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Il settore vaping italiano incassa una nuova, ingiusta misura.
Noi che, in Europa, già eravamo gli unici (o quasi) a pagare un’imposta sulle sigarette elettroniche e, per di più, l’iva su di essa – di fatto una ridicola e paradossale tassa sulla tassa;
Noi che eravamo già schiacciati da mille adempimenti e dal rispetto di mille parametri.
Ebbene, non contento di tutto ciò, il Governo ci fa questo ulteriore dono di Natale”.

Così Arcangelo Bove, imprenditore leader nel settore svapo e Presidente dell’associazione Unas.
“L’emendamento approvato dalla Commissione Bilancio della Camera dei Deputati, tuttavia – insiste Bove – introduce anche la misura delle fascette anti-contrabbando.
Una soluzione che potenzialmente si potrà rivelare utile per arginare l’illecito, circostanza che non potrà far altro che rallegrare gli imprenditori che operano onestamente, nel pieno rispetto della legalità e versando le dovute somme, fino all’ultimo euro, allo Stato.
Con la cosiddetta fascetta, infatti, si dovrebbe, potenzialmente, azzerare il mercato parallelo del contrabbando che lede allo Stato, agli esercenti onesti, al Fisco, alla salute pubblica.

“SI INASPRISCANO I CONTROLLI”

Chiediamo allo Stato – prosegue Arcangelo Bove – che ci stanga ulteriormente, di adoperarsi per il rispetto delle regole, di inasprire i controlli.
Se così non sarà, complice l’aumento della tassazione, non faremo altro che incentivare il mercato nero.
Chiediamo che si ponga fine a questo atteggiamento di menefreghismo.
Sì oscurino i siti pirata, si dia applicazione alle norme e non le si tenga confinate nella teoria.
Questo nuovo aumento fiscale, che giunge nel pieno di un momento di pandemia, rende colma la misura.
Adesso – la conclusione del vertice Unas – chiediamo tutela nel rispetto delle normative vigenti“

La negazione di principio della riduzione del rischio che è un concetto ampiamente presente in medicina in più ambiti specialistici, ha conseguenze gravi per chi fuma. Alla fine sarà più semplice continuare a fumare tabacco combusto ed a morire.
Mi dissocio totalmente da queste posizioni che partendo da un assiomatico ed integralista  negazionismo producono un danno irreparabile in 12 milioni di persone. Credo che dietro ci siano non tanto questioni di scienza quanto faccende di altra natura che poco hanno a vedere con la tutela della salute.
In questo caso la colpa non è tutta dei politici.

Così il dottore Fabio Beatrice in una "flash", all'indomani del nulla osta della Commissione Bilancio della Camera al plus fiscale sul settore sigarette elettroniche 

L’emendamento che opera un rincaro fiscale sul settore sigarette elettroniche e tabacco riscaldato prende forma nella nottata trascorsa nelle sedi della quinta Commissione Bilancio della Camera dei Deputati. Erano da poco scoccate le ore 2:30 della mattinata allorquando l'emendamento trova l'ok sebbene con il voto positivo della sola maggioranza. Dicono no, invece, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia con i loro rappresentanti che, però, rappresentano l'insufficiente numero di 19 rappresentanti su un complessivo quorum di 47.
Numeri predominanti quelli di Movimento Cinque Stelle, Partito Democratico, Italia Viva e Leu – forti, rispettivamente, di 15, 7, 2 ed 1 componente – oltre delle tre quote del Gruppo misto (ovvero i deputati Fioramontii Tabacci e Zennaro).
Nessuna nuova, purtroppo.
I liquidi per e-cig transitano, come già più volte dettagliato, dai 5% e 10% di ora – rispettivamente per quelli senza nicotina e con nicotina – al 10 ed al 15; con decorrenza Gennaio 2022, quindi, al 15 ed al 20 e, dal 1 Gennaio 2023, al 20 ed al 25.
Si confermano le gole profonde anche con riguardo al discorso del tabacco riscaldato il cui peso fiscale passa al 30%, rispetto a quello sulle sigarette classiche, nel 2021, con un incremento annuale di 5 punti fino al 2023.

