Fabio Beatrice, direttore ORL e Centro Antifumo Ospedale San Giovanni Bosco di Torino, in una nota ad AGI commenta i casi Usa riguardanti le sigarette elettroniche.

"Al momento le autorità sanitarie statunitensi non sono in grado di spiegare l'epidemia di malattie polmonari che si sta verificando. Ma nella maggior parte dei casi i consumatori interrogati hanno riferito di aver caricato le sigarette elettroniche con liquidi contenenti THC, il principio attivo della marijuana".

L'allarme potrebbe dipendere dall'uso improprio del dispositivo elettronico inserendo liquidi alla marijuana ove le ricariche sarebbero quindi liquidi con THC (sicuramente THC contraffatto - vedi nostro articolo) a causare il problema portando dei seri e gravi rischi alla salute dell'individuo

A dirlo l'esperto Fabio Beatrice, direttore ORL e Centro Antifumo Ospedale San Giovanni Bosco di Torino, in una nota inviata ad AGI che aggiunge:

"Un uso improprio di un device elettronico con l'inalazione di sostanze stupefacenti o di altra pericolosa natura espone ovviamente a gravi rischi per la salute legati alla natura stessa delle sostanze e non della modalità con cui vengono inalate".

Il nuovo aggiornamento vede quadruplicati i casi nelle ultime settimane arrivando a 215 casi ma Beatrice spiega che i media non sottolineano che il liquido usato per lo svapo non era un semplice aroma con o senza nicotina, ma che i dispositivi erano stati caricati con olii a base di marjiuana, estratti o concentrati non idonei all'utilizzo. 

"Questo dato fa una enorme differenza e sposta l'allarme non sul fumo elettronico in se ma sui prodotti di consumo" - commenta Beatrice

Il Dipartimento della salute della città di Milwaukee infatti mercoledì scorso ha diffuso un comunicato di allarme relativamente a 16 persone ricoverate per aver sviluppato una polmonite chimica dopo aver utilizzato dispositivi per il fumo elettronico, per una delle quali non vi è stato nulla da fare. 

Infatti - sottolinea beatrice - non vi è alcuno dei 16 malcapitati che abbia sviluppato la polmonite a seguito dell'uso di liquidi legali, controllati e disponibili sul mercato. Quella che hanno contratto i 16 cittadini statunitensi - si legge nella nota di Beatrice e dal sito web AGI - è probabilmente una cosiddetta polmonite "chimica", un'infiammazione dei polmoni che segue all'inalazione di sostanze chimiche come gas inalati sul luogo di lavoro, pesticidi e fertilizzanti per l'agricoltura diffusi nell'aria dei campi ma può essere causata anche dall'inalazione del fumo scaturito dalla prossimità di un incendio.

E, per la proprietà transitiva, anche per qualsiasi sostanza non controllata come additivi, alimenti, aromi o stupefacenti diluiti e poi inseriti nella sigaretta elettronica per cercare nuovi sapori o sballo. Non è molto diverso da quello che avviene nei fumatori di crack, solo che i dati epidemiologici sul consumo di sostanze illegali non arrivano all'attenzione dei pronto soccorso se non in casi gravissimi. Al momento la maggior parte dei casi sembrano simili ma i Center for Control of Disease (CDC) procedono con cautela e si riservano di verificare se si tratti o meno della stessa sindrome. - conclude Beatrice nella nota inviata ad AGI.

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