Il Prof. Riccardo Polosa, direttore del CoHEAR, è intervenuto a Firenze al Congresso FADOI della Federazione Associazioni Dirigenti Ospedalieri Internisti.

Di fronte ad una percentuale molto bassa di persone che riesce a smettere di fumare, "i prodotti più innovativi, tra quelli alternativi alla sigaretta, rappresentano una strada concreta per ridurre i danni del tabagismo". E’ quanto è emerso dalla tavola rotonda 'Tabagismo: vecchie abitudini e nuove sfide', organizzata dalla Fadoi, la Federazione delle Associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti, all’interno del proprio XXIV Congresso nazionale in corso alla Fortezza da Basso di Firenze.

“Le chiacchiere stanno a zero. Parliamo delle stesse strategie da decenni, oggi invece abbiamo strumenti innovativi per lo sdoganamento di stili di vita più sani. Il passaggio al fumo digitale è importante per ridurre il rischio. Questi prodotti non incidono sulle malattie fumo correlate proprio perché non hanno combustione. Non è la nicotina il problema per il cancro al polmone e per la malattie cardiovascolari, tranne che in casi specifici. Per incidere sui 12 milioni di fumatori che dobbiamo far smettere non possiamo più aspettare. Abbiamo già capito che la combustione è il vero problema e allora assicurare la possibilità di accedere a prodotti meno dannosi è il nostro vero dovere”.

Sono le parole di Riccardo Polosa, direttore del Centro di Ricerca per la Riduzione del Danno da Fumo dell'Università degli Studi di Catania (CoHEAR) intervenendo al congresso FADOI. Le parole pronunciate da Polosa sono estratte dall'articolo di Valeria Nicolosi, dell' 11 Maggio 2019, sul sito ufficiale della lega italiana antifumo (LIAF):

“Smettere di fumare – ha aggiunto Polosa – è il consiglio primario che ogni medico deve dare ai suoi pazienti, siano essi in perfetta salute o affetti da particolari patologie. Questo è il dogma. Da qui però è importante considerare che molti pazienti non riescono a smettere da soli, anche se necessario. Dovere di ogni medico è dunque quello di assicurare l’accesso a tutte le possibilità che possono aiutarlo a smettere, e tra questi vi sono il counselling, la terapia sostitutiva della nicotina e anche l’uso di sigarette elettroniche o riscaldatori di tabacco. La comunità scientifica non è divisa sull’approccio al tabagismo ma su quello che riguarda la riduzione del danno da fumo. Io al CoEHAR ho scelto di applicare il principio della riduzione del danno su progetti di ricerca che afferiscono a 40 docenti di specialità diverse e che si basano su 6 diverse aree di azioni clinica e sociale. Si tratta di una linea di condotta etica che va applicata in ogni settore della medicina. Inoltre, pochi giorni fa nella Regione Marche il principio della riduzione del danno è stato inserito anche nel piano sanitario regionale. Credo proprio che si tratti di un esempio da seguire anche da tutte le altre regioni italiane. Le chiacchiere stanno a zero, procediamo con le azioni concrete”. 

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