Il 57% dei medici di medicina generale è favorevole all'utilizzo della sigaretta elettronica come strumento di riduzione del danno da fumo.

Organizzato dalla Società italiana di medicina generale (SIMG) il congresso (28-30 Novembre 2019), che si sta svolgendo a Firenze, ha come tema "La Gestione del paziente fumatore". Innanzitutto i medici non sembrano totalmente avversi ai dispositivi a rischio ridotto anche se sembrano non essere ancora ben informati sulle diverse alternative alle sigarette tradizionali ma - secondo quanto riporta Adnkronos Salute - una volta interpellati, sono possibilisti sul loro utilizzo.

Un'indagine presentata da Letizia Rossi, medico di medicina generale di Perugia, condotta su un campione di 400 medici, i cui risultati sono stati presentati oggi a Firenze nell'ambito del congresso ha fatto emergere che c’è una scarsa conoscenza da parte dei medici di medicina generale dei prodotti alternativi alla sigaretta tradizionale: il 46% di loro, quasi la metà, ha risposto di non conoscere né le sigarette elettroniche né i dispositivi come i riscaldatori di tabacco.

Tuttavia i medici intervistati non sembrano mostrare avversione verso tali dispositivi visto che il 57% si è mostrato possibilista nel consigliarli in un’ottica di riduzione del danno e di un percorso finalizzato alla cessazione del fumo. Solo il 31% ritiene totalmente negativo il loro utilizzo.

“Emerge – ha aggiunto Rossi – il bisogno di una maggiore conoscenza e informazione, oltre che di una formazione ad hoc”; da questo punto di vista quasi tutti i medici ascoltati (il 91% del campione) ritiene giusto approfondire questa nuova metodica.

Nell'ottica delle notizie emerse in questi mesi su EVALI (la malattia polmonare dovuta all'utilizzo di liquidi al THC modificato con acetato di Vitamina E - Fonte CDC), i medici hanno avuto modo di confrontarsi e Damiano Parretti, responsabile nazionale Simg dell’Alta scuola e della macro-area Cronicità, ha affermato:

 “Negli Stati Uniti ci sono state delle persone che si sono ammalate di una polmonite lipoidea provocata dall’introduzione nell’organismo di vitamina E acetato, un addensante di cannabinoidi che erano stati inseriti nei sistemi aperti. Ci sono stati 42 morti e fa riflettere il fatto che si tratti solo di persone giovani. È stato visto che la presenza di vitamina E acetato nei polmoni ha determinato l’insorgenza della polmonite lipoidea con insufficienza respiratoria. La sicurezza, quindi, è utilizzare sistemi chiusi che non possono essere manipolabili, in essi non si possono inserire sostanze. Per cui anche l’Fda (Food and Drug Administration) si è pronunciata a favore dell’utilizzo di strumenti che abbiano nel tabacco riscaldato il loro funzionamento, ma che al tempo stesso garantiscano la sicurezza attraverso la non possibilità di introduzione di altro nel sistema”, - ha concluso Parretti.

“Bisogna fare molta attenzione nel non dare false informazioni”, ha aggiunto Mauro Ruggeri, responsabile sede nazionale Simg e segretario regionale Simg Toscana. “Non tutti i dispositivi sono stati al centro di questa segnalazione, quindi credo che già siano in atto tutti i controlli necessari per renderli più sicuri possibile”.

I medici si sono confrontati anche su come consigliare il paziente fumatore per convincerlo ad abbandonare le ‘bionde’ e, laddove non si riesca, puntare sulla riduzione del danno attraverso prodotti alternativi. L’obiettivo finale sarebbe smettere di fumare, ma cosa fare quando il paziente non ci riesce?

“Il primo approccio è arrivare alla cessazione dal fumo – ha spiegato Damiano Parretti, responsabile nazionale Simg dell’Alta scuola e della macro-area Cronicità – ma occorre anche considerare che poi solo una minoranza dei pazienti fumatori smette”.  “E le nostre domande per forza diventano altre. Ce ne dobbiamo occupare? Dobbiamo perseverare in atteggiamenti drastici – ha aggiunto- o cerchiamo di arrivare, sempre con l’obiettivo di far smettere di fumare, a ridurre la tossicità del fumo, con il minor numero possibile di sostanze tossiche per la salute del fumatore?”.  Così la domanda diventa: in che modo e con quali strumenti il medico può aiutare il fumatore a smettere o modificare le proprie abitudini puntando sulla riduzione del danno?

“Il counselling sicuramente è la cosa più importante che possiamo mettere in atto per ridurre l’abitudine al fumo nei nostri pazienti” ha chiarito Mauro Ruggeri, responsabile sede nazionale Simg e segretario regionale Simg Toscana. “Il medico di medicina generale si trova in una posizione privilegiata. Il consiglio breve è dimostrato essere sicuramente uno strumento indispensabile per la riduzione dell’abitudine al fumo nella popolazione. Credo che siano assolutamente da prendere in considerazione anche i nuovi strumenti” ha aggiunto Ruggeri, in particolare per “quei pazienti che non riescono a smettere di fumare e dove anche una riduzione del danno da fumo di sigaretta è auspicabile”.

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