Il nodo risiede nel fatto che le conclusioni della Commissione Bilancio rappresenta, in sostanza, una sorta di sentenza senza appello: il voto alla Camera ed al Senato, infatti, che avrà il via nella giornata di domani, Lunedì, non potrà mutare il contenuto delle decisioni già intraprese dal momento che il voto medesimo sarà accompagnato dalla fiducia.

IL BLITZ DI VENERDÌ
Amaro in bocca, quindi, per gli operatori del settore giacchè sembrava come, anche il 2020, dovesse assistere ad un rischio scongiurato rispetto allo spauracchio legge di Bilancio.
Ogni fine anno ha assistito, puntuale, ad indiscrezioni ed ipotesi su “strette” in tema di vaping, molto spesso al fine di recuperare risorse per finanziare ulteriori branche e servizi.
Nel mese di Novembre erano già venuti, infatti, primi “rumours” in tal senso che, però, erano subito rientrati. Ed ancora nella serata di Giovedì, fonti parlamentari avevano confermato come all’attenzione della Commissione Bilancio non fosse ancora giunto emendamento alcuno e, soprattutto, come la sensazione generale fosse che il Governo potesse mirare, al limite, solo ad un plus sul “riscaldato”.
Il blitz, però, ha preso forma tra la prima mattinata di Venerdì ed il pomeriggio della stessa giornata allorquando, in sede di Consiglio dei Ministri, ha preso forma la stangatina sulle sigarette elettroniche.
E lo stesso numero uno della Lega, a riprova di come l’operazione fosse stata portata in stile Kgb, ha dato la sensazione di essere preso in contropiede dalle mosse governative commentando le medesime solo nella tarda mattinata di Sabato.
Un vero e proprio blitz. Un giorno capiremo quale sia stata la “forza” che è entrata prepotentemente in campo scompaginando gli equilibri

“Parlare di rincari fiscali in questo momento di crisi è cosa poco opportuna. Farlo con riguardo al settore della sigaretta elettronica è addirittura folle”.
Arcangelo Bove, imprenditore padre del marchio “Svapoweb” e Presidente Unas, interviene in merito alla ipotesi di rincari fiscali che andrebbero a toccare il settore delle sigarette elettroniche.
Argomento che, in queste ore, è al vaglio della Commissione Bilancio della Camera dei Deputati.
Un plus che, con riferimento a liquidi con nicotina e senza nicotina, passerebbe dagli attuali 10 e 5 percentuale a – rispettivamente – 15 e 10 con decorrenza 1 Gennaio 2021; con un incremento annuale di ulterio 5 punti fino al 2023.
“All'improvviso, nella serata di ieri – spiega ancora Bove - si è appreso di come il Governo avesse lavorato ad un emendamento finalizzato ad aggravare la fiscalità di settore.
Usciamo dall'anno più terribile, dal dopoguerra ad oggi, per la nostra economia.
Si parla di far ripartire i consumi, di incentivi, di anno bianco.
E, poi, una parte del Governo punta a prevedere rincari in capo ad un settore già schiacciato da adempimenti e burocrazia.
Rincari che non farebbero altro che porre a serio rischio chiusura attività che hanno una conduzione a regime di famiglia, riconducibili alla piccola e media impresa. Siamo al cospetto di provvedimenti scellerati che getterebbero una miriade di attività nella crisi più profonda costringendole alla chiusura.
Sono azioni scellerate, illogiche.
E le considereremo tali anche se si fosse trattato di altre tipologie di attività.

Si tratta di disegni che indicano come chi proponga tali soluzioni sia lontano anni miglia dalle difficoltà del reale, dalla vita del quotidiano.
Soprattutto, chi ipotizza tali strette fiscali non ha alcuna nozione del settore vaping che, piuttosto, andrebbe incentivato quale strumento di smoking cessation.
Restiamo allibiti al cospetto di un blitz maturato in gran segreto e costruito nell'arco di poche ore.
Soprattutto, rifiutiamo che grandi giochi di potere debbano ricadere su piccole realtà che sono il principale tessuto della nostra realtà economica.
A chi ci rappresenta nelle Istituzioni – chiude Bove - chiediamo di perseguire il bene dei cittadini e delle imprese nostrane. E non di assecondare più o meno occulte strategie”

