34° puntata del 29-12-2018: Il Burley, analisi e degustazione.

Buon Sabato cari vapers, oggi riprenderemo da dove eravamo rimasti, ovvero dal nostro amato Burley, sperando che il vostro Natale sia stato meravigliosamente piacevole.

Come ho precedentemente detto il Burley fa parte della famiglia degli Air Cured, ovvero curati ad aria, come il Virginia, con il quale condivide molte caratteristiche, anche se il contenuto zuccherino naturale è assai inferiore.

Come il “cugino dorato” è infatti spesso utilizzato nei blend e nelle mixture come base di partenza proprio per queste analogie, ma al contempo racchiude in sé delle peculiarità interessanti che lo fanno apprezzare anche in purezza.

Il bouquet aromatico è poco complesso, ma riconoscibile anche in un blind tasting per quanto sia profumato. Immaginate di aprire un pacco di tabacco da pipa, la prima sensazione che si ha è proprio quella. Sentori di paglia umida, un erbaceo dolciastro, e prolungando l’odoramento, si possono percepire nelle note di cuore sentori fruttati, anche se quest’ultimi molto in secondo piano, in quanto non parliamo di un tabacco fermentato. Nel contempo, una piccola, ma percepibile nota legnosa, si palesa tra le righe. Non è presente però nelle note di fondo alcuna nota speziata.

Ho aromatizzato in una base 50 vg 40 pg 10 h2o al 7%, uno starter point perfetto, ma nessuno vi vieta di osare di più se voleste ottenere una diluizione da meditazione.

È inutile dire di quanto l’analisi olfattiva del Burley de’ La Tabaccheria sia praticamente identico a quello che faremmo se avessimo una busta di Burley trinciato nelle nostre mani, ottenendo in tutto e per tutto le stesse risposte sensoriali.

Per il test di svapo ho utilizzato un tank buildato con una micro-coil formata da 6 spire di Kanthal A1 28 gauge su punta da 2mm, ottenendo così una resistenza che rasenta l’ohm, da spingere a 14w.

Allo svapo il Burley si presenta franco all’analisi olfattiva, la stessa presenza paglierina umida e carnosa, sorretta da spunti erbacei e verdi.

Una velata nota legnosa permane, anche se è mutevole e va più a rafforzare la nota di paglia, piuttosto che evolvere andando a creare una vera e proprio legnosità. La sensazione di frutta a pasta bianca permane, anche se ancora meno intensa di quella percepita al naso. In fondo alla svapata si percepisce anche una piacevole mineralità. Diversamente dal suo cugino Virginia, l’ago della bilancia per questo tabacco punta più sul minerale piuttosto che sull’amabile.

Una base perfetta per le nostre mixture, estremamente equilibrata, morbida.

Spesso, quando voglio creare un blend dove voglio che l’amarognolo di un Basma o di un Izmir siano meno bilanciati, utilizzo proprio il Burley, il mio consiglio è quello di provarlo per riprodurre una Balkan o una English alternativa.

Inoltre ritengo che sia un’ottimo starter per chi vuole smettere con il fumo analogico. Il profumo e il gusto di questo tabacco può sicuramente aiutarvi a dimenticare le bionde per sempre e avvicinarvi al vero sapore del tabacco.

Di Alessio Cona 

prossimo appuntamento 5 Gennaio 2019