Maggiore probabilità di un futuro da tabagista 

I bambini che vivono nella stessa abitazione con persone che sono fumatrici hanno, rispetto ai pari età conviventi non fumatori, quasi il doppio delle possibilità (in più) di divenire loro medesimi fumatori.
E' questo il dato che emerge da ultimo approfondimento posto in essere dall'Istituto superiore di Sanità nel contesto di un più ampio report che ha preso in considerazione anche il fenomeno del fumo passivo.
Un “fenomeno” che, come noto, è responsabile di circa un milione di morti/anno su scala globale – il fumo diretto, invece, è collegato ad un numero di decessi, sempre su base annua, stimato in dodici milioni di unità.
Bambini a rischio, quindi, di incappare in un futuro da tabagista se cresciuti tra quattro mura impregnate dal fumo di sigaretta di mamma e papà.
Come se fossimo al cospetto, per così dire, di un chiaro influsso culturale (ovviamente negativo).

Ma non è tutto: il fumo passivo “assunto” in età pediatrica può causare, nell'immediato, tutta una serie di disturbi di tipo squisitamente fisico.
Un esempio?
Si spazia da una maggiore predisposizione alle infezioni a carico dell’orecchio, ad una maggiore frequenza e severità degli attacchi di asma.
E, poi, sintomi respiratori quali tosse, affanno, respiro sibilante, infezioni della basse vie, quali bronchiolite o polmonite. Ma nel “carnet” anche la meningite.
Se, poi, il fumo passivo è assorbito nel pancione della mamma – perchè la mamma continua improvvidamente a fumare anche durante i nove mesi – ecco che si possono determinare ulteriori inconvenienti a carico del nascituro.
Ovvero un basso peso alla nascita – i piccoli di mamme fumatrici sono mediamente più piccoli dei “colleghi” figli di mamme non fumatrici di circa tre etti.
Laddove simili relazioni, invece, non si rinvengono nel momento in cui la donna è "consumatrice" di sigarette elettroniche.
Ma non finisce qua. Il fumo di sigaretta durante la gravidanza sembra essere il maggiore fattore di rischio per una sindrome temuta quanto infausta: quella, cioè, data dalla “Sids”, acronimo di “Sudden infant death syndrome”.

Ovvero la morte improvvisa del lattante. Un dramma che si consuma anche in mancanza di palesi e diagnosticate problematiche fisiche del neonato. 

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