Riccardo Polosa, fondatore del Coehar e principale teorico italiano in tema di riduzione del danno; Giovanni Li Volti e Renee O’Leary, rispettivamente Direttore dello stesso Coehar (nonchè Project Coordinator di “Replica”) e Project Leader del sodalizio catanese ed esperta di Systematic Review.
Quindi Massimo Caruso, docente dell’Università di Catania e Project Coordinator di “Replica” e, per concludere, Pasquale Caponnetto, anch’egli docente presso la UniCatania e Coordinatore del Centro Prevenzione e Cura al Tabagismo del Policlinico “Vittorio Emanuele di Catania”.

Sono questi i relatori che, coordinati da Chitra Subramaniam Duella, Project Leader di Catania Conversation (oltre 30 anni di esperienza nel settore dei media, Public Policy e Public Health), animeranno “Vaping and Covid: Quali sono gli insegnamenti scientifici per la salute pubblica e lo svapo utili per il 2021? Cosa possiamo fare di meglio per i pazienti?”.
Evento, quest'ultimo, che, promosso dal Coehar, si svilupperà nel pomeriggio di oggi in modalità da remoto. 
Il momento si incastona nel contesto del più ampio programma di “Catania conversation”, piattaforma online che, come evidenziano dalle sedi organizzative, mira a creare un tavolo condiviso ed in costante aggiornamento al fine di crearsi un interscambio di informazioni tra esperti di riduzione del danno.

La scaletta del pomeriggio prevede discussione su il “rapporto” tra il fumo ed una eventuale infezione da Covid ma anche i benefici del vaping a pro di coloro i quali sono affetti da Broncopneumatia cronica ostruttiva.

“Scopo del meeting – ricordano dall'organizzazione – è quello di aprire un dibattito informativo tra i ricercatori, i pazienti e le associazioni di settore sull’efficacia degli strumenti a rischio ridotto nella lotta al tabagismo. L’idea – è ancora ricordato – è quella di trasportare le conoscenze scientifiche apprese durante il lockdown, in un dibattito con chi, in primis, può beneficiare di tali alternative”.

Nelle donne che sono fumatrici - e, ovviamente, non vaccinate contro il Papilloma virus - la sigaretta rappresenta uno dei principali fattori predisponenti verso lo sviluppo di una lesione pretumorale.
Un elemento di rischio significativo, in particolare, è quello determinato - da una eventuale infezione da Papilloma - per quel che riguarda le patologie cancerose a carico della cervice uterina.
Le sigarette, alla luce di ciò, andrebbero ben presto ridotte/eliminate, a maggior ragione se il vizio riguarda una donna in gravidanza.
A sottolineare il dato è la dottoressa Elisa Caruso, Specialista in Ostetricia e Ginecologia.
“Raggiunta” dalla Lega italiana antifumo, la professionista ha rimarcato quanto sia sconsigliabile per una donna fumare, dal momento che tale pratica potrebbe interferire sia con i meccanismi del concepimento, sia con il regolare evolversi di una eventuale gravidanza.
Le “bionde”, infatti, causando una ridotta ossigenazione dei tessuti, possono – sottolinea la dottoressa Caruso – determinare un più precoce invecchiamento delle ovaie con la nicotina ed il benzopirene, altresì, capaci potenzialmente di compromettere la maturazione dell’ovocita.
Tutto questo con annesso “deficit qualitativo dei follicoli ovarici prodotti nonchè un più rapido esaurimento della riserva ovarica”  e compromissione delle tube di Falloppio.
Alla luce di tutto quanto sopra, quindi, “il tabagismo – come precisa la ginecologa catanese – ritarda in media di due mesi il tempo del concepimento”  oltre a poter predisporre a ridotto peso alla nascita, deficit nell’apprendimento e comportamentale del neonato nonchè sindrome della morte improvvisa del lattante.

