Immagini molto forti dovranno comparire sui pacchetti di sigarette 

Le sigarette? Oltre ad un danno diretto - legato alla capacità di innescare malattie respiratorie, oncologiche e cardiocircololatorie - le stesse possono provocare anche uno di tipo indiretto legato essenzialmente alla capacità di interferire con il funzionamento dei farmaci.
Lo rimarcano dalla Fondazione Veronesi, tra i principali riferimenti entro il panorama nazionale per quel che riguarda la materia medica.

Un interessante vademecum quello condotto dai ricercatori dell'Ente che fu fondato nel 2003 dal grandissimo oncologo milanese.
Ebbene, come espongono dalla Fondazione, il fumo può influire sull'efficacia di svariate terapie attraverso un doppio meccanismo di azione. Ovvero farmacocinetico e farmacodinamico.
Nel primo caso ci si riferisce al fatto che le sigarette alterano la capacità di assorbire un determinato farmaco e/o di limitarne la distribuzione e/o di alternarne i meccanismi di smaltimento. Per quel che riguarda, invece, l'aspetto farmacodinamico, si allude ad una interferenza diretta sul funzionamento dei vari medicinali.

Diverse sono le categoria di medicinali “disturbati” dalla pratica del fumo e, quindi, meno efficaci nel fumatore.

In primo luogo vi sono i betabloccanti, ovvero quella classe di farmaci – estremamente diffusa – che viene assunta per curare ipertensione ed insufficienza cardiaca. Sembra essere dimostrato come nei fumatori che assumono questa categoria farmacologica si assista ad un minor controllo dei valori pressori nonché ad un più complicato controllo del battito cardiaco.

Significativa anche l'azione di disturbo che le sigarette determinano per quel che riguarda l'assunzione di corticosteroidi, i classici farmaci che, per esempio, sono usati per curare la patologia asmatica. Quelli assunti per via inalatoria darebbero una risposta maggiormente ridimensionata in chi è un aficionado delle “bionde”.

E, ancora, le donne che fumano e che assumono la pillola anticoncezionale possono andare maggiormente incontro a patologie quali infarto ed ictus.
L'eparina, comune anticoagulante, verrebbe espulsa in modo più rapido dal fumatore con conseguente minore efficacia.
Più sfumata negli “smokers”, ancora, la capacità di azione di oppioidi e benzodiazepine, rispettivamente adoperati con scopo analgesico ed ansiolitico.
Campanello d'allarme anche per il diabetico che si ostina a non gettare nel secchio dell'immondizia le affezionate sigarette: l'insulina, in loro, avrebbe un potenziale decisamente meno marcato.

E per quel che riguarda lo svapo, invece? Si possono ipotizzare medesimi meccanismi di interferenza?

La Fondazione, nello specifico, non tocca l'argomento relativo al rapporto tra sigaretta elettronica e farmaci. Allo stato, tuttavia, allargando lo sguardo ad una ricerca più ampio, non sembrano aversi evidenze in tal senso.