Polosa: "Le e-cig funzionano, la prova sono i pazienti che migliorano la loro vita"

Sui danni causati dalle sigarette elettroniche interviene il Prof. Riccardo Polosa durante una intervista, effettuata da Brent Stafford, su Regulator Watch.

A partire dalla scorsa estate le sigarette elettroniche sono diventate oggetto di discussione in tutto il mondo a causa delle malattie polmonari (EVALI) sviluppatesi negli Stati Uniti. Anche se ormai assodato che le sigarette elettroniche non sono il fulcro responsabile ma la colpa è da attribuire ai liquidi al THC con aggiunta di acetato di vitamina e acquistato dalle ignare vittime sul mercato nero, o illegalmente, per Prof. Polosa, intervistato da Brent Stafford su Regulator Wacth, bisogna risalire al 2013 quando un gruppo di pazienti che è passato dalle sigarette tradizionali a quelle elettroniche ha espresso dubbi sulle possibili ripercussioni che queste ultime potevano avere sulla salute.

“Già allora sapevo che sarebbe stato difficile rispondere – commenta Polosa – ma ci siamo riusciti in parte. Grazie ad uno recente studio che ha analizzato un gruppo di svapatori che non aveva mai fumato, e dopo 3 anni di continui follow up, abbiamo dimostrato che non un singolo paziente ha riscontrato danni o alterazioni nella spirometria o variazioni riscontrabili con una TAC”.

“Non si muore per la nicotina ma per il catrame e non ci sono prove che sia la nicotina a causare il cancro. Noi sappiamo solo che svapare nicotina può creare una accelerazione del battito cardiaco, soprattutto se assunta in dosi elevate ma questo non ha mai ucciso nessuno”.

Non un singolo caso è stato riscontrato quest’estate in Europa. La ragione è molto semplice: in USA, sostanze che normalmente non dovrebbero essere presenti nei liquidi hanno alterato l’equilibrio delle sostanze tensioattive che mantengono aperti gli alveoli polmonari. Il risultato? Un collasso immediato degli alveoli che non riescono più a scambiare gas e sostanze necessari per il corretto funzionamento dei polmoni”.

Quello che mi sconcerta – ha continuato Polosa – è stato l’atteggiamento delle autorità di salute pubblica americana. Un esempio? Quando finalmente il CDC si è deciso a rilasciare le informazioni sulle reali cause della EVALI hanno aspettato il venerdì prima delle vacanze invernali per comunicarlo. Avrebbero dovuto rilasciare informazioni prima e con un target ben determinato”.

In Europa, conferma Polosa, non è stato riscontrato nessun caso simile a quello americano anche se l'immagine negativa dei prodotti ha spaventato gli utenti che volevano o avrebbero smesso di fumare con l'ausilio dei dispositivi a rischio ridotto.

“È stato curioso assistere ai tentativi di trovare casi simili in Europa, per alimentare una sorta di paura globale. Effettivamente l’unico caso di EVALI rilevata in Europa è stato un cittadino americano che volava sul continente”. 

“La prova più forte la vediamo nei nostri pazienti che passano alle elettroniche e nelle loro testimonianze di una qualità di vita migliorata e di una riscoperta sensazione di benessere generale“. - conclude Polosa.


Leggi anche: LIAF (Lega Italiana anti fumo)

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Polosa: "Le e-cig funzionano, la prova sono i pazienti che migliorano la loro vita"

Sui danni causati dalle sigarette elettroniche interviene il Prof. Riccardo Polosa durante una intervista, effettuata da Brent Stafford, su Regulator Watch.

A partire dalla scorsa estate le sigarette elettroniche sono diventate oggetto di discussione in tutto il mondo a causa delle malattie polmonari (EVALI) sviluppatesi negli Stati Uniti. Anche se ormai assodato che le sigarette elettroniche non sono il fulcro responsabile ma la colpa è da attribuire ai liquidi al THC con aggiunta di acetato di vitamina e acquistato dalle ignare vittime sul mercato nero, o illegalmente, per Prof. Polosa, intervistato da Brent Stafford su Regulator Wacth, bisogna risalire al 2013 quando un gruppo di pazienti che è passato dalle sigarette tradizionali a quelle elettroniche ha espresso dubbi sulle possibili ripercussioni che queste ultime potevano avere sulla salute.

“Già allora sapevo che sarebbe stato difficile rispondere – commenta Polosa – ma ci siamo riusciti in parte. Grazie ad uno recente studio che ha analizzato un gruppo di svapatori che non aveva mai fumato, e dopo 3 anni di continui follow up, abbiamo dimostrato che non un singolo paziente ha riscontrato danni o alterazioni nella spirometria o variazioni riscontrabili con una TAC”.

“Non si muore per la nicotina ma per il catrame e non ci sono prove che sia la nicotina a causare il cancro. Noi sappiamo solo che svapare nicotina può creare una accelerazione del battito cardiaco, soprattutto se assunta in dosi elevate ma questo non ha mai ucciso nessuno”.

Non un singolo caso è stato riscontrato quest’estate in Europa. La ragione è molto semplice: in USA, sostanze che normalmente non dovrebbero essere presenti nei liquidi hanno alterato l’equilibrio delle sostanze tensioattive che mantengono aperti gli alveoli polmonari. Il risultato? Un collasso immediato degli alveoli che non riescono più a scambiare gas e sostanze necessari per il corretto funzionamento dei polmoni”.

Quello che mi sconcerta – ha continuato Polosa – è stato l’atteggiamento delle autorità di salute pubblica americana. Un esempio? Quando finalmente il CDC si è deciso a rilasciare le informazioni sulle reali cause della EVALI hanno aspettato il venerdì prima delle vacanze invernali per comunicarlo. Avrebbero dovuto rilasciare informazioni prima e con un target ben determinato”.

In Europa, conferma Polosa, non è stato riscontrato nessun caso simile a quello americano anche se l'immagine negativa dei prodotti ha spaventato gli utenti che volevano o avrebbero smesso di fumare con l'ausilio dei dispositivi a rischio ridotto.

“È stato curioso assistere ai tentativi di trovare casi simili in Europa, per alimentare una sorta di paura globale. Effettivamente l’unico caso di EVALI rilevata in Europa è stato un cittadino americano che volava sul continente”. 

“La prova più forte la vediamo nei nostri pazienti che passano alle elettroniche e nelle loro testimonianze di una qualità di vita migliorata e di una riscoperta sensazione di benessere generale“. - conclude Polosa.


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