Proprio tale ultimo aspetto risulta essere, nella sua drammaticità, di centrale rilievo.
La pratica tabagista in gravidanza sarebbe – come da correnti evidenze – il principale fattore scatenante la Sudden Infant Death Syndrome o Sids.
Una evoluzione che non trova ancora alcuna una precisa genesi presso la letteratura scientifica e che, appunto, si conclama, senza segni premonitori, con il decesso di un bimbo, solitamente nel primo anno di vita, apparentemente sano.
Un evento che resta senza motivazione anche dopo essersi effettuati esami post-mortem.
Un ultimo rilievo, quindi, viene dalla Caruso rispetto al binomio pillola anticoncezionale-sigaretta precisandosi come “il pericolo di trombosi”  sia alto soprattutto nelle donne oltre i 35 anni.
Per quest’ultime, quindi, si deve fortemente sconsigliarne l’assunzione.
Nessun riferimento, per il resto, allo svapo, da parte della professionista. 

Tuttavia, risulta evidente come, al cospetto di una donna fumatrice che miri al concepimento o che, a maggior ragione, stia vivendo i nove mesi, la sigaretta elettronica possa essere proposta nel momento in cui non vi sia la capacità di "smettere" in autonomia ovvero senza supporti "esterni".

Nuovo riconoscimento per il Coehar, Centro di ricerca riferimento in tema di riduzione del danno.
La realtà facente capo alla Università di Catania, infatti, è stata selezionata per partecipare alla edizione numero uno del meeting promosso dalla Srnt – “Society for Research on Nicotine & Tobacco” – in tema di nicotina e tabacco.
“Srnt” che, come risaputo, è associazione che mira a fare rete tra quanti muovono nell’ambito della ricerca su tabacco e nicotina con l'obiettivo di promuovere cooperazione e divulgazione rispetto alle varie esperienze.
Alla platea internazionale, il Coehar presenterà due studi condotti dal proprio team. Ovvero “Role of smoke on ACE-2 membrane protein expression in bronchial epithelial cells” e “Medium-Long time storage condition of cambridge filter pads CFPS for nicotine dosimetry”.
Il primo approfondimento, come rendono noto dal Centro d’eccellenza facente capo allo scienziato Riccardo Polosa, “ha valutato gli effetti del fumo e della nicotina sul recettore Ace2, responsabile dell’ingresso del virus Covid nel nostro organismo”.
Ciò essendosi constatato il ridotto numero di fumatori ospedalizzati causa Coronavirus, circostanza che ha spinto ad indagare su “possibili interazioni tra la nicotina e la molecola , qualAce2”. Ritenendosi, quale ipotesi prioritaria, “quella che la nicotina possa essere utilizzata per regolare l’espressione virale del Coronavirus”.

POLOSA “GRANDE TRAGUARDO”

Il secondo approfondimento, che pure sarà relazionato in occasione del meeting, poi, “rappresenta – sottolineano ancora dal Coehar – il primo step verso una standardizzazione maggiore delle metodologie di ricerca sulle sigarette elettroniche” essendosi valutate “nuove linee guida e nuovi parametri per regolare il dosaggio di nicotina nei liquidi per il vaping”.

"Standardizzare le metodiche significa imprimere un’ulteriore spinta al settore delle nuove tecnologie applicate alla riduzione del danno, consentendosi di sviluppare strumenti il più vicino possibili alle sigarette convenzionali e fornendo più supporto a chi vuole smettere”.
“Un altro grande traguardo per il Coehar – sottolinea, invece, Giovanni Li Volti, direttore del Centro – le evidenze scientifiche sembrano indicarci la possibilità di un uso farmaceutico della nicotina nel trattamento dell’infezione da Covid”.
“Come dimostrato da entrambe le ricerche selezionate – ha aggiunto, poi, il professore Polosa – solo attraverso la standardizzazione delle metodologie possiamo confrontare i risultati delle ricerche degli ultimi ani riguardanti le sigarette elettroniche. Una strada che è sinonimo di una ricerca continua, tesa all’innovazione: asse portante di tutta l’attività di ricerca del Coehar”.
Eccellenze italiane per un ulteriore impulso allo sviluppo del settore vaping

“Vi è uno stato di cose alquanto inverosimile che ci viene segnalato da svariate aziende e da diversi operatori del settore dello svapo.
Pochi giorni or sono, infatti, più di uno di essi ha visto recapitarsi un messaggio da “PayPal” con il quale si faceva comunicazione, <<a seguito di una revisione approfondita del conto>>, della chiusura del conto medesimo”.
Così esordisce comunicato di Unas Web – Unione nazionale Affiliati Svapoweb – realtà associativa guidata dall’imprenditore Arcangelo Bove, con riguardo al particolare disagio determinato dal colosso americano che eroga servizi di transazioni economiche digitali e di trasferimento di moneta per il tramite del canale web.

