A distanza da quindici anni dalla entrata in vigore della norma

Divieto di fumo nei locali pubblici e sul luogo di lavoro, 90 persone su 100 ritengono che la prescrizione sia effettivamente osservata.
Questi sono le risultanze che si palesano da una lettura dei dati della Sorveglianza “PASSI 2018” divulgati da rapporto del Ministero della Salute.

Nel dettaglio, gli intervistati hanno evidenziato, come detto, come i contenuti della norma introdotta dalla legge Sirchia trovi, ancora, una effettiva e diffusa osservazione.
Secondo l'esperienza dei quanti “campionati” nella indagine, infatti, si riscontrerebbe un rispetto del divieto di fumo, nei locali pubblici, pari al 91,9 percentuale.
Ancor di più sul luogo di lavoro dove la percentuale lievita al 93,9.

Il “rispetto”, tuttavia, sarebbe maggiormente puntuale nelle regioni settentrionali. Tuttavia, il cosiddetto gradiente “Nord-Sud”, rispetto a precedenti rilevazioni di anni passati, si starebbe gradualmente assottigliando.
Questa la fotografia a, ormai, oltre 17 anni dal varo della legge 3/2003 - intitolata “Tutela della salute dei non fumatori” - con la quale si pose in essere una delle statuizioni normative maggiormente di impatto in ambito nazionale e maggiormente in grado di stravolgere, e pure in tempi relativamente stretti, costumi e abitudini degli italiani.

Il nostro – commentano, al riguardo, nel report del Dicastero della Salute divulgato solo una manciata di giorni addietro - è stata il primo grande Paese europeo a introdurre una normativa per regolamentare il fumo in tutti i locali chiusi pubblici e privati – compresi i luoghi di lavoro e le strutture del settore dell’ospitalitàche è stato considerato quale esempio di efficace intervento di salute pubblica in tutta l’Europa.
Sulla scia dell’Italia, negli ultimi anni
– è ulteriormente evidenziato - molti Paesi in Europa e nel mondo hanno introdotto legislazioni a tutela dal fumo passivo, in alcuni casi anche più restrittive (non prevedendo, ad esempio, la possibilità di attrezzare sale per fumatori).
A 15 anni dall’entrata in vigore della legge, il bilancio può essere considerato positivo per quanto riguarda il rispetto del divieto di fumo nei luoghi pubblici e di lavoro e quindi l’obiettivo primario di tutela dei non fumatori.
Occorre continuare a impegnarsi nel contrasto complessivo al tabagismo per mantenere e migliorare i risultati conseguiti e per affrontare situazioni di allerta come la prevalenza elevata di giovani fumatori”
.

Molto si è fatto, ancora tanto è da fare sul fronte della lotta alle "bionde".
E, qui, non può che entrare in gioco il discorso delle sigarette elettroniche. Ora come ora, infatti, l'opzione delle e-cig, in ottica di percorsi di "smoking cessation", si rinviene solo saltuariamente in ambito istituzionale (si pensi, ad esempio, a Centri antifumo quali il Coehar o quello torinese); occorrerebbe, invece, maggiore coraggio in sede centrale - Ministero della Salute, Istituto superiore della Sanità - nel considerare la possibilità dello svapo quale strumento da inserire in forma ufficiale e diffusa tra quelli utili alla fuoriuscita dal vizio del tabagismo