Approfondimento condotto dall'American Society of Clinical Oncology

Ne avevamo parlato solo qualche giorno addietro. Ora, un nuovo passaggio scientifico conferma l'indicazione.
Ovvero, è sempre consigliabile smettere di fumare. Non è mai troppo tardi per abbandonare il poco salutare vizio.
Anche dopo anni ed anni di fumo si assiste, infatti, nel momento in cui si smette, ad una regressione delle condizioni patologiche determinate dal tabacco stesso.

A confortare in questa direzione è approfondimento condotto dall'American Society of Clinical Oncology.
Anche in pazienti che hanno contratto un carcinoma polmonare, infatti, si è registrata una differente prognosi a seconda del tempo che era passato dall'ultima sigaretta. Maggiore esso era, più concrete si facevano le possibilità di salvezza.

L'analisi ha preso in considerazione il database dell'International Lung Cancer Consortium contenente i dati di 35.000 persone cui era stato diagnosticato un cancro ai polmoni. Un database prezioso che forniva elementi circa il numero delle persone decedute, l'abitudine al fumo.
Dividendosi le persone “campionate” in più categorie: quelle che, al momento della diagnosi tumorale, avevano smesso di fumare da più di cinque anni, da cinque a due anni, da meno di due danni o che, invece, non avevano affatto smesso.
Stabilendosi, a seconda della “categoria” di appartenenza, un maggiore o minore rischio di andare incontro a morte.

Ebbene, chi aveva smesso di fumare da meno di due anni dalla diagnosi di tumore vedeva calato il rischio, rispetto a chi era ancora legato mani e piedi al vizio, del 12%; rischio che calava del 16% per la fascia 2-5 anni e del  20% per gli over 5 anni. E tale calo del rischio, sempre rispetto agli stessi parametri temporali, era ancora più amplificato analizzandosi la fattispecie del forte fumatore (più di 20 sigarette al giorno per oltre 30 anni).

Lo stesso Roberto Boffi, Responsabile della Pneumologia e Direttore del Centro Antifumo presso l'ospedale milanese osserva, con riferimento alle neoplasie polmonari, come “le innovative terapie degli ultimi anni abbiano portato ad una cronicizzazione del tumore”. Alla luce di ciò, insiste lo stesso, “è ancora più grave non fare di tutto per aiutarli a non continuare a fumare anche dopo la diagnosi e durante i trattamenti oncologici, così da non vanificare i grandi sforzi e le importanti risorse impiegate in questa lotta".

Smettere di fumare, quindi. Ogni momento è quello buono per farlo.

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