“E’ un inconveniente importante quello che si sta avendo – annota ancora Bove – Il motivo che viene recato per motivare siffatta chiusura è quello della necessità di <<proteggersi da potenziali perdite finanziarie>>.
Ma, purtroppo, non è tutto.
Ancora, si fa riferimento, nel messaggio ricevuto, ad <<attività che non sono in linea con le condizioni d’uso>>.

BOVE “GRAVISSIMO DOVER ASPETTARE 180 GIORNI PER RIOTTENERE DISPONIBILITA’ SALDO”

La questione davvero più preoccupante – sottolinea Bove – vive nel fatto che, oltre a non potersi più spedire e ricevere denaro, si dovranno attendere 180 giorni, vale a dirsi metà anno, per entrare nella disponibilità dell’eventuale saldo.
Per riottenere il proprio denaro, per ricevere elementi su come riacquisirne la gestione, avete compreso bene, bisognerà pazientare per ben sei mesi.
E si può facilmente intuire come tale situazione possa passare inosservata – o quasi – per attività robuste che dispongano di ulteriori e diversi risorse.
Ma, nel caso di una piccola realtà che aveva appoggiato denaro solo o principalmente su un conto PayPal, tutto questo equivarrà a stroncarne l’attività.
Perchè, intanto, il mondo delle obbligazioni continua a correre non fermandosi certo ad attendere i tempi di PayPal.
Gradiremmo, come Unas – si avvia a chiudere l'imprenditore sannita – capire le motivazioni di siffatti provvedimenti che non sono stati neppure preannunciati e, altresì, se tali iniziative riguardino, in Italia, quanto meno in questo preciso momento, anche realtà produttive che siano differenti da quelle dello svapo

 

Il vapore prodotto dalle sigarette elettroniche può amplificare il rischio di trasmissione del Coronavirus?
Vale a dire, le particelle emesse all’atto dello svapo – ovviamente da parte di un Covid+ – possono essere fonte di “pericolo”, in termini di contagio, per quanti si trovino nelle vicinanze?
La risposta è si sebbene in una misura decisamente irrisoria e quantificabile nella misura dell’uno percentuale.
Ad approdare a tale conclusione studio congiunto condotto dal Coehar, Centro di Ricerca per la Riduzione del Danno da Fumo dell’Università degli Studi di Catania, e dall’Istituto di Scienze Nucleari di Città del Messico e la Myriad Pharmaceuticals di Auckland.
Un interrogativo che, in effetti, in tanti si sono posti, relativamente alla sigaretta elettronica ed alla sigaretta classica.
Guardando con timore le nubi da vapore e quelle da tabacco classico come potenziali vettori “virali”.
“La ricerca – spiegano dal Centro catanese guidato da Riccardo Polosa – ha evidenziato che, in considerazione della brevità dell’atto della svapata, del tempo di esposizione e dei dati statistici su carica virale e tassi di infezione, svapare comporterebbe un aumento di solo l’1% del rischio connesso alla trasmissione del coronavirus rispetto alla normale attività respiratoria a riposo”.
Laddove, giusto per porre in essere un termine di paragone, si può fare riferimento al fatto che trenta colpi di tosse, nell’arco temporale, di un’ora determinerebbero un aumento del rischio pari a circa il 260%.

