritaria, “quella che la nicotina possa essere utilizzata per regolare l’espressione virale del Coronavirus”.

POLOSA “GRANDE TRAGUARDO”

Il secondo approfondimento, che pure sarà relazionato in occasione del meeting, poi, “rappresenta – sottolineano ancora dal Coehar – il primo step verso una standardizzazione maggiore delle metodologie di ricerca sulle sigarette elettroniche” essendosi valutate “nuove linee guida e nuovi parametri per regolare il dosaggio di nicotina nei liquidi per il vaping”.

"Standardizzare le metodiche significa imprimere un’ulteriore spinta al settore delle nuove tecnologie applicate alla riduzione del danno, consentendosi di sviluppare strumenti il più vicino possibili alle sigarette convenzionali e fornendo più supporto a chi vuole smettere”.
“Un altro grande traguardo per il Coehar – sottolinea, invece, Giovanni Li Volti, direttore del Centro – le evidenze scientifiche sembrano indicarci la possibilità di un uso farmaceutico della nicotina nel trattamento dell’infezione da Covid”.
“Come dimostrato da entrambe le ricerche selezionate – ha aggiunto, poi, il professore Polosa – solo attraverso la standardizzazione delle metodologie possiamo confrontare i risultati delle ricerche degli ultimi ani riguardanti le sigarette elettroniche. Una strada che è sinonimo di una ricerca continua, tesa all’innovazione: asse portante di tutta l’attività di ricerca del Coehar”.
Eccellenze italiane per un ulteriore impulso allo sviluppo del settore vaping

Il vapore prodotto dalle sigarette elettroniche può amplificare il rischio di trasmissione del Coronavirus?
Vale a dire, le particelle emesse all’atto dello svapo – ovviamente da parte di un Covid+ – possono essere fonte di “pericolo”, in termini di contagio, per quanti si trovino nelle vicinanze?
La risposta è si sebbene in una misura decisamente irrisoria e quantificabile nella misura dell’uno percentuale.
Ad approdare a tale conclusione studio congiunto condotto dal Coehar, Centro di Ricerca per la Riduzione del Danno da Fumo dell’Università degli Studi di Catania, e dall’Istituto di Scienze Nucleari di Città del Messico e la Myriad Pharmaceuticals di Auckland.
Un interrogativo che, in effetti, in tanti si sono posti, relativamente alla sigaretta elettronica ed alla sigaretta classica.
Guardando con timore le nubi da vapore e quelle da tabacco classico come potenziali vettori “virali”.
“La ricerca – spiegano dal Centro catanese guidato da Riccardo Polosa – ha evidenziato che, in considerazione della brevità dell’atto della svapata, del tempo di esposizione e dei dati statistici su carica virale e tassi di infezione, svapare comporterebbe un aumento di solo l’1% del rischio connesso alla trasmissione del coronavirus rispetto alla normale attività respiratoria a riposo”.
Laddove, giusto per porre in essere un termine di paragone, si può fare riferimento al fatto che trenta colpi di tosse, nell’arco temporale, di un’ora determinerebbero un aumento del rischio pari a circa il 260%.

POLOSA “COMUNQUE IMPORTANTE ATTENERSI A REGOLE DI PRUDENZA”
L’approfondimento ha preso in esame la tipologia di inalazione maggiormente diffusa (la praticherebbe fino al 90% dei vapers), ovvero quella data dallo svapo di guancia, per effetto del quale il vapore viene trattenuto in bocca prima di essere introdotto nei polmoni.
Nonchè guardandosi, quali ulteriori parametri di riferimento, il numero degli sbuffi prodotti, le dimensioni delle goccioline emesse, la temporalità limitata dell’azione e i dati sulla carica virale del Covid-19, il contesto tipico di una abitazione (o di un ristorante) dotati di normale ventilazione.
Stante, quindi, queste situazioni medie, base si è concluso come lo svapare possa comportare un aumento, come detto, di solo l’1% del rischio
“Studiare e comprendere quali sia il ruolo delle diverse attività respiratorie nella trasmissione del virus, è di fondamentale importanza per migliorare le strategie dirette al contrasto della diffusione dell’infezione e per informare correttamente la popolazione – ha sottolineato Polosa – La nostra analisi dimostra che svapare in pubblico non comporta alcun rischio aggiuntivo rispetto a qualsiasi altra attività sociale, come mangiare insieme o incontrarsi per conversare. Rimane comunque buona regola rispettare le norme di distanziamento, sopratutto in contesti di socialità. Quindi si allo svapo – ha concluso l’accademico – ma rispettando sempre il distanziamento sociale e gli altri”.

Anche Arezzo vuole dire no al fumo nei luoghi pubblici all’aperto.
E’ questa l’intenzione che coltiva il Primo Cittadino della realtà toscana, Alessandro Ghinelli.
Il massimo esponente cittadino, in particolare, ha evidenziato come in occasione della prossima seduta del Consiglio comunale lo stesso si farà promotore di proposta avente ad oggetto la eliminazione del fumo di sigaretta (nessun riferimento, per il momento, allo svapo) da luoghi di aggregazione quali fermate di bus e stadi.
Una decisione che, si affretta a spiegare il massimo esponente aretino, non è da “confondersi” con quella di altri Centri – molti, ormai, in tutta Italia – che hanno “stretto” sul fumo quale misura anti-Covid, bensì come un provvedimento che prescinde dal corrente momento epidemico.
Svariati sindaci, infatti, stanno, con propri atti, facendo divieto ai propri cittadini di fare uso di sigarette nelle aree pubbliche all’aperto dal momento che tale pratica si presenta, ovviamente, come incompatibile con il corretto uso della mascherina.
Non è il caso di Arezzo dove, piuttosto, si guarda ad un modello Milano, realtà che punta – entro l’anno 2025 – a rendersi libera, nei suoi spazi “open air”, dalle “bionde”.

SINDACO “SCELTA DI CIVILTA"
“Se dobbiamo fare una scelta di civiltà – ha fatto presente la fascia tricolore a “corrierediarezzo.corr.it” – dobbiamo fare come ha fatto Milano e porrò questo al Consiglio comunale”.
“Io credo – ha ulteriormente esposto Ghinelli – che la nostra città sia matura per fare un passo del genere.
Non è divieto assoluto di fumare, ma è limitato a certe occasioni in cui non siamo in presenza di altri e soprattutto diventa l’occasione per eliminare il fumo nei luoghi di affollamento come appunto le fermate degli autobus. Quindi studieremo attentamente come proporlo”.
Arezzo, quindi, potrebbe divenire la prima realtà toscana ad avviarsi verso questo percorso virtuoso.
Parola, quindi, all'Assemblea cittadina sebbene il gioco parrebbe già fatto potendo contare il massimo esponente municipale – come normale che sia – sul sostegno pieno della sua maggioranza.