POLOSA “COMUNQUE IMPORTANTE ATTENERSI A REGOLE DI PRUDENZA”
L’approfondimento ha preso in esame la tipologia di inalazione maggiormente diffusa (la praticherebbe fino al 90% dei vapers), ovvero quella data dallo svapo di guancia, per effetto del quale il vapore viene trattenuto in bocca prima di essere introdotto nei polmoni.
Nonchè guardandosi, quali ulteriori parametri di riferimento, il numero degli sbuffi prodotti, le dimensioni delle goccioline emesse, la temporalità limitata dell’azione e i dati sulla carica virale del Covid-19, il contesto tipico di una abitazione (o di un ristorante) dotati di normale ventilazione.
Stante, quindi, queste situazioni medie, base si è concluso come lo svapare possa comportare un aumento, come detto, di solo l’1% del rischio
“Studiare e comprendere quali sia il ruolo delle diverse attività respiratorie nella trasmissione del virus, è di fondamentale importanza per migliorare le strategie dirette al contrasto della diffusione dell’infezione e per informare correttamente la popolazione – ha sottolineato Polosa – La nostra analisi dimostra che svapare in pubblico non comporta alcun rischio aggiuntivo rispetto a qualsiasi altra attività sociale, come mangiare insieme o incontrarsi per conversare. Rimane comunque buona regola rispettare le norme di distanziamento, sopratutto in contesti di socialità. Quindi si allo svapo – ha concluso l’accademico – ma rispettando sempre il distanziamento sociale e gli altri”.

L’impegno di un rappresentante delle Istituzioni è quello di ascoltare le varie sfaccettature del sociale: cittadini, associazioni, imprenditori.
In quest’ottica ho visitato, ieri mattina, l’azienda Svapoweb, realtà che è fonte occupazione per tanti giovani delle nostre realtà”
Pasquale Maglione, deputato del Movimento Cinque Stelle, interviene ai nostri taccuini per commentare la visita alla casa madre di “Svapoweb”, azienda fondata dall’imprenditore sannita Arcangelo Bove.
Sannita come Maglione, del resto, che è della vicina Airola e che, nelle vesti di esponente del Parlamento italiano – tra un impegno e l’altro – si muove costantemente lungo un itinerario finalizzato alla ulteriore conoscenza delle varie sfaccettature della realtà locale.
A ricevere Maglione nei padiglioni della Statale Appia, accompagnandolo tra l’area amministrativa e quella di confezionamento/smistamento, sono stati il Ceo Arcangelo Bove ed i tutor responsabili del progetto franchising – rispettivamente Antonio Esposito e Salvatore Caroleo.
La visita è stata utile anche ad approfondire le tematiche che sono di maggiore attualità ed urgenza nel settore.
Bove, in particolare, ha sottolineato la stringente necessità di garantire legalità e sicurezza in un ambito, quello dello svapo, che presenta ancora troppe condotte non conformi alla regola.

IL PARLAMENTARE “TRACCIABILITA’ IMPORTANTE PER FISCO E SALUTE PUBBLICA”
“Da Bove – evidenzia il giovane onorevole – ho raccolto l’istanza di garantire che i prodotti del vaping siano accompagnati da accorgimenti e soluzioni che ne garantiscano la tracciabilità. In questo senso le “fascette” potrebbero rappresentare una soluzione ideale perchè consentirebbero immediatamente di identificare i prodotti leciti da quelli del mercato “nero”. E ho condiviso, ovviamente, con riferimento a questo come ad altri settori, quanto possa essere dannoso per il Fisco la insistenza sul mercato di percorsi paralleli ed illeciti. Che recano danno allo Stato ma anche a quegli imprenditori che si muovono secondo massima legalità e nel rispetto dei parametri della burocrazia e della contribuzione.
Ma, come mi ha spiegato Bove, il contrabbando nel settore del vaping rappresenta un potenziale, pericoloso rischio anche e soprattutto, direi, per quel che concerne l’aspetto della salute pubblica. Non è ammissibile che nelle case degli italiani continuino ad arrivare liquidi non controllati, non sottoposti a verifiche, che non seguono – come quelli disponibili negli scaffali delle rivendite ufficiali – gli appositi iter.

Ho ascoltato le osservazioni dell’imprenditore – ha proseguito e concluso l’esponente pentastellato – e chiaramente approfondirò per gli interventi normativi del caso”.
Medesime riflessioni, ancora, sono state intavolate anche rispetto alla necessità di fare chiarezza sulla questione della pubblicità dei prodotti attinenti l’ambito della sigaretta elettronica.
Da Svapoweb, in ultimo, sono giunte parole di riconoscenza all’indirizzo del parlamentare grillino “che costantemente si spende nel curare il rapporto con il territorio e nella tutela delle varie istanze che da esso